Civitavecchia: l’assalto alla costa

Porticciolo alla Frasca, Pd all’attacco del sindaco

Sulla questione del porticciolo alla Frasca si registra anche un intervento di Flavio Magliani, Annalisa Tomassini, Marietta Tidei, Stefano Ballotari. Gli esponenti del Pd sottolinea innanzitutto il continuo mutare del numero dei posti barca proposti dal sindaco, che dimostra che non c’è certezza, ma un forte tasso di approssimazione.

“Questo vuole dire che il programmatore pubblico ha le mani libere per potere fare quello che gli pare e piace, in ogni momento e in ogni direzione. Ciò vuole dire che la cosa pubblica può essere pericolosamente esposta alle richieste del maggior offerente”.

Il secondo aspetto riguarda il metodo con cui il sindaco si rapporta con l’Autorità Portuale. “Se è vero che deve rapportarsi con il Comune, perché – chiedono Flavio Magliani, Annalisa Tomassini, Marietta Tidei, Stefano Ballotari – sono state dati in concessione chilometri di banchine del porto, costruite con soldi pubblici, senza che la città, amministrazione comunale compresa, ne venisse investita? E la cosa non è di secondaria importanza – scrivono ancora gli esponenti del Pd – specialmente quando si considerano i personaggi che in queste opere sono coinvolti. Niente da dire dal punto di vista morale: non è il nostro compito e non rappresenta il motivo di questo intervento. Si parla di Marcellino Gavio, un nome che porta diritto diritto alle énclave economiche liguri ed alle loro diramazioni politiche, che vogliono dire Scajola etc. Ma c’è di più: vuole dire anche porticcioli, tutti quelli che partendo da Imperia, Genova e La Spezia si diramano attraverso la Toscana, sino al Lazio. Quei porticcioli che sono serviti da avanguardia per l’avallo ambientale e culturale a speculazioni edilizie che, poi, sarebbero sorte a monte dell’opere portuali. Quelle edificazioni che sarebbero servite a fare “tenere i piedi a mollo” alle borghesie medie e alte dell’alta Italia e che avrebbero contribuito a cementificare migliaia di chilometri di spiaggia. Un metodo, perciò. Un metodo all’interno del quale si inserisce anche l’affare per smaltire i materiali di risulta della darsena grandi masse, la classica fava con cui prendere tanti piccioni. Ecco perché è inquietante tutto ciò che succede. Perché la democrazia presuppone chiarezza e trasparenza. Elementi che non esistono – concludono Magliani, Tomassini, Tidei e Ballotari – perché molti tasselli mancano al mosaico della trasparenza e nel frattempo le draghe continuano a produrre materiali di risulta ed i diportisti a sperare”.

(tratto da www.trcgiornale.it)

Archivi