Ci si meraviglia ancora che a Formia e nel sud pontino taluni, malgrado tutto, continuino a negare l’esistenza delle mafie…? Suvvia, stiamo con i piedi per terra e guardiamo in faccia la realtà!

Ci si meraviglia?

E perché?

Ci si dichiara sconcertati?

E perché?

Quando ascoltiamo o leggiamo le dichiarazioni di esponenti delle istituzioni o di talune categorie economiche di Formia che negano la presenza consolidata della camorra a Formia, noi non ci meravigliamo più di tanto.

In quella città e nell’intero sud pontino da decenni è andato avanti un processo di meridionalizzazione e di “napoletanizzazione” che ha corroso le basi della cultura, della politica, delle istituzioni, della comunità.

Ci sono da tempo due Formia, due Gaeta, due Itri, due Minturno, due Sperlonga, due Fondi, due Terracina e così via.

Due comunità diverse, contrapposte, la prima testimone di valori e culture positive, la seconda portatrice di subculture estranee alle tradizioni ed alla loro storia.

Importate, immesse con la violenza o in maniera subdola, nel tessuto sociale ed economico indigeni.

Ed in quello politico, spesso.

L’incendio del Seven Up, la Formia Connection, la Golfo, senza considerare le tante indagini in corso, rappresentano i vari passaggi che ci conducono da una società laboriosa, pulita, ad un’altra società completamente diversa.

E una società… completamente diversa, affaristica, violenta partorisce il mostro.

Quando qualche anno fa a Formia comparvero delle scritte anonime “Fuori Napoli” o altre cose simili, noi condannammo l’atto in quanto ci apparve ispirato ad uno spirito di razzismo che noi riteniamo sempre deleterio, ma ne comprendemmo il senso, la lungimiranza anche, oltre che la rabbia.

Forse gli autori prevedevano quello che sarebbe successo.

Come lo prevedeva evidentemente Rita Bernardini, dei radicali, quando qualche anno fa denunciava che “ intorno ai Palazzi romani si parla troppo napoletano”.

“Si parla napoletano”, nei negozi di via Vitruvio e di tutta Formia, nei vari cantieri edili, nei ristoranti, nei bar ed in quasi tutti gli altri esercizi pubblici.

“ Si parla troppo napoletano”, di conseguenza, anche negli uffici istituzionali e, forse, in talune sedi di partiti.

Ed allora il discorso che si deve fare è un altro:

va preso atto di una situazione che è drammatica in quanto è consolidata rischia di diventare irreversibile con l’impossessamento, oltre che economico, sociale, culturale, politico ed istituzionale, anche militare, del territorio.

Forse si è ancora in tempo per recuperare questo territorio al controllo dello Stato, ma bisogna essere più inflessibili, più determinati di quanto non lo sia stati finora.

C’è a Formia ancora una parte sana della comunità e della politica.

Questa parte deve cominciare al alzare la voce, al fianco di coloro che, in piena solitudine finora, come le forze dell’ordine, la magistratura e noi, sono impegnati a far fronte ad una situazione veramente pericolosa.

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