Clan e massoneria, gli elenchi finiranno in Procura

Clan e massoneria, gli elenchi finiranno in Procura

Clan e massoneria, gli elenchi finiranno in Procura

La commissione parlamentare Antimafia potrebbe trasmettere il lavoro della Guardia di finanza agli uffici giudiziari calabresi e siciliani che indagano sui rapporti tra mafie e logge. Corsa contro il tempo per stilare una relazione sul fenomeno

Sabato, 25 Novembre 2017

CATANZARO Il lavoro della Commissione parlamentare antimafia sull’elenco dei massoni sospettati di avere rapporti con le mafie si muove su due fronti. Distinti ma destinati a creare grosse preoccupazioni negli ambienti che vorrebbero tenere riservati nomi e rapporti imbarazzanti.

UNA RELAZIONE SULLE MASSOMAFIE Il primo fronte racconta di una corsa contro il tempo. La Commissione presieduta da Rosy Bindi ha in programma, a strettissimo giro, una riunione. Dovrebbe arrivare nei primi giorni di dicembre: lo scopo è quello di incardinare, sul tema delle massomafie, un lavoro che possa concludersi prima della fine della legislatura e portare alla stesura di una relazione che illumini i rapporti tra fratellanze massoniche e organizzazioni criminali. Va da sé che la pietra miliare di questo rapporto – oltre alle audizioni di Gran maestri e magistrati – sarebbe rappresentata dalla riservatissima relazione della Guardia di finanza nella quale compare il dato shock dei 200 aderenti alle logge raggiunti da provvedimenti o condanne per reati di mafia, ovvero sottoposti a indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. Un numero che raddoppia abbondantemente se si fa riferimento ai reati contro la pubblica amministrazione.

ELENCHI ALLE PROCURE Non è l’unica notizia preoccupante per chi vorrebbe che il lavoro dei finanzieri restasse, in qualche modo, sotto traccia. Il secondo fronte, infatti, coinvolge direttamente la magistratura perché, da ambienti della Commissione antimafia, si apprende che l’orientamento dell’organismo bicamerale sarebbe quello di trasmettere copia del carteggio con la Finanza e, ovviamente, degli elenchi alle Procure interessate dalle indagini sulla massomafia in Calabria e in Sicilia, proprio per dare un impulso alle inchieste in corso.

Quel rapporto riservatissimo, dunque, finirebbe tra i faldoni raccolti dai magistrati che indagano sui rapporti perversi tra settori deviati delle logge calabresi e i clan di mafia.

IL LAVORO DELLO SCICO L’incarico di requisire gli elenchi era stato conferito dalla Commissione antimafia ai vertici dello Scico della Guardia di Finanza che ha sequestrato le liste degli iscritti, dal 1990 al 2016, alle logge di Calabria e Sicilia delle associazioni massoniche Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia Regolare d’Italia, Serenissima Gran Loggia d’Italia e Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Fu la conclusione di un lungo lavoro nel corso del quale la Commissione ha incontrato la collaborazione di alcuni Gran maestri e chiusure da parte di altri settori della massoneria. Tra questi il Gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi. Bisi oppose un netto rifiuto che ha poi inteso ribadire quando, nell’agosto scorso, la Commissione – utilizzando i poteri dell’autorità giudiziaria – lo ha risentito e ha convocato per formali audizioni anche i Gran maestri delle altre tre maggiori obbedienze massoniche d’Italia. Il “no” è stato giustificato in nome del diritto alla privacy, un’obiezione definita «assolutamente pretestuosa» dall’Antimafia. «Nel corso di missioni in Calabria e Sicilia, di documentazione acquisita e audizioni svolte, sono emersi preoccupanti elementi sul rischio di infiltrazione da parte di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta di settori della massoneria»: con questa motivazione la Commissione autorizzava la Guardia di Finanza all’accesso presso le sedi della massoneria “ufficiale” e al sequestro degli elenchi degli iscritti ma limitandone l’acquisizione alle sole logge calabresi e siciliane. (ppp)

fonte:http://www.corrieredellacalabria.it/

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