Centraline di monitoraggio e inquinamento dell’area di Malagrotta – Valle Galeria

  CENTRALINE DI MONITORAGGIO E INQUINAMENTO DELL’ AREA DI MALAGROTTA – VALLE GALERIA

 

 

Abbiamo ricevuto dal Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Andrea De Priamo,   copia della lettera allegata  dell’ ARPA Lazio relativa al  (travagliato)  funzionamento della centralina mobile messa gentilmente a disposizione dall’ ARPA di Frosinone per supplire alla centralina fissa che ancora non c’è,  nonostante sia stata approvata dall’Assessore regionale all’ Ambiente,  Filiberto Zaratti, con lettera in data  31.10.2007

 

L’assenza di un monitoraggio non estemporaneo della qualità dell’ aria in TUTTA  l’area di Malagrotta – Valle Galeria è particolarmente  grave e inaccettabile,  soprattutto   alla vigilia dell’ entrata in funzione di un impianto “pesantissimo” come il gassificatore della società COLARI.   L’ impianto, com’è noto,  si trova ad essere posizionato   –   in una collocazione a rischio  che aveva sollevato forti  perplessità da parte dello stesso Comune di Roma   –   fra la discarica di  Malagrotta, la più grande d’ Europa,  da una parte,  e la Raffineria di Roma,  la più grande del Centro Italia,  dall’ altra.

 

 Abbiamo parlata molto, finora, della discarica,  della sua malagestione  e  della massa gigantesca di decine di milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati  che vi sono stati sepolti.  E poco, invece, della contigua raffineria.  La Raffineria di Roma è un impianto a grave rischio di incidenti  (come precisato  anche nell’ interrogazione parlamentare allegata, relativa ad altro progetto demenziale  –  il progetto  per una megacentrale da 800 megawatt,   da costruire all’interno della raffineria,  e   di cui  per il momento  non si parla più):

“E’ un impianto  dove già  si sono verificati due incendi negli ultimi 10 anni e nel 2004, secondo i più recenti dati  APAT  –  Agenzia per la protezione dell’ambiente e territorio  – disponibili, sono state prodotte  ben 415.135 tonnellate di anidride carbonica,  quando 100.000 era il valore limite,  4.634 chilogrammi di benzene e 1.000 era il limite,  2.421 tonnellate di ossidi di zolfo (150 era il limite),  oltre a 410 tonnellate di ossidi di azoto (100 era il limite) e 926 tonnellate di composti organici volatili non metanici (100 era il limite).

E’ un impianto con un sistema di serbatoi per combustibili con capacità di quasi 1.300.000 metri cubi, per la distribuzione dei prodotti petroliferi tramite oleodotti e gasdotti, ma anche tramite le 600 autobotti che ogni giorno partono dalla raffineria per rifornire il proprio bacino di utenze, l’impianto ha un ulteriore, significativo impatto”.

Questa è la dimensione del problema.  O piuttosto  ne è soltanto una parte.  Che non comprende la megadiscarica ed i “suoi” centinaia di automezzi pesanti diurni e notturni, le decine di cave (è la più grande zona di cavazione del Lazio), i depositi di carburante e di gas, il bitumificio, la centrale elettrica, il depuratore  e  -“last but not least” –  l’ inceneritore dei rifiuti ospedalieri.  Insomma, URGE monitoraggio sistematico dell’ aria,  analisi delle acque superficiali e sotterranee,  carotaggi del suolo.

La zona del quartiere di Massimina  “è una delle zone a maggior rischio ambientale d’ Italia”. L’intera area,  inoltre,  è in grande espansione “visto che tale ambito territoriale fa parte del quadrante urbano più soggetto alle trasformazioni del nuovo Piano regolatore generale, quantificabili in 22 milioni di metri cubi, ossia un terzo dell’intero dimensionamento del nuovo piano”.

 

                                                                                      Sergio Apollonio

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