Chiusa inchiesta ”Petrolmafie Spa”: consegnato avviso a 213 indagati

Chiusa inchiesta ”Petrolmafie Spa”: consegnato avviso a 213 indagati

AMDuemila 04 Luglio 2021

La maxinchiesta ha coinvolto anche le Procure di Catanzaro, Napoli e Roma

La Dda di Reggio Calabria ha notificato l’avviso di conclusione indagini per i 213 indagati dell’inchiesta “Petrolmafie Spa” coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dagli aggiunti Giuseppe Lombardo e Gaetano Paci ed i pm Giovanni Calamita e Paola D’Ambrosio.
Agli indagati la Dda reggina ha contestato a vario titolo e con modalità differenti reati che vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso alla frode allo scopo principale di evadere le imposte, in modo fraudolento e sistematico per un ammontare imponibile complessivo di oltre 600 milioni di euro e Iva dovuta per oltre 130 milioni di euro, oltre all’omesso versamento di accise per circa 31 milioni. Il giro di riciclaggio invece, secondo le ricostruzioni degli inquirenti ammonta ad oltre 173 milioni di euro.
Al centro dell’inchiesta vi era infatti il business dell’illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio per milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome.
Originariamente chiamata “Andrea Doria”, l’indagine è collegata ai filoni delle Procure di Catanzaro, Napoli e Roma ed è nata dagli accertamenti eseguiti dalla guardia di finanza, la quale ha fatto luce sugli interessi della ‘Ndrangheta sul business della commercializzazione illecita di carburanti e sul riciclaggio di centinaia di milioni di euro. Oltre alle misure cautelari, nei mesi scorsi la Procura di Reggio Calabria aveva emesso un decreto di sequestro d’urgenza di beni per un valore complessivo di oltre 600milioni di euro. Tra i destinatari della chiusura indagini ci sono
Vincenzo e Gianfranco Ruggiero, ritenuti espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro e anche i fratelli Domenico e Giovanni Camastra, due imprenditori considerati vicini alla cosca Cataldo di Locri. Sono loro, secondo i pm Giovanni Calamita e Paola D’Ambrosio, ad aver ideato e messo in atto una gigantesca frode fiscale. Il broker Giuseppe De Lorenzo invece, secondo gli investigatori sarebbe contiguo alla cosca Labate, e la Guardia di finanza il giorno del suo arresto avrebbe trovato a casa sua due valige con dentro oltre due milioni di euro in contanti. Pure a lui è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

fonte:www.antimafiaduemial.com

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