Clan e politica di padre in figlio, il dossier del prefetto su Lamezia

Clan e politica di padre in figlio, il dossier del prefetto su Lamezia

La relazione che sollecita lo scioglimento del consiglio comunale: «Nomi scelti nelle famiglie che ruotano attorno ai clan». I casi nelle informative dei carabinieri. Anche le dimissioni a tappeto hanno inguaiato Mascaro. Che dice: «Sono solo affermazioni generiche»

Lunedì, 18 Dicembre 2017

LAMEZIA TERME Una città grande, la terza della Calabria, con quasi 71mila abitanti, che costituisce grazie alla sua felice posizione geografica e alle sue infrastrutture «una delle zone più sviluppate della regione» da un punto di vista commerciale, agricolo, industriale. Ma sulle fortune di Lamezia Terme – emerge dalla relazione del prefetto Luisa Latella, che sintetizza i punti salienti raccolti dalla commissione d’accesso – si manifestano gli appetiti feroci di quattro cosche di mafia considerate «tra le più potenti del sistema ‘ndrangheta», capaci di insinuarsi nel tessuto economico-sociale «ed anche istituzionale» della città, forti di legami intrecciati con consorterie all’interno della regione ma anche fuori. Le cosche Giampà, Cerra-Torcasio-Gualtieri, Iannazzo e Cannizzaro-Daponte-Gagliardi hanno radicato a fondo la propria presenza nel territorio, si sono insinuate nelle amministrazioni. Tre scioglimenti per mafia (1991, 2002 e 2017) ha collezionato Lamezia Terme e tutti, scrive il prefetto Latella, legati tra loro da un “fil rouge” che appare raffrontando le relazioni propedeutiche agli scioglimenti. Un filo rosso che lega le tre relazioni «ripetendosi in assoluta continuità, i nomi degli attori sempre scelti all’interno delle medesime famiglie che ruotano attorno ai clan dominanti, con una sorta di passaggio da padre in figlio e/o nipote».

Così, esponenti di maggioranza e di minoranza eletti nelle amministrative del 2015 si rivelano, secondo la relazione prefettizia, protagonisti di «consultazioni inquinate all’origine da condotte illecite connesse ad una vera e propria “mercificazione dei voti” che ha riguardato direttamente e indirettamente esponenti di maggioranza e di minoranza ed, in primis, il presidente e il vice presidente del consiglio comunale nonché diversi assessori».

Nessun nome è presente nella relazione del prefetto, così come assenti erano i nomi nella relazione del ministro dell’Interno (che vi abbiamo raccontato qui). Ma è facile ipotizzare nomi e argomenti che sono assurti agli onori della cronaca. Il presidente del consiglio comunale, Francesco De Sarro – il cui padre Luigi deve rispondere in processo dell’accusa di compravendita dei voti per il figlio – si è dimesso dopo l’insediamento della commissione d’accesso, nonostante la vicenda fosse venuta a galla a marzo 2016. Il vicepresidente Giuseppe Paladino è accusato di concorso esterno perché secondo l’accusa mossa dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro avrebbe ottenuto l’appoggio elettorale dai vertici della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri nelle amministrative del 2015. Anche in questo caso, dietro ai voti di un figlio c’è, secondo l’accusa, la mano di un padre. Infatti anche Giovanni Paladino, già direttore sanitario all’ospedale di Lamezia Terme, è accusato, nell’ambito della stessa indagine che coinvolge l’ex vicepresidente, di concorso esterno per avere condotto il figlio in rapporti con la cosca del quartiere Capizzaglie.

QUEL SOTTILE FILO ROSSO DI PADRE IN FIGLIO La relazione del prefetto Latella non entra nel merito del “fil rouge” ma le indagini del Nucleo investigativo che ha “monitorato” le elezioni del 2015, sì. Almeno in parte. In una informativa dei carabinieri, infatti, gli investigatori sottolineano come «Giovanni Paladino rivestiva la carica di consigliere comunale di Lamezia Terme allorquando il civico consesso veniva sciolto per infiltrazioni mafiose». Era il 1991. Nella relazione di scioglimento dell’epoca, firmata da Francesco Cossiga, la permeabilità mafiosa viene attribuita alla presenza di alcuni consiglieri tra i quali Giovanni Governa (considerato vicino ai Giampà), Domenico Giampà (fratello di Pasquale, e fortemente sospettato di essere personaggio di spicco della malavita di Lamezia Terme), e Gino Benincasa (assassinato nel 2008 in un agguato di matrice mafiosa). La Questura di Catanzaro all’epoca segnalò, e l’informativa dei carabinieri lo riporta, che Giovanni Paladino, insieme a Giacinto Amatruda e Giovanni Grandinetti, avrebbero «tratto vantaggio da collegamenti e scambi di preferenze con i consiglieri Benincasa e Governa». E, tornando ai giorni nostri, Giovanni Paladino avrebbe «intrecciato rapporti di contiguità con la criminalità organizzata di Lamezia Terme, in particolare modo con le famiglie “Cerra-Torcasio”».

LE DIMISSIONI “A TAPPETO” Non depongono a favore dell’amministrazione comunale, secondo il prefetto, nemmeno le «dimissioni “a tappeto” con conseguenti surroghe che sono seguite all’insediamento della commissione d’accesso». Queste non solo non modificano ma anzi aggravano il quadro d’insieme perché «costituiscono un ulteriore indizio del sistema utilizzato per nascondere l’infiltrazione ed il condizionamento della criminalità organizzata dietro un apparente perbenismo». Le dimissioni hanno riguardato, tanto per ricapitolare, assessori e dirigenti, ognuno con le proprie motivazioni. Il 30 maggio si dimette l’assessore agli Affari legali e generali, Massimiliano Carnovale, che è anche vicesindaco. «Dopo una lunga e approfondita riflessione personale e il confronto politico con i vertici del partito Alternativa Popolare, e segnatamente con il senatore Antonio Gentile, ho assunto la decisione di rassegnare le dimissioni irrevocabili da assessore del Comune di Lamezia Terme», scrive nella nota di commiato. Un altro pezzo della giunta lascia il 5 giugno. Si tratta dell’assessore alle Attività produttive e Sviluppo economico Angelo Bilotta il quale comunica che si tratta di una decisione presa per ormai incompatibilità con i nuovi incarichi lavorativi ricoperti. E non vuole guardarsi indietro nemmeno l’assessore all’Urbanistica Annamaria Scavelli che il 18 luglio, alla vigilia della presentazione del Piano strutturale comunale in giunta, ha lasciato il suo incarico. La segue, a distanza di un mese, l’assessore alla cultura Graziella Astorino che lascia su indicazione del Cdu, la formazione politica che l’aveva designata, in questo caso è stato più un allontanamento che una defezione. L’ultimo a dimettersi, il 16 ottobre, è stato il vicesindaco Massimiliano Tavella (già vicepresidente della Lamezia Multiservizi) che spiega di lasciare perché «sopraggiunti impegni di carattere personale, non mi consentono di riservare il necessario impegno alle delicate funzioni istituzionali affidatemi». A questo punto, per dovere di cronaca, bisogna ricordare le prime dimissioni, avvenute ad aprile 2016 da parte del vicesindaco Francesco Caglioti e dell’assessore al Bilancio Chiara Puteri. Diversità di vedute nel mandare avanti la macchina amministrativa.

C’è poi da sottolineare che, dopo lo scandalo “Crisalide”, le defezioni non sono arrivate solo dall’organo esecutivo dell’amministrazione comunale. Il 12 luglio si è dimesso dal suo incarico di presidente della Multiservizi, Giuseppe Costanzo, nominato nell’agosto 2015. Prima di lui, il 24 giugno, si era dimesso dalla carica di presidente dell’Ente Fiera, Maurizio Vento, anche lui nominato dalla giunta Mascaro ad agosto 2015. Prima di mollare, Vento specifica che la sua decisione «è assolutamente e nettamente svincolata dalla contingente fase che sta sfiorando la vita politica lametina».

MASCARO: «GENERICHE AFFERMAZIONI» «In data odierna ho ricevuto la notifica del Dpr di scioglimento del consiglio comunale con allegata relazione del Prefetto e proposta del Ministro. Speravo di poter finalmente leggere in maniera compiuta le necessariamente gravi contestazioni che hanno condotto all’adozione della straordinaria misura dello scioglimento di un organo democraticamente eletto; in realtà, vi sono solo generiche affermazioni». È quanto afferma l’ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, in un post pubblicato su Facebook. «Ho quindi immediatamente avanzato con posta certificata – prosegue Mascaro – indirizzata alla Prefettura di Catanzaro, richiesta di copia della relazione della commissione di accesso e del verbale del Cosp richiedendo espressamente l’immediato invio tramite Pec o comunque manifestando la disponibilità a recarmi in Prefettura anche immediatamente per il ritiro. Di certo sin d’ora posso incontestabilmente affermare che non e’ contestata la legittimità di una sola delibera di giunta comunale o di consiglio comunale o di una sola assunzione; non è contestata la legittimità del rilascio di un solo permesso di costruire o di una sola concessione in sanatoria; non è contestata la legittimità del rilascio di una sola licenza commerciale, di una sola autorizzazione suap o della concessione di un solo contributo economico». «Detto ciò, e sempre tenendo conto delle scarne parole utilizzate nella relazione e nella proposta – sostiene ancora Mascaro – si può sin da ora intuire che vi sia: falso ideologico nella rappresentazione del contemporaneo svolgimento di attività professionale quale avvocato da parte del sindaco in processi di criminalità organizzata ove vi era costituzione di parte civile del comune; falso ideologico nel rappresentare l’assunzione di incarico professionale a marzo 2016 da parte del cognato del sindaco di esponenti della criminalità in precedenza difesi dal predetto; mancata conoscenza della normativa di cui al codice degli appalti e segnatamente dell’art. 77 e comunque delle modalità di formazione delle commissioni ed espletamento delle gare con presenza di offerta tecnica; mancata conoscenza della natura delle società cooperative di tipo b; mancato invio, mancata analisi e mancata menzione della memoria inviata in data 06/09/16 e soprattutto mancato esame degli atti posti in essere di contrasto alla criminalità organizzata, di osservanza di regole di buona amministrazione e di risanamento economico e rigore etico. Attendo con fiducia di ricevere dalla Prefettura copia della documentazione richiesta».

Alessia Truzzolillo

a.truzzolillo@corrierecal.it

 

fonte:http://www.corrieredellacalabria.it

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