Colpo contro il clan Crea, confiscati 6 milioni di beni

 

Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia nei confronti degli esponenti della cosca operante a Gioia Tauro. Tra i destinatari lo storico boss Teodoro. Gli indagati erano riusciti ad accumulare un ingente capitale reinvestendo nell’acquisto di beni e società intestandoli a terzi

 

Martedì, 21 Novembre 2017

 

REGGIO CALABRIA Ammonta a circa 6 milioni di euro il patrimonio confiscato dalla Polizia di Stato ad esponenti della cosca Crea, operante nella piana di Gioia Tauro. Gli agenti hanno eseguito un provvedimento di confisca beni emesso dal locale Tribunale – Sezione misure di prevenzione, su proposta del Questore di Reggio Calabria, sulla base di indagini svolte dalla locale Divisione anticrimine. Il sequestro è il coronamento delle indagini, condotte dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e coordinate dalla Dda reggina sfociata nell’operazione “Deus” del 4 giugno 2014, quando furono arrestate 16 persone, per associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffe alla Ue. Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, oltre a Teodoro Crea, capo storico della famiglia, e buona parte del suo nucleo familiare, risultavano anche altri esponenti di spicco della ‘ndrina, come Antonio Crea detto “u Malandrinu” e Domenico Crea, 63 anni, detto “Scarpa Lucida”, legati da vincoli di parentela con il capo della consorteria criminale, e tre ex amministratori pubblici del Comune di Rizziconi. L’operazione aveva evidenziato l’assoluta egemonia della cosca sia nell’esercizio delle tradizionali attività criminali che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del consiglio comunale di Rizziconi.

Giuseppe Crea, 39 anni, nonostante fosse latitante dal 2006, avrebbe attestato falsamente, come emerso dalle indagini, di essere un imprenditore agricolo, procurandosi così un ingiusto profitto, consistito nell’indebita erogazione da parte dell’Agea, l’ente erogatore dei contributi in agricoltura, dei contributi comunitari relativi al Piano di sviluppo rurale per oltre 180mila euro. Lo stesso reato è stato contestato al padre, Teodoro Crea, alla madre Clementina Burzì e alla sorella Marinella, per contributi pari a quasi 50 mila euro. Il provvedimento di sequestro ha interessato svariati beni riconducibili a Teodoro Crea, 78 anni, boss indiscusso dell’omonima cosca – in atto sottoposto al regime del 41 bis – alla moglie, Clementina Burzì, alla figlia Marinella e al marito, Francesco Barone. Le indagini patrimoniali avrebbero dimostrato che gli indagati in virtù della loro appartenenza al clan mafioso, erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle attività illecite e avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, reinvestiti nell’acquisto di terreni, società e beni immobili, intestati, al fine di eludere la normativa antimafia, ai propri familiari o a terzi. Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di prevenzione, accogliendo le risultanze investigative, ha disposto il sequestro di fabbricati, tra cui una villa di pregio stalle; 18 terreni; un’impresa agricola; titoli Agea emessi a favore di Marinella Crea.

 

Fonte:http://www.corrieredellacalabria.it/

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