Chiesto il rinvio a giudizio del vertice dell’amministrazione comunale di Sperlonga

 Chiesto il rinvio a giudizio per il vertice dell’amministrazione comunale di Sperlonga

 

Con decreto del 18 febbraio 2008 il GUP dott. Nicola Iansiti ha fissato per il prossimo 21 maggio  l’udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal p.m. Raffaella De Pasquale contro l’ex sindaco di Sperlonga Armando Cusani, l’attuale sindaco Rocco Scalingi, il vice sindaco Gerardo Di Vito, il segretario comunale/direttore generale  Carmine Caputo e la  Capo Area III, Alessandra Faiola.

I capi di imputazione sono quelli relativi agli articoli 81 (reato continuato), 110(concorso nel reato), 323 (abuso d’ufficio), 347 (usurpazione di funzioni pubbliche) e 479 (falsità ideologica di pubblico ufficiale) del codice penale.

La vicenda che vede oggi pesantemente implicato tutto il vertice dell’Amministrazione Comunale di Sperlonga risale al 2003, allorché il gruppo consiliare di minoranza presentò un esposto alla procura di Latina denunciando l’illecito comportamento posto in essere dalla  giunta comunale, la quale  emise un provvedimento di  destituzione della comandante della Polizia Municipale dott. Paola Ciccarelli per poi procedere al conferimento dell’incarico di responsabile di polizia locale alla dott.ssa Alessandra Faiola.

Secondo il p.m.  Raffaella De Pasquale, gli imputati, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in tempi diversi” hanno illecitamente assunto con contratto a tempo determinato la Faiola quale “soggetto estraneo all’Ente per l’esercizio di funzioni dirigenziali” benché l’Ente stesso già disponesse al proprio interno di adeguate e analoghe professionalità. Per di più alla Faiola non potevano essere assegnate funzioni di responsabilità del servizio di polizia locale in quanto non in possesso dello status di dipendente comunale. Tale comportamento dei componenti la giunta municipale e del segretario comunale, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, procurava un illecito vantaggio alla Faiola, costituito dal trattamento retributivo, e un ingiusto danno alla comandante Ciccarelli, prima destituita e poi addirittura licenziata.

La situazione degli imputati è aggravata dal fatto che essi, per consentire alla Faiola di espletare le funzioni di comandante di polizia locale, hanno illecitamente modificato in aree l’organizzazione dei servizi, con ciò contravvenendo a quanto previsto dallo statuto comunale, che solo successivamente fu surrettiziamente modificato.

Particolarmente delicata appare la posizione della stessa Alessandra Faiola, non solo per aver “esercitato le funzioni di responsabile del settore di polizia locale in virtù di atti illegittimi”, ma anche “per aver adottato condotte penalmente illecite procedendo a sequestri preventivi e probatori, inviando comunicazioni di notizie di reato alla procura di Latina, prendendo visione della corrispondenza inviata alla procura ed eseguendo accertamenti su delega della stessa procura”, configurandosi con ciò il reato di  usurpazione di pubbliche funzioni giudiziarie.

 

 

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