Chi parla delle carenze dell’impianto investigativo e della debolezza dello Stato nel fronteggiare le mafie?

QUANDO SI PARLA DI MAFIE BISOGNA FARLO IN MODO APPROPRIATO E NON SUPERFICIALE E DA INCOMPETENTI, ESPONENDO I FATTI PER QUELLO CHE SONO

Può darsi che talvolta usiamo un linguaggio tecnico, affrontando argomenti tecnici, non alla portata di tutti.

Un linguaggio, forse, ostico per i più.

Ma stiamo parlando di mafie, non di bruscolini, di mafie mimetizzate, con tutto il loro potenziale economico e di prestigio dei singoli mafiosi e dei loro sodali, forse, perfino fra di noi, sicuramente nei partiti politici, nelle istituzioni, nelle professioni, nella società civile.

Come vogliamo combatterle?

Con le chiacchiere?

E come le combatte, se le combatte veramente, lo Stato?

Vediamo.

Intanto ci troviamo di fronte – e questo è il nostro cruccio – ad una società civile per lo più indifferente, inerte, che non reagisce.

Amorfa.

Nemmeno preoccupata dell’avvenire dei propri figli.

Quando noi denunciamo la debolezza dello Stato nel rispondere all’impossessamento da parte mafiosa dei nostri territori, della nostra economia, della nostra cultura, lo facciamo a ragion veduta e con dati alla mano.

Beppe Pisanu ha lanciato in questi giorni l’allarme per la presenza nelle liste dei candidati alle varie elezioni di persone indegne.

Candidati, egli ha detto, ammettendo implicitamente che molti di quei candidati sono stati eletti ed oggi siedono sugli scranni consiliari e parlamentari di più livelli.

Il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ha denunciato anche il mancato riscontro ad una sua richiesta da parte di talune Prefetture a fornire l’elenco dei candidati.

Latina sembra che sia fra quelle inadempienti.

Stiamo sottolineando da parecchio tempo l’esigenza di approntare un impianto investigativo all’altezza della situazione.

Non intendiamo offendere chicchessia, né sottovalutare le capacità di alcuno.

Ma, con una società civile in gran parte quasi morta, che non si indigna, che non collabora, omertosa, tutto è affidato, purtroppo, ai soli magistrati ed alle forze dell’ordine.

Come fanno, da soli, ad affrontare e sconfiggere un nemico così potente?

A ciò va aggiunta una seconda domanda: quale preparazione si dà nelle Accademie, nei Comandi Generali, nelle varie scuole di polizia, agli ufficiali ed ai sottufficiali mandati, poi, a comandare Compagnie, Stazioni, Commissariati, Nuclei, Gruppi ecc?

Nelle nostre province siamo affidati alle capacità del singolo Comandante, del singolo Questore.

Talché, trasferito l’uno o l’altro, si resta nel pantano, con tutte brave persone al comando dei presidi, ma senza un minimo di esperienza di lotta contro un nemico invisibile, potente, che gode di prestigio e di potere e che, forse, sta anche in mezzo a noi!

Prendiamo il caso della provincia di Frosinone, dove le mafie sono radicate da anni. Ripetiamo, da anni.

A parte la classe politica, una cui parte cospicua fino ad ieri ha negato addirittura l’esistenza del fenomeno (ricordate le parole di un Cardinale che negava l’esistenza di Cosa Nostra in Sicilia?… ), l’apparato investigativo si è rivelato inadeguato a fronteggiare la situazione fino ad ieri.

Fino, cioè, alla venuta di un Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, il Colonnello Salato, che è uno dei migliori investigatori italiani.

I risultati si sono visti subito.

Ora anche il Comando Provinciale dei Carabinieri è passato, sembra, in ottime mani.

Resta il problema della Questura la cui attività contro le mafie richiederebbe un maggior impulso.

Speriamo bene.

A Latina c’è una situazione inquietante.

C’era un ottimo Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Col. Rotondi, del quale taluni parlano male.

Egli, però, ha lasciato il segno, come uomo e come investigatore.

Aperto alla società ed alla collaborazione delle persone che mostrano di possedere senso dello Stato e delle Istituzioni, lo trovavamo dappertutto, disponibile ad ascoltare e ad intervenire nelle situazioni critiche, anche interne.

E’ stato mandato via.

Sulla Guardia di Finanza, è noto il nostro parere e non vogliamo ripeterci.

Non esprimiamo giudizi sulla qualità della sua attività complessiva.

Lo facciamo, invece, –perché quella è la parte che ci interessa di più –sul versante della lotta ai capitali sporchi.

Ai capitali mafiosi, per intenderci, che sono tantissimi.

L’azione della Guardia di Finanza su questo versante in provincia di Latina è stata ed è irrilevante.

Resta la Questura.

Oggi c’è –si badi bene, da 4 anni – il Questore D’Angelo, anch’egli come il Col. Salato a Frosinone, uno dei migliori investigatori che noi abbiamo conosciuto.

Se egli restasse a Latina altri 10 anni, saremmo tranquilli, perché, peraltro, egli ha dimostrato di saper e voler fare, con i suoi collaboratori, anche quello che dovrebbe fare la Guardia di Finanza: le indagini sui patrimoni, i capitali sporchi, i sequestri immobiliari e quant’altro.

Ma quanto lo lasceranno ancora sul territorio pontino?

Chi manderanno dopo D’Angelo?

In zone di camorra e di altre mafie occorrono non i numeri, ma la qualità. Lo stiamo gridando da anni, soli.

Occorrono investigatori esperti, che hanno fatto esperienza sul campo, in Basilicata, in Sicilia, in Campania, in Calabria, nella Puglia, non negli uffici, nelle accademie o nei presidi centrali.

Perché i vertici dei partiti, almeno di quelli che dicono di essere sensibili al problema “mafie”, non affrontano questi argomenti?

Confrontiamoci. Noi siamo a disposizione.

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