Civitavecchia. Centrale Enel a carbone, indagine della Procura

La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha messo i sigilli ad una parte del cantiere della centrale a carbone Enel di Torrevaldaliga Nord ed ha emesso tre avvisi di garanzia. A far partire le indagini alcune foto ed un video, recapitato  in forma anonima all’esponente del Forum ambientalista di Civitavecchia, Simona Ricotti, che mostra chiaramente la presenza di un’area interna al cantiere della centrale Enel, adibita a discarica di materiali di vario genere. Le fotografie, invece,  pubblicate recentemente da un giornale locale online, rivelano cumuli di polveri abbandonate all’aria aperta e  sacchi marchiati da una “R” su sfondo giallo. «Lasciare rifiuti in luoghi non idonei costituisce una grave violazione delle leggi che tutelano l’impatto ambientale», denuncia Simona Ricotti. Aggiungendo poi che «è stato espressamente imposto all’azienda che ogni spostamento, lavorazione o stoccaggio di materiale debba avvenire in ambienti chiusi e senza alcuna dispersione atmosferica». Il video mostra inoltre le immagini di un camion che raccoglie ingenti quantità di materiale e polveri, trasportandole poi via dal cantiere. «È necessario verificare dove siano stati portati questi rifiuti», sottolinea Alessandro Manuedda, consigliere comunale di Civitavecchia. «Dobbiamo assicurarci – continua il consigliere – che non ci siano state infiltrazioni nei terreni in cui questi materiali sono stati accumulati». A preoccupare maggiormente Alessandro Manuedda, consigliere comunale “No coke” , è il fatto che le istituzioni, ed in primo luogo il Comune di Civitavecchia stiano continuando a non prendere posizione formale nei confronti di Enel che da tempo opera nel territorio senza alcun rispetto delle regole. Ne è un esempio il fatto che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), sia scaduta dal dicembre 2008 e che la domanda di rinnovo, richiesta dalla società energetica italiana l’estate scorsa, in seguito alle denunce del movimento No coke, «presenti gravi incongruenze e superficialità che testimoniano come si utilizzi ogni mezzo per aggirare la legge». «Il vero problema – evidenzia il consigliere Alessandro Manuedda – è rappresentato dall’ingente quantità di denaro che Enel versa annualmente nelle casse dell’amministrazione comunale  di Civitavecchia e di tutti i comuni limitrofi investiti dal pesante inquinamento prodotto dalla centrale». Addirittura, secondo un accordo del 14 aprile 2008, le cosiddette “compensazioni” ammontano a quasi 40 milioni di euro, cui si aggiungono 8,8 milioni per ogni anno di esercizio della centrale. E così l’area del cantiere di Torre Valdaliga Nord, teatro dell’ormai tristemente famoso “Museo degli orrori”, è stata posto sotto sequestro dalla Magistratura di Civitavecchia. Ora spetta ai carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico, verificare approfonditamente la situazione. L’indagine, coordinata direttamente dal Procuratore Capo Gianfranco Amendola, ha preso avvio proprio dopo la pubblicazione delle fotografie che ritraevano cumuli di polveri particolarmente sospette e sacchi contenenti residui potenzialmente nocivi, come indicato dalle etichette sopra impresse, all’interno del cantiere di Torre Valdaliga Nord  ( TVN ) a Civitavecchia; immagini confermate e avvalorate poi dal video anonimo diffuso la scorsa settimana dall’ambientalista Simona Ricotti e dal Consigliere comunale dei Verdi Alessandro Manuedda, in cui comparivano distintamente altri cumuli di rifiuti di ogni tipo, nonché movimentazione all’aria aperta di tali rifiuti che venivano caricati su diversi camion per essere trasferiti fuori dal cantiere. E l’indagine della Procura della Repubblica di Civitavecchia sembra correre spedita dal momento che risulterebbero già sul registro degli indagati tre persone: si tratterebbe dei responsabili di cantiere di 2 società che gestiscono l’area posta sotto sequestro all’interno del cantiere Enel della centrale a carbone, e di un ingegnere funzionario dell’Enel. Sulla vicenda gli inquirenti procedono con massimo riserbo. Intanto sono giunti nell’area sequestrata gli incaricati dalla Procura per procedere in particolar modo a prelevare campioni di terreno e verificare in questo modo l’eventuale immissione nel sottosuolo di sostanze tossiche. Comunque è incredibile quanto è possibile vedere dalle immagini del video: mucchi di rifiuti, di qualunque tipo, in un’area interna al cantiere della centrale e movimentazione di merci, polveri e sostanze in gran quantità e in totale assenza di sicurezza ambientale. Il video non è databile, ma le semplici immagini bastano ad accertare una palese violazione di legge: la movimentazione di rifiuti, polveri e sostanze in ambiente aperto all’interno del cantiere, quando sia la Valutazione di Impatto Ambientale che la conferenza dei servizi per l’aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale impongono espressamente all’Enel che ogni operazione di materiale avvenga in ambienti chiusi e senza alcuna dispersione atmosferica. A questo dato di fatto si affianca poi un interrogativo, allarmante e che necessita chiarimenti, laddove nelle immagini si vedono chiaramente dei camion raccogliere ingenti quantità di materiale e polveri e trasportale via dal cantiere. “Dove sono state portate? – si chiede Alessandro Manuedda – Il loro smaltimento è avvenuto a norma di legge o è possibile ipotizzare sostanze e materiale sotterrato in qualche sito del territorio? E chi assicura che non ci sia stata infiltrazione di sostanze nei terreni in cui tutti questi rifiuti sono stati accumulati? Resta il fatto, comunque, che le modalità di movimentazione di rifiuti e polveri come quelle che si vedono nel video non sono assolutamente autorizzate né sono quelle le aree su cui tali operazioni possono avvenire. Le violazioni e le responsabilità sono dunque evidenti, così come è ormai chiaro che l’azienda elettrica pensa di poter fare quello che vuole in questa città“. “L’Enel continua a trattare questo territorio senza alcuna dignità – gli fa eco Simona Ricotti – pensando di poter operare impunemente. Va detto che questo può avvenire anche e soprattutto perché tutte le istituzioni e gli enti competenti sono completamente silenziosi e assenti nei compiti di controllo che dovrebbero esercitare. L’apertura di una indagine da parte della Procura della Repubblica, che ha portato a sequestri ed avvisi di garanzia,è stata possibile soltanto grazie alla denuncia di qualcuno che ha voluto finalmente rompere un muro di omertà“.

(Tratto da ViterboLive)

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