Che cosa e dove è la mafia nel Lazio

CHE COSA E DOVE E’ LA MAFIA NEL LAZIO: UNA LUCIDA ANALISI DI “LIBERA”

“La quinta mafia, quella del Lazio, non crea allarme perché non è un corpo estraneo.

Cosa nostra, camorra, ’ndrangheta sono da anni delle mafie stanziali, cresciute fino a diventare altro…

Sanno anche mimetizzarsi, usando uomini del territorio come paravento…

Questo è il nuovo modello di controllo del territorio, per evitare le guerre e il rigetto della società civile…

Come alieni della fantascienza classica, hanno agito sotto traccia, si sono mescolati agli altri con indosso una maschera di rispettabilità.

Lo schema è simile in tutta la regione: dai primi insediamenti, seguiti alle latitanze o ai soggiorni obbligati di mafiosi del Sud, è nata una mafia endogena.

Uno sviluppo per gradi, ma continuo.

Ai soldi sporchi, si sono affiancate le competenze di Cosa Nostra, la manovalanza locale e quella dei camorristi e degli ‘ndranghetisti, quindi un terzo livello imprenditoriale tutto laziale.

Il tutto con coperture politiche trasversali.

Cemento, alberghi, centri commerciali, appalti, ristorazione, rifiuti, ortofrutta e trasporti, usura e partecipazione mafiose nelle imprese.

Si ricicla molto di più, ci si fa notare molto di meno.

La mafia si è fatta imprenditrice.

Una mutazione genetica avvenuta, secondo i magistrati in prima linea, negli anni 80.

Il tutto sotto silenzio.

Nel Lazio la parola mafia troppo spesso non si può usare, come ai tempi dell’onorata società (abbiamo denunciato in questi giorni, al riguardo, quanto avvenuto nella conferenza stampa di alcuni vertici istituzionali a Viterbo, durante la quale non è stata spesa una parola sul radicamento mafioso nel viterbese e qualche giornale ha, conseguentemente, scritto che alle denunce della nostra Associazione… non sono stati trovati riscontri. Si vergognino!!. ndr).

La politica ha protetto le mafie, tra corruzione e infiltrazioni mafiose non c’è più un confine netto.

Anche nel Lazio si adotta la politica del “tavolino”, ben spiegata ai giudici dal ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, Angelo Siino.

Anche nel Lazio nasce una sorta di centro decisionale, un comitato d’affari che pianifica le attività e divide la torta.

Tra convitati, tanti, troppi insospettabili… ”.

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