C’era chi diceva che a Cassino… non c’è mafia!!!

CASSINO – Terenzio. Confiscati beni del valore di oltre 150 mln di euro

Beni del valore di oltre 150 milioni di euro sono stati confiscati tra Roma, Frosinone e Cassino questa mattina dalla Dia di Roma su provvedimento del tribunale frusinate. Proprietà riconducibili agli imprenditori cassinati Vincenzo e Luigi Terenzio consistenti in 41 appartamenti, un centinaio di appezzamenti di terreno, una decina di automobili di lusso, 41 appartamenti tra Roma e la provincia di Frosinone. E ancora un ex convento situato ad Amaseno adibito a luogo per cerimonie, due yatcht, uno ormeggiato a Gaeta e l’altro a Capri e decine di conti correnti bancari. Tutto ciò è stato confiscato alla famiglia Terenzio e sarà messo a disposizione di associazioni di volontariato. Questa mattina, a Roma , si è tenuta la conferenza stampa in cui il Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo ha sottolineato come questa operazione rappresenti “un altro passo avanti nella lotta alla criminalità confermando – ha asserito – l’impegno investigativo e giudiziario, ma anche la necessità di non abbassare mai la guardia. La maggior parte dei soldi confiscati – ha spiegato – venivano dal contrabbando, dalla vendite di capi d’abbigliamento contraffatti e le proprietà confiscate oggi alla famiglia Terenzio sono frutto di quel giro di malaffare che li hanno visti coinvolti dagli accertamenti partiti nel 2005 e che hanno portato, nel 2007, alle ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei due, collocati in un sistema in cui c’erano i Giuliano, i Casamonica, vecchi esponenti della banda della Magliana”. Proprio dalle dichiarazioni di Luigi Giuliano, diventato collaboratore di giustizia, sono partire le indagini degli investigatori del Capo del Centro Operativo Dia di Roma, Colonnello La Forgia. “In 10 anni – hanno dichiarato durante la conferenza stampa – sono state effettuate circa 15 mila movimentazioni bancarie per un totale di 70 milioni di euro per un giro d’affari molto importante. Cassino rappresentava il punto di approdo per lo stoccaggio di merci contraffatte in arrivo, via Napoli, dalla Cina, e destinato alle piazze di Roma, Milano e Bruxelles. I Giuliano utilizzavano proprietà ed attività dei Terenzio, in particolare capannoni industriali, per lo stoccaggio di oggetti di abbigliamento contraffatti e di strumenti tecnologici prodotti in Cina”. Tra gli immobili anche “un appartamento a Lugano che è stato pagato in contanti e fornisce l’idea di quanto era ramificata e ricca l’organizzazione. Oltre a ciò si aggiungono anche i 50 depositi bancari effettuati in Svizzera” a fronte delle 10 mila euro indicate nella denuncia dei redditi.

(Tratto da Ultimissime.net)

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