Certi Prefetti e certi Procuratori della Repubblica!!!

Quanta sofferenza!

Bastano 3-4 parole pronunciate da un Procuratore della Repubblica, da un Prefetto, da un Ufficiale dei Carabinieri o della Guardia di Finanza o da un Dirigente di Commissariato per vanificare anni di lavoro, di sacrifici, di rischi di chi, come noi, senza gratificazioni di sorta e rimettendoci spesso di tasca propria, si dà da fare in tutti i modi per scovare e denunciare i mafiosi.

Ci è capitato a Latina per anni con un Procuratore, a Roma con un Prefetto che ora vediamo tranquillamente seduto sugli scranni di Montecitorio, a Viterbo con un Prefetto ed ora ci succede a Cassino con un altro Procuratore.

“Non ci sono organizzazioni radicate sul nostro territorio”, ci dicono e ti smontano anni di ricerche, di indagini, di analisi accurate…

Come se le mafie fossero organizzate tutte e solamente militarmente, in maniera palese, rigida, tradizionale…

L’aspetto tragicomico del comportamento di queste persone sta tutto nella contraddizione in cui le stesse cadono nel momento stesso in cui affermano quelle cose.

“La competenza delle inchieste è delle DDA”…

Qualsiasi persona che abbia un minimo di capacità di intendere e di volere potrebbe e dovrebbe, a questo punto, rispondere ad esse, per metterle a tacere:

“Se la competenza delle indagini non è tua, come fai a sostenere certe tesi non supportate, appunto, da un’inchiesta???”…

Il fatto è che o per ignoranza, o per viltà, o per disinteresse ai problemi del territorio, o per altri motivi, nessuno replica.

Ed il danno che si provoca, così, all’intera società è enorme perché la si disinforma, non si alza il suo livello di conoscenza e di attenzione, la si distrae, la si cloroformizza.

Ma c’è un danno ancor più grave che si causa:

quando un Prefetto o un Procuratore della Repubblica, che sono sul territorio i rappresentanti dei poteri centrali esecutivo e giudiziario, fanno certe affermazioni, condizionano ed indirizzano tutta l’azione delle articolazioni dello Stato sul territorio, a cominciare dalle forze di polizia.

In parole povere, se il Prefetto o il Procuratore dicono che su quel territorio non ci sono mafie, gli organi investigativi locali non indagano.

Quello che più o meno succede in talune parti del Lazio e non solo.

Con il risultato che ci vede sommersi da un mare di fango, con i mafiosi fra poco perfino nelle nostre stesse case.

Quando noi diciamo, con Giovanni Falcone, che la lotta alle mafie si fa a Roma e non altrove, perché è a Roma che si decide se quel Prefetto o quel Procuratore sono idonei per quel territorio!!!

E’ a Roma che si fanno le leggi.

E’ a Roma che si è deciso di mandare a dirigere la Prefettura di una provincia del nord quel Prefetto contro il quale c’è stata la sollevazione di una trentina di sindaci che hanno costretto il Ministero dell’Interno a rimangiarsi il provvedimento…

Il discorso, quindi, è tutto politico e ci stupisce il silenzio di quegli esponenti politici, che pur nelle manifestazioni indette per commemorare Falcone, Borsellino e le altre vittime di mafia, si riempiono la bocca di parole come “legalità”, ”giustizia”, ”lotta alla criminalità organizzata” ed altre cose del genere.

Ipocriti!!!

Diecimila volte ipocriti!!!

Noi non siamo dei qualunquisti, abbiamo la nostra fede politica ed andiamo a votare.

Non generalizziamo e non diciamo che tutto è marcio in questo disgraziato Paese.

Ma quanto fastidio avvertiamo allorquando ci vediamo costretti ad ascoltare, anche nei nostri convegni, persone, fortunatamente estranee alla nostra Associazione, esponenti politici che vengono a raccontarci bubbole, a difendere le posizioni dei loro partiti malgrado le tantissime responsabilità che ognuno, in un modo o nell’altro, si porta dietro.

Come quel parlamentare della sinistra al quale anni fa chiedemmo di fare un’interrogazione contro un Procuratore della Repubblica che non indagava sulla presenza mafiosa in una provincia del Lazio e non volle farcela perché… ”altrimenti facciamo il gioco di Berlusconi che vuole distruggere i giudici”…

Non considerando il fatto che ci sono magistrati e magistrati, magistrati alla Caselli, alla Boccassini, ad Ingroia, a Scarpinato, a Cafiero de Raho, a Pignatone, alla Troncone e tantissimi altri che rischiano la pelle notte e giorno per onorare l’Istituzione e, poi, ce ne sono altri che dormono in piedi.

Come pure ci sono Prefetti, come Bruno Frattasi e qualche altro ed altri ancora che negano la realtà e dicono che… ”. che non c’è mafia e che tutto è frutto della fantasia di pochi giornalisti, di pochi giudici e dei “professionisti dell’antimafia”…

Come quel famoso Cardinale di Palermo che rispondeva a quei suoi sacerdoti che, allarmati, gli dicevano che la mafia si stava impossessando dell’intera Sicilia: ”cos’è la mafia?”…

Quando si parla di mafie (AL PLURALE), non si parla di bruscolini o di bunga bunga e bisogna sapere le cose.

E saperle e volerle dire, perché, altrimenti, è meglio non parlarne perché, in caso contrario, si provocano danni irreparabili.

E le Associazioni, quando chiamano i magistrati a parlare nei convegni, debbono essere attente, molto attente, a CHI chiamare e far parlare alla gente.

Noi chiamiamo sempre intanto i magistrati delle DDA, che sono quelli che sanno perché investigano e stanno in trincea e, poi, , i Lello Maggi, il giudice del processo “Spartacus”, Maria Antonietta Troncone, Luigi de Ficchy e pochi altri.

Non ci interessano gli altri perché “non sanno e non stanno in trincea”.

Bello e forte!

E chi non sa, non è in grado di dare alcun contributo alla conoscenza di fatti e situazioni.

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