Chi sono i veri giustizialisti

1995: Berlusconi cerca di portare Di Pietro a processo a Brescia. 1997: tentano di far riaprire le indagini su Prodi per la Sme. 2006: viene organizzata la bufala su Telekom Serbia. 2011: Moratti si inventa una condanna di Pisapia. E poi accusano gli avversari di ricorrere ai tribunali per sbarazzarsi di loro

Grattando un po’ dietro il polverone delle false accuse della Moratti a Pisapia e dietro gli ammuffiti luoghi comuni sulla “macchina del fango”, viene fuori uno dei più spettacolari ribaltamenti della realtà mai visti nella storia recente. Quello che da 17 anni costringe la sinistra sulla difensiva dall’accusa di «uso politico della giustizia». qualche anno fa berlusconi disse financo che «la sinistra è collusa con la giustizia». e la sinistra, anziché vantarsene o rammentargli che lui è colluso con mafiosi, piduisti,corrotti e corruttori, s’affrettò a smentire di aver nulla a che spartire con la giustizia. La storia insegna che, al contrario, sono sempre stati Berlusconi e i suoi cari a tentar di coinvolgere gli avversari in vicende giudiziarie. Mai viceversa. Il Cavaliere cominciò nel 1995 contro il più temibile rivale di allora: Di Pietro, che si affacciava sulla scena politica dopo aver rifiutato i ruoli di suo ministro e di suo vice in Forza Italia.

Il giustizialista di Arcore lo denunciò a Brescia per «attentato organo costituzionale» (il suo primo governo) e disse: «Un altro al posto suo sarebbe già in galera». Ad adiuvandum, spedì in omaggio ai pm bresciani due«testimoni» dei fantomatici reati commessi dal pool di Milano: i marescialli Strazzeri e Corticchia che furono arrestati per calunnia e patteggiarono la pena evitando ulteriori indagini su eventuali ricompense. Ma nel ’97 Berlusconi ci riprovò, svelando alla Procura bresciana che il costruttore D’Adamo gli aveva parlato di una tangente di 4 miliardi e mezzo dal banchiere Pacini Battaglia «destinata a Di Pietro, pienamente consapevole e consenziente ». E fece produrre una bobina in cui D’Adamo avrebbe svelato il tutto: senonché si scoprì che era un taglia e cuci di parole in libertà e Di Pietro fu prosciolto. Ma da allora le denunce contro Di Pietro e gli altri pm milanesi e palermitani che si occupano del Cavaliere non si contano. Intanto Prodi si era rivelato l’unico politico in grado di batterlo: così il centrodestra fece di tutto per far riaprire le indagini sulla pretesa “svendita” della Sme quando il Professore era presidente dell’Iri, in barba al proscioglimento già deciso dai giudici di Roma nel ’97. Ancora nel 2003, nelle dichiarazioni spontanee al processo Sme, il premier alluse a presunte tangenti finite alla sinistra Dc (cui apparteneva Prodi). 

E, mentre i leader del centrosinistra sorvolavano sulle notizie di reato emerse via via a suo carico, anzi inseguivano inutili tavoli bipartisan e bicamerali assortite, lui seguitava imperterrito a tentare di mandarli in galera. Nel 2003 la commissione Telekom Serbia estraeva dal cilindro Igor Marini, “supertestimone” di fantasiose tangenti a Prodi, Fassino e Dini, e l’on. avv. Carlo Taormina chiedeva addirittura l’arresto dei tre leader. Nel 2006, alla vigilia delle elezioni che avrebbero riportato Prodi al governo, la commissione Mitrokhin lo dipingeva come un avamposto del Kgb in Italia e lo denunciava ai pm di Roma insieme a Dini e a D’Alema per aver manipolato l’omonimo dossier. Inchiesta, naturalmente, archiviata. L’estate scorsa tocca a Fini: Storace, appena rientrato all’ovile berlusconiano, lo denuncia in Procura per l’alloggio monegasco affittato al cognato. Ennesima archiviazione. Ora ci risiamo. Il premier annuncia una «commissione d’inchiesta sull’associazione a delinquere dei magistrati». Svela un «pactum sceleris tra Fini e l’Anm» confidatogli da un giudice di cui si scorda di fare il nome.

E plaude alla Moratti che ha trasformato in condanna l’assoluzione di Pisapia in un vecchio processo per storie di terrorismo. Intanto il Cavaliere ha quattro processi per falso in bilancio, appropriazione indebita, frode fiscale, corruzione, concussione, prostituzione minorile e un’indagine aperta a Firenze per strage, mentre il presidente del Senato è indagato per mafia, il coordinatore del Pdl campano Cosentino è imputato per camorra e in Parlamento siedono 20 pregiudicati e un centinaio fra imputati e indagati, quasi tutti nel Pdl. Ma la sinistra non ne parla. Sennò l’accusano di uso politico della giustizia.

Marco Travaglio

(Tratto da L’Espresso)

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