Che guaio queste Prefetture nel Lazio! Interdittive antimafia, integrazione dei Comitati provinciali Sicurezza, cordinamento delle forze di polizia ecc. ecc. Zero assoluto o quasi!

CHE GUAIO QUESTE PREFETTURE DEL LAZIO! NEGANO L’ESISTENZA DEL FENOMENO MAFIOSO, NON FANNO INTERDITTIVE ANTIMAFIA O NE FANNO POCHISSIME, NON INTEGRANO I COMITATI PROVINCIALI PER LA SICUREZZA ED ORDINE PUBBLICO, COME DISPOSE NAPOLITANO QUANDO ERA MINISTRO DELL’INTERNO, CON UN MAGISTRATO DELLA DDA, NON COSTITUISCONO UN COORDINAMENTO DELLE FORZE DI POLIZIA SUL TERRITORIO ECC. ECC.

(a futura memoria del prossimo Ministro dell’Interno che ci auguriamo diverso da quello attuale)

Quello che manca in provincia di Latina –e, più in generale, nelll’intero Lazio –è un modello organizzativo sul piano dell’azione di contrasto delle mafie.

“Contiguità, strategia e progressione”, i tre punti essenziali. Unificazione delle informazioni e circolarità di esse fra i vari soggetti per il raggiungimento di un unicum.

Ma a chi lo dici?

E qua entrano in gioco le paradossali carenze delle Prefetture alle quali manca, purtroppo, un’azione di stimolo da parte del Ministero dell’Interno diretto da Maroni.

Quando l’attuale Capo dello Stato ricoprì la carica di Ministro dell’Interno emanò una circolare, rimasta ovviamente inapplicata e che nessuno dei suoi successori ha ripreso, con la quale obbligò i Prefetti a integrare le Commissioni Provinciali per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico con un magistrato della DDA.

Ricordiamo all’epoca le vivaci polemiche che ci furono da parte dei Procuratori della Direzione Nazionale Antimafia Vigna e De Ficchy nei confronti dell’allora Prefetto di Roma Achille Serra – diventato poi parlamentare prima di FI, poi del PD ed ora dell’UDC – relativamente alla mancata applicazione di quella circolare.

Poi nessun altro ha parlato di un’esigenza il cui soddisfacimento avrebbe comportato una visione reale e complessiva delle situazioni locali. Il “quadro”, tanto necessario anche alle Procure intelligenti che costituiscono i pool antimafia (un suggerimento, questo, che rivolgiamo ai Procuratori capo).

I Comitati Provinciali, infatti, così come sono composti, non dispongono di elementi sufficienti per un giudizio complessivo ed unitario sulla situazione reale, stante la specifica ed esclusiva competenza delle DDA sui reati associativi di stampo mafioso che per legge sono sottratti a quella delle Procure locali.

Un’esigenza, questa, che un Prefetto che voglia effettivamente coordinare l’azione antimafia potrebbe, volendolo, soddisfare invitando alle riunioni del Comitato, appunto, un magistrato della DDA.

Ma qui siamo nel Lazio, dove, mandati via Prefetti come Frattasi a Latina e Mosca a Roma, si parlano altre lingue.

C’è, ad esempio, un Prefetto a Roma che, a fronte della presenza nella Capitale di ben una settantina di cosche e di collusioni sfacciate fra pezzi della politica e criminalità, la definisce… ”la città più tranquilla d’Europa”…

Come pure c’è a Viterbo un altro Prefetto che, in risposta ad una specifica domanda di un cronista sulla presenza nel viterbese di famiglie mafiose, oppone un’allarmante silenzio.

Significativo.

Emblematico.

Non si deve parlare di queste cose.

Queste cose le diciamo a futura memoria del Ministro dell’Interno prossimo venturo perché se qua non si cambia dalle radici l’apparato non si va da nessuna parte.

E non c’è stato ad oggi nessun parlamentare dell’opposizione che si sia posto il problema.

Non sappiamo, al riguardo, se ci vedremo costretti per risolvere questo problema delle Prefetture laziali a parlamentari che fanno parte della Commissione Parlamentare Antimafia come Angela Napoli e Fabio Granata, del gruppo finiano, che, ad onor del vero, ci sembrano i più sensibili e quelli più combattivi.

Noi non ci sentiamo sposati a nessuno e dobbiamo tutelare solo gli interessi e l’immagine della nostra terra e dei nostri figli e nipoti.

Vedremo.

Ma c’è un altro problema che ci assilla e che riguarda sempre il comportamento dei Prefetti.

A parte il mancato coordinamento delle forze di polizia – e quello del raccordo fra DDA e Procure circondariali, problema, però, che non è di competenza dei Prefetti – c’è quello altrettanto serio delle interdittive antimafie e dell’applicazione della normativa.

Le imprese in odor di mafia vanno interdette e private del certificato antimafia la cui obbligatorietà va imposta, ad evitare quello che è successo a Fondi ed in altri Comuni dove si affidano appalti pubblici anche ad imprese prive di quel certificato.

Noi non sappiamo, allo stato, -perché non se ne parla proprio e, d’altra parte, come potrebbe essere diversamente se stiamo ancora nella fase della negazione del fenomeno mafioso – quante interdittive abbiano fatte la Prefettura di Latina, dopo le tante inchieste svolte ed in corso, e quelle delle altre province del Lazio.

Ci auguriamo che ne abbiano fatte almeno qualcuna.

Perché se così non fosse, ci sarebbe da mandare a casa questi signori Prefetti ed i loro collaboratori più stretti.

La lotta alle mafie è una cosa seria e non si può continuare a tenere sedute sugli scranni persone, pagate lautamente, che si riempiono la bocca di parole come “legalità”, ”lotta alle mafie” che, poi, sostanzialmente non fanno niente o fanno molto poco per tener fede al giuramento di fedeltà prestato alla Costituzione Repubblicana.

Ecco, se ci fossero stati nel Lazio qualche parlamentare o qualche partito che abbiano avuto sensibilità e coraggio per sollevare, smettendola di fare i bla bla e passando ai fatti concreti, solo questi due problemi ai quali abbiamo fatto cenno, forse a quest’ora non ci saremmo trovati con il sedere nell’acqua.

Questo per il passato.

Per il presente ed il futuro, invece, si è ancora in tempo, prima che l’occupazione del nostro territorio diventi cosa compiuta.

Gliene saremmo grati e gli daremmo anche i voti.

Ma uscirà?

Possibile che nessuno abbia il coraggio di farsi avanti???

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