Che sta succedendo e, soprattutto, che succederà con il potenziamento dei due porti laziali, quelli di Civitavecchia e Gaeta?

Da ora in avanti il problema “mafie nel Basso Lazio” diventa più serio e complesso e va visto in un quadro più generale che riguarda anche la parte alta della Regione e, in particolare, la zona di Civitavecchia ed il viterbese.

L’ampliamento dei due porti, Civitavecchia e Gaeta, con la gestione unitaria da parte della stessa Autorità Portuale, impone una lettura altrettanto unitaria della situazione.

Gli stessi problemi, le stesse attenzioni, gli stessi appetiti, le stesse organizzazioni che prevedibilmente agiranno interconnesse fra di loro e, forse, gli stessi attori.

Gli inquirenti sanno bene qual’è la situazione esistente sul territorio di Civitavecchia e sono in grado di prevederne gli sviluppi per quanto attiene agli interessi delle organizzazioni criminali, nazionali ed anche internazionali, ad inserirsi nei tessuti economico, sociale e politico.

Non siamo in grado di valutare, al momento, se ci siano o meno, a livello politico generale, volontà e capacità di leggere in maniera approfondita i fenomeni e, soprattutto, di prevederne gli esiti e le dinamiche.

Come non siamo in grado, sempre al momento, di capire se si stanno o meno approntando, ai livelli politico ed istituzionale, seri strumenti per affrontare le situazioni che potrebbero realizzarsi.

Ad essere franchi, il comportamento assunto sul “ caso Fondi “ da questo governo – che, pur in presenza di un’accertata penetrazione mafiosa, non ha voluto accogliere la richiesta del Prefetto di Latina Frattasi e dello stesso Ministro dell’Interno Maroni di sciogliere l’amministrazione comunale – ci ha fatto e ci fa sorgere molti dubbi in merito all’esistenza di una reale volontà di combattere con determinazione ed efficacia le mafie.

Confidiamo, invece, nella Magistratura e nelle forze dell’ordine, le quali, però, debbono porre maggiore attenzione a quanto sta maturando, avendo uno sguardo univoco sia sulla situazione che sta maturando a Gaeta e nel Basso Lazio che su quella di Civitavecchia e nel nord della regione

Noi sappiamo che oggi le due Procure sono dirette da Magistrati bravi e sulla cui onestà intellettuale e sulle cui capacità si può contare.

Siamo convinti, quindi, che gli attuali vertici delle due Procure abbiano già pensato ad una sorta di collegamento, di coordinamento, con la DDA, fra di loro, per l’assunzione di decisioni comuni in ordine a queste tematiche.

Come pure pensiamo che essi ritengano, da oggi in avanti, di affidare eventuali indagini non tanto agli apparati investigativi locali, quanto, soprattutto, a quelli centrali e specializzati.

Questo non perché nutriamo sfiducia nei vertici locali delle forze dell’ordine, ma solo perché la complessità e le dimensioni delle indagini richiedono una specializzazione ed un’attrezzatura mentale ed organizzativa di cui dispongono solamente DIA, GICO, SCO, ROS e chi, anche a livello locale, proviene eventualmente da quei servizi e da quelle esperienze, come nei casi dei colonnelli Salato della Gdf e Menga dei Carabinieri a Frosinone.

Non ripetiamo gli stessi errori commessi per qualche situazione pontina…

Ma su un aspetto riteniamo di insistere, al costo di apparire ossessivamente ripetitivi.

Ripetiamo che noi, al momento, non abbiamo elementi per supportare e corroborare le nostre tesi.

Partiamo da semplici intuizioni, basate però su una seria osservazione sui territori.

I fenomeni bisogna saperli prevenire e non continuare ad intervenire, quando si interviene, quando i buoi sono già scappati dalle stalle e ci troviamo i mafiosi in casa, nei comuni, nelle istituzioni, nei partiti, nelle professioni.

Intanto, è elementare –e questo anche gli analfabeti lo capiscono- che lo sviluppo dei due porti, appunto quelli di Civitavecchia e Gaeta – provocherà uno sconvolgimento sui piani economico e sociale.

In bene e nel male…

Come pure è elementare comprendere che ciò determinerà l’interesse e solleciterà gli appetiti di tutte le mafie nazionali ed internazionali, già presenti sui territori, ed anche di quelle non ancora presenti.

E dei loro sodali locali e non.

Il problema, a questo punto, diventa tutto e solamente politico.

Che sta succedendo a livello politico?

Come intendono la politica, anzi le politiche locali, agire di fronte a queste situazioni?

Hanno volontà e capacità di reagire ad una prevedibilissima invasione mafiosa?

O ci sono parti di essa o di esse già colluse o pronte a colludere con le mafie?

Tutte domande che bisogna porsi ed anche in fretta perché noi abbiamo la sensazione che ci siano già in corso alcuni movimenti che non ci lasciano tranquilli.

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