Civitavecchia: dopo il terzo morto sciopero e chiusura delle stabilimento Enel. E poi si parla di… sicurezza sul lavoro

Gli operai del sito rispondono con otto ore di astensione dal lavoro dopo la morte avvenuta sabato del loro collega Sergio Capitani. Intanto il sindaco decide la chiusura della centrale, dove in pochi anni sono decedute già tre persone. La solidarietà di Rifondazione comunista.

Otto ore di sciopero unitario dei lavoratori della centrale Enel di Torrevaldaliga, a Civitavecchia. E’ stata questa la risposta al gravissimo incidente di sabato scorso che ha provocato la morte di Sergio Capitani, 34 anni, originario di Tarquinia, e il ferimento di
tre suoi colleghi. Una morte annunciata che fa seguito ad altri due episodi simili, uno del 2007 e un altro del 2008, dove altri due lavoratori avevano perso la vita e che ha portato oggi il sindaco della città portuale a decidere, in accordo con i presidenti delle
province di Viterbo e di Roma, la chiusura del sito. Una decisione presa davanti a tutti i lavoratori riuniti in consiglio comunale: «la chiusura della produzione della centrale Enel di Torrevaldaliga – ha detto Giovanni Moscherini – durerà fino a quando non sarà stata fatta chiarezza definitiva su quanto accaduto. Tre morti in tre anni – ha
stigmatizzato il primo cittadino di Civitavecchia – sono decisamente troppi». Intanto i colleghi di Sergio puntano l’indice contro i responsabili dell’azienda: «noi interveniamo sempre dopo aver avuto il via libera dall’Enel. Quello che è successo sabato non doveva
accadere, non possiamo più fidarci di chi ci dà il via libera e ci manda a morire. Chi doveva interrompere la pressione all’interno del tubo dell’ammoniaca non l’ha fatto e, questo, ha ucciso Sergio Capitani e ferito gli altri due colleghi oltre all’assistente
dell’Enel presente». Ancora una volta una morte che si poteva evitare, ma i responsabili della centrale pretendono da chi lavora «rapidità senza saper garantire che a monte vi sia la messa in sicurezza necessaria ad evitare gli incidenti mentre noi, dal canto
nostro, indossiamo sempre rigorosamente le attrezzature di protezione» dicono gli operai che preferiscono mantenere l’anonimato per non correre il rischio di perdere il lavoro. Ora tutti si aspettano giustizia e l’accertamento delle responsabilità aziendali
da parte della magistratura. Rifondazione comunista ha intanto espresso la solidarietà ai dipendenti della centrale: «Il Prc – hanno detto il segretario Paolo Ferrero e la responsabile Area Lavoro e Welfare Roberta Fantozzi -si stringe intorno al dolore della famiglia del giovane 34enne di Tarquinia rimasto ucciso in seguito al tragico
incidente avvenuto lo scorso sabato 3 aprile all’interno della centrale Enel. Sergio Capitani, lavoratore di una ditta esterna, è morto durante i lavori di manutenzione ordinaria dei tubi, dove passa l’ammoniaca utilizzata per abbassare le emissioni del monossido di azoto». Rifondazione punta l’indice contro l’esternalizzazione dei
lavori per portare a termine i lavori di riconversione congiuntamente alla produzione vera e propria. «Con l’arrivo di ditte esterne la sicurezza è ormai diventata un optional. La sequela di morti risulta essere il frutto amaro del processo di privatizzazione e di
liberalizzazione» dicono Ferrero e Fantozzi. E’ evidente che se questa prassi sciagurata non subirà uno stop anche iniziative lodevoli come la chiusura decisa dal sindaco serviranno a poco.
Vittorio Bonanni

(Tratto da Contro la Crisi)

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