CLAN DI SILVIO: CONDANNA DEFINTIVA PER PUGLIESE E RICCARDO

CLAN DI SILVIO: CONDANNA DEFINTIVA PER PUGLIESE E RICCARDO

di Redazione

12 Giugno 202112 Giugno 2021 Giudiziaria/Notizie

Processo Alba Pontina: diventa definitiva la condanna dei due collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo

Sono stati giudicati inammissibili dalla Corte di Cassazione i ricorsi di Pugliese e Riccardo in merito alla condanna rimediata sia in primo grado che in Appello per i fatto contestati a loro nell’inchiesta Alba Pontina. I due pontini sono stati giudicati separatamente rispetto ai loro ex sodali del Clan Di Silvio.

A gennaio 2020, l’udienza “stralcio” che vedeva i due collaboratori di giustizia sul banco degli imputati si svolse a Roma. In quel frangente, il giudice Mara Mattioli, dopo le richieste da parte dei pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro, condannò Renato Pugliese a quattro anni e quattro mesi di reclusione e Agostino Riccardo a cinque anni e quattro mesi. Entrambi, giudicati con il rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena mettendo sul piatto gli elementi raccolti in fase di indagine, ottennero le attenuanti generiche in ragione della loro scelta di collaborare con la giustizia.

Grazie anche alle loro dichiarazioni, gli inquirenti hanno potuto contestare al Clan capeggiato da Armando “Lallà” Di Silvio l’associazione mafiosa dedita a estorsioni, traffico di droga e reati di tipo elettorali sostanziati nell’attacchinaggio dei manifesti e nella compravendita dei voti. Ai raggi X degli investigatori, come noto, finirono le campagne elettorali per le Comunali di Latina e Terracina nel 2016.

Dopo il pronunciamento della Cassazione su Riccardo e Pugliese che ha confermato le pene stabilite dal primo grado e dall’appello, si può iniziare a parlare delle prima sentenza definitiva sul Clan Di Silvio il quale, anche per la giustizia italiana, risulta, quindi, di stampo mafioso.

Già una sentenza di merito, ossia quella formulata dalla Corte di Appello di Roma, ha stabilito che i figli del boss Lallà hanno agito con metodo mafioso. Manca ancora la Cassazione e c’è attesa, più di ogni altra sentenza, per l’esito del processo principale, scaturito sempre dall’inchiesta “Alba Pontina, che vede alla barra Armando “Lallà”, la moglie e altri parenti presso il Tribunale di Latina. Ascoltata la requisitoria dei Pm Spinelli e De Lazzaro lo scorso 25 maggio in cui i due magistrati hanno chiesto 25 anni per il boss Lallà, la prossima udienza a Latina è fissata per il 22 giugno quando la parola passerà alla difesa e alle parti civili. Successivamente, si andrà a sentenza.

Fonte:https://latinatu.it/


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