Ciao. Gigi. Tutta l’Associazione, la tua Associazione, ti sta piangendo e continuerà a piangerti

GIGI CI HA LASCIATI

Ha combattuto fino all’ultimo.

Pochi giorni fa siamo andati a trovarlo al Fatebenefratelli e, pur stordito dai farmaci che gli somministravano per non farlo soffrire, ci ha mostrato orgoglioso, con l’aiuto del figlio, l’ultima bozza di “Tarquinia Città”, il mensile che egli pubblicava da anni.

Ci ha chiesto anche dell’attività dell’Associazione.

Ha voluto sapere tutto.

Fino all’ultimo, anziché pensare al male che lo stava divorando, ha mostrato il suo profondo interesse ai problemi drammatici che stanno assillando il Paese e, più in particolare, la nostra Regione.

Ci ha stretto la mano, forte, fortissima, e non ce la voleva lasciare, quasi a dire “ non demordete, continuate con forza a combattere per non farla precipitare nel baratro “.

Nell’ultimo numero di “Tarquinia Città” ha voluto pubblicare un’intervista rilasciata dall’ex Comandante provinciale dei Carabinieri di Viterbo sulla gravità della presenza mafiosa nel viterbese.

Era arrabbiato, arrabbiatissimo per il comportamento dell’attuale Prefetto di Viterbo che non ha voluto spendere una sola parola su tale presenza.

“Attaccatelo duramente perché Prefetti del genere non meritano di stare al loro posto”, ci ha detto.

Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, Gigi.

Te lo promettiamo e non demorderemo.

Perché siamo convinti che la lotta alle mafie, come tu ci hai sempre detto, passa attraverso il risanamento della politica e delle istituzioni.

Le timidezze, le resistenze, le contorsioni, i tatticismi, il negazionismo sono i migliori alleati delle mafie.

E noi non possiamo tollerarlo perché è inutile arrestare, arrestare i mafiosi di mezza tacca, gli esecutori, la mafia rozza e violenta, la parte che conta meno cioè, quando, poi, c’è tutta un’area grigia di professionisti, di funzionari dello Stato, di gente annidata nelle pieghe del Potere, che non fa altro che ammiccare, fare gli occhiolini ai mafiosi, far finta di niente, mostrare di non vedere, capire, sentire.

E’ inutile che magistrati e forze dell’ordine si ammazzino e si facciano ammazzare quando, poi, si alzano le cortine per vanificare tutta la loro opera.

Quando la “ politica”, quasi tutta, a destra come a sinistra, in parte collude con le mafie ed in altra parte resta inerte, ferma, indifferente, come è capitato ancora una volta ieri sera a Formia, mentre ci è giunta la notizia della tua morte, durante il convegno da noi promosso, convegno al quale non un solo consigliere comunale, provinciale, regionale o un qualsiasi esponente dei partiti del centrosinistra pontino hanno partecipato.

Una vergogna questo centrosinistra!

La barzelletta di quel fronte che ha visto fra le sue fila uomini come Pio La Torre, Enrico Berlinguer e tanti altri che hanno dato la vita per combattere contro l’immoralità, l’illegalità elevata a sistema, le mafie.

Uomini come te, Gigi.

Oggi tutti ti piangono, o fanno, meglio, finta di piangere.

Anche quelli –soprattutto loro – che ti hanno combattuto, denigrato, trascinato nelle aule dei Tribunali per le tue denunce coraggiose sulle porcherie della politica, di certa politica, meschina, rozza, rapinatoria, mafiosa.

Ti piangiamo, Gigi, perché uomini come te sono, oggi, più unici che rari.

Purtroppo, un triste destino ci ha privato della tua preziosa presenza in un momento storico in cui vediamo il nostro Lazio e il Paese intero precipitare sempre più in un precipizio al fondo del quale vediamo gente senza valori positivi, piccoli uomini, ominicchi, pavidi, compromessi con un sistema che ci ha portato ad essere ridicolizzati nel mondo intero.

Ma noi non ci arrenderemo, Gigi; continueremo a combattere.

Fino alla fine, come hai fatto tu.

Te lo promettiamo.

Ciao, Gigi.

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