Chi sono i veri mafiosi?. Non parliamo sempre e solo di quelli con la coppola; parliamo invece di quelli in giacca e cravatta, i più pericolosi.

Parliamoci chiaramente e senza fraintendimenti:

il problema della lotta alle mafie è un problema tutto interno alla politica ed alle istituzioni.

E’ in queste che si annidano i mafiosi e gli amici dei mafiosi.

Qualche anno fa un nostro amico autorevole Magistrato, non di certo di quelli arruolati nelle fila dei cosiddetti… “garantisti”, commentando il saggio di Roberto Scarpinato “Il ritorno del Principe”, ci disse: “ E’ un libro senza speranza”.

Dissentimmo, ovviamente e motivammo i nostri convincimenti.

In Italia è in corso da sempre una guerra contro le mafie.

Quando noi parliamo di mafie non ci limitiamo a parlare di Toto Riina, di Sandokan ed altri delinquenti del genere.

Se la guerra si limitasse a costoro, sarebbe già finita da decenni, come è stato con le brigate rosse o nere che siano.

Il problema è rappresentato dalla “borghesia mafiosa”, stando alle parole di Scarpinato e di altre persone illuminate.

Il problema sono i “colletti bianchi”, le menti, i pupari, coloro che tirano le fila, coloro che stanno nei salotti buoni, nelle assisi pubbliche, nelle Direzioni Generali, fra i banchieri, fra i professionisti, nei consigli comunali, provinciali e regionali, nel Parlamento e, talvolta, nei Governi.

Perché essere mafiosi non significa solo sparare, estorcere, violentare, uccidere, come fanno o hanno fatto i Riina, gli Schiavone ecc. , ma, al contrario, consentire a questi di farlo.

Per denaro, per viltà o altro motivo abietto.

Le guerre, se si vuole almeno nutrire la speranza di vincerle, si fanno solo se si conosce il nemico, se si sa e si sa prevedere da dove arriveranno i colpi.

Se, invece, non si conosce nemmeno il nemico, si perdono.

Se, poi, si indica un nemico per un altro, si guarda il dito mentre tu indichi la luna, vuol dire che non si vuole fare la guerra.

Limitarsi a parlare, quindi, di storia della mafia, di cultura della legalità, di cose generiche e peraltro del passato, quando ormai il nemico lo hai dentro casa ed è vicino ormai a strozzarci tutti, vuol dire una delle due:

1) o sei un cretino che non vede, non si rende conto, non capisce;

2) o non consideri il nemico un nemico e ti ritieni suo amico, suo sodale.

Non c’è una terza spiegazione.

Lo spaccato che sta venendo fuori, dopo decenni e mille tentativi di oscuramento, di depistaggi, ostacoli di ogni sorta, dalle inchieste delle Procure di Palermo, Caltanisetta e Firenze, è allucinante.

Davvero, se sei uno fragile, un debole, uno senza dignità ed incapace di indignarsi e reagire, da costringerti a dire che non c’è più speranza per questo nostro Paese.

Un Paese composto da milioni di poveri cristi abituati ad essere dominati e schiavizzati e anche da eserciti di criminali che puntano a fare dello Stato di diritto uno stato illegale.

Questo nostro non è e non vuole essere un discorso “senza speranza”; anzi, tutto il contrario.

E’ un discorso, invece, che punta a stabilire quali sono le verità, a far conoscere a tutte le persone perbene quali sono i veri mafiosi, i nemici veri, quelli più insidiosi, per fare in modo che vengano studiati piani di difesa e di attacco efficaci e non fasulli, che le batterie vengano posizionate per sparare nelle direzioni giuste

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