Cesa, quel pranzo al ristorante con l’imprenditore dei clan. I pm: «Connubio diabolico tra politica e impresa»

Cesa, quel pranzo al ristorante con l’imprenditore dei clan. I pm: «Connubio diabolico tra politica e impresa»

Lorenzo Cesa doveva essere il passepartout della ‘ndrangheta per infiltrarsi negli enti pubblici e ottenere appalti e avere entrature per investimenti dell’Est Europa e in Albania. Questo il quadro delineato dalla Dda di Catanzaro rispetto al presunto ruolo di Lorenzo Cesa, europarlamentare che ieri, investito dall’indagine ‘Basso profilo’ e accusato di concorso esterno, si è dimesso dalla segreteria del partito. Nell’inchiesta è coinvolto anche il segretario regionale dell’ Udc, Franco Talarico, assessore regionale al Bilancio finito ai domiciliari che – secondo gli inquirenti – sarebbe stato il mediatore tra lo stesso Cesa e Antonio Gallo, imprenditore considerato vicino alle cosche crotonesi che proprio facendo leva su contatti con la politica locale e nazionale contava di favorire i clan nell’aggiudicazione di appalti e commesse anche all’estero. In cambio, ipotizzano gli investigatori, il sostegno economico per la campagna elettorale del 2018.

Sotto la lente degli inquirenti, in particolare, è finito un incontro in un ristorante di Roma avvenuto nel luglio 2017: allo stesso tavolo c’erano Lorenzo Cesa, Antonio Gallo, Franco Talarico e l’ex consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto. Pochi giorni prima, il 28 giugno, Tommaso Brutto e Franco Talarico si sentono a telefono, senza sapere di essere intercettati. Si discute di piccoli e grandi vantaggi che possono arrivare da un contatto di peso come quello di Lorenzo Cesa: «Un incarico politico a livello di europarlamento – dice Brutto – dove una volta che tu lo prendi non te lo cacciano più…». L’incarico di cui si parla andava chiesto all’ex segretario Udc per il figlio, ma non era la sola aspirazione.

Secondo la Dda Brutto e Talarico puntavano a fare incontrare Gallo, conosciuto come ‘il principino’ con Cesa per ottenere vantaggi in diversi affari, come l’apertura di canali importanti in Albania per vendere i suoi prodotti a enti pubblici stranieri, ospedali, cliniche. Per questo progetto, teorizzano i due intercettati, Cesa poteva essere un passepartout.

«Questo è pure importante eh… una cosa è che ti crea un contatto Cesa in Albania… che là non è come qua, un ministro in Albania gli molli…». Al che Talarico replica: «Corruzione totale… mercato libero… sì ma loro hanno una commessa, quanto viene 100.000 …. to’ questi sono tuoi… è proprio legale». Dopo quella conversazione, tempo dieci giorni Cesa incontra Gallo nel ristorante romano, come documenta la Dia. Era il 7 luglio del 2017. «Una volta che noi gli facciamo il contatto ad Antonio, Antonio sa come azziccarsi» dice Brutto riferendosi a Gallo. L’imprenditore viene anche elogiato dallo stesso Brutto e da Talarico perché «lui» (Cesa per gli investigatori) gli avrebbe presentato un amico consulente di vari enti Enac, Eni, Telecom, Anas per seguirsi tutto il gruppo.

Del contatto avuto con Cesa ne parlano poi, in una riunione a casa di Tommaso Brutto del 9 luglio 2017, lo stesso Brutto, il figlio Saverio, Gallo e Ercole D’Alessandro, un ex finanziere infedele che all’epoca, in servizio al Goa di Catanzaro, “soffiava” alle cosche. «Io l’altro giorno quando sono andato a Roma – dice, intercettato, D’Alessandro – mi sono incontrato anche con Pier Ferdinando Casini (estraneo all’inchiesta, ndr) che questo amico mio che stiamo andando giorno 12, praticamente è il braccio destro suo per quanto riguarda l’estero… e mi ha detto Casini che io, qualsiasi cosa avete bisogno, in Albania io… capito?».   Talarico, secondo l’accusa, avrebbe fatto leva sulla sua intermediazione con Cesa per ottenere da Gallo il sostegno alle politiche del 2018 dove Talarico era candidato nel collegio di Reggio Calabria.

«Un connubio diabolico tra soggetti appartenenti a diverse estrazioni – si legge nell’ordinanza – uomini politici, imprenditori, esponenti delle forze di polizia» allo scopo di «trovare un mutuo sostegno, ciascuno sfruttando le proprie capacità relazionali per un unico obiettivo: fare affari attraverso attività illecite.

Lorenzo Cesa, che subito dopo la notizia dell’operazione in cui risulta indagato si è dimesso da segretario Udc, ha dichiarato la propria estraneità ai fatti. «Chiederò di essere ascoltato – ha detto – ho piena fiducia nell’operato della magistratura».

venerdì, 22 Gennaio 2021

Fonte:https://www.giustizianews24.it/2021/01/22/cesa-quel-pranzo-al-ristorante-con-limprenditore-dei-clan-i-pm-connubio-diabolico-tra-politica-e-impresa/

 

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