Clochard ucciso a Napoli, l’ipotesi choc: “battesimo del fuoco” per un killer

Il Mattino

Clochard ucciso a Napoli, l’ipotesi choc: “battesimo del fuoco” per un killer

Domenica 4 Settembre 2022 di Leandro Del Gaudio

In tanti hanno visto, ma nessuno parla. Silenzio omertoso, di chi non si vuole immischiare, di chi non ha intenzione di impicciarsi perché – da queste parti, si sa -, chi si impiccia resta impicciato. In tanti hanno visto la canna della pistola piazzata a pochi metri dalla tempia, poi la lingua di fuoco, un uomo che muore sul colpo, ma anche il passo lento dell’assassino che lascia la scena del delitto. Un assassino che ha una certezza: «In tanti mi hanno visto, ma nessuno parlerà, perché da queste parti nessuno è disposto a denunciare un uomo con la pistola e, in fondo, quello che ho lasciato morto a terra non era uno importante…». Ed è da qui che partono le indagini, a proposito dell’ultimo omicidio consumato a Napoli, un delitto camuffato da incidente, un agguato che nessuno ha notato.

È il 31 luglio scorso, quando viene ucciso Davide Fogler, napoletano classe 1966. È stato colpito a morte in via Ilioneo a Bagnoli, in un pomeriggio afoso, di quelli che ti costringono a stare in strada o fuori al balcone. Chi è Davide Fogler? Un senza diritti, per qualcuno; un’anima in pena per altri; un parcheggiatore abusivo o uno che passa la giornata su una sedia, all’esterno del basso-tugurio (immediatamente aperto sulla strada) in cui abita, magari dando noia ai passanti, alzando la voce senza alcun motivo. Viene trovato morto, riverso a terra all’interno del locale che dà sulla strada, qualche ora dopo il raid. Ma c’è subito un intoppo: all’inizio, si ipotizza una sorta di incidente, avvenuto per motivi poco chiari, comunque in uno scenario ritenuto ordinario, come una caduta accidentale. E invece dopo un esame più approfondito si scopre che la realtà è ben altra. Si scopre che Davide Fogler è stato vittima di un omicidio. Vittima di un’esecuzione, per altro – secondo quanto sta emergendo – alla luce del sole o quasi.

Inchiesta condotta dai pm Valentino Battiloro e Cristina Curatoli, al lavoro gli uomini della squadra mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini, da giorni si scava nella vita del 56enne, provando a trovare un movente valido: aveva un carattere impulsivo, a volte fastidioso, anche se non vengono segnalati litigi precedenti al suo decesso. Poi è stata battuta anche un’altra pista: quella del racket dei parcheggiatori abusivi (in una città dove la camorra ha imparato a mettere a frutto ogni angolo di marciapiede), anche se sembra che Fogler svolgesse questo tipo di impegno in maniera sporadica, senza particolare continuità. Piste che non trovano un movente certo, al punto tale da spingere gli inquirenti a battere un’ipotesi choc, decisamente allarmante: non si esclude infatti che l’uomo possa essere stato ucciso al termine di una sorta di test della pistola. Una prova, un cimento, da parte di qualcuno desideroso di fare esperienza con un’arma in pugno, di sondare gli effetti “dal vivo” della propria pistola. Come in una scena pulp di Gomorra.

E non è tutto. Non si esclude che l’agguato di Bagnoli sia stato motivato da una sorta di rappresaglia contro i clochard, i senza fissa dimora, quelli senza arte né parte. Ipotesi quest’ultima che prende forza anche alla luce di altri episodi di violenza gratuita esercitata nei confronti di clochard (anche se oggettivamente meno gravi del caso di Bagnoli), in uno scenario tutto da mettere a fuoco. Inchiesta in corso, si punta a capire chi ha ucciso Fogler e per quale motivo. È stato un test? O un battesimo del fuoco? Un atto di violenza fine a se stesso contro un diseredato? Domande a parte, c’è un punto fermo in questa storia: c’è chi ha visto la scena dell’esecuzione, ma resta in silenzio. C’è chi ha visto l’assassino ma si sta facendo i fatti suoi, per non rimanere invischiato nella classica storiaccia di mezza estate.

Archivi