Censura e trasferimento d’ufficio da parte del CSM a carico del Procuratore Capo di Frosinone

La sanzione della censura, ossia un provvedimento disciplinare, e il trasferimento d’ufficio: è quanto ha disposto il Csm nei confronti di Margherita Gerunda, procuratore capo di Frosinone, al termine di una riunione. Una doccia fredda per l’alto magistrato, che ha appreso la decisione del tribunale delle toghe ieri mentre si trovava in ospedale, a Padova, per un nuovo ricovero. «Sono indignata, scoraggiata, evidentemente do fastidio a qualcuno». Parole, quelle della Gerunda, pronunciate solo poche ore dopo. Concetto, l’ultimo, che aveva già sottolineato qualche mese fa quando il plenum non le aveva rinnovato l’incarico nel capoluogo ciociaro per un vecchio ricorso presentato da un altro magistrato. Questa volta, però, a esprimersi è stata la sezione disciplinare del Csm.
Il procuratore, in sostanza, secondo quanto le viene contestato, avrebbe assunto gratuitamente nella procura un giovane neolaureato con compiti di supporto e collaborazione, al quale avrebbe fatto visionare fascicoli processuali coperti dal segreto di indagine. «Macché – ribatte la Gerunda – si è trattato solo di uno stage, con compiti di ricerche di giurisprudenza e temi vari. Una pratica con giovani laureati prevista anche dalle circolari inviate del ministero. Ho solo fatto quello che era consentito, nulla di più. E poi non ho fatto visionare alcun fascicolo riservato: l’hanno dichiarato anche i colleghi del mio ufficio che sono stati ascoltati in merito», sottolinea. La mano pesante del Csm è stata dovuta anche al fatto che il magistrato, in passato, aveva disposto l’”allontanamento” da scuola di un ragazzo ritenuto ”difficile”. Provvedimento che era stato poi annullato dal Tar e che aveva dato origine a un’istruttoria del Csm.
La sezione disciplinare, dunque, ha decretato per il Procuratore il trasferimento d’ufficio, con l’impossibilità di ricoprire incarichi direttivi, come quello di capo di una procura o di un ufficio giudicante; inoltre le ha inflitto la sanzione della censura. Provvedimenti che, però, non sono immediatamente esecutivi, visto che sono entrambi impugnabili da parte del magistrato davanti alle sezioni unite civili della Cassazione. «A questo punto, vedendo la situazione, non credo che farò ricorso. Anzi, quasi sicuramente lascerò la magistratura, andrò in pensione, anche se a malincuore, d’altronde ho 43 anni di servizio – ha spiegato la Gerunda -. Ritengo queste decisioni un duro colpo al mio prestigio e alla mia onorabilità: come potrei continuare ad esercitare, quale sarebbe la mia credibilità al cospetto dei colleghi? Debbo dire – continua – che mi sento danneggiata. Dopo tanti anni di carriera, in cui ritengo di aver svolto un buon lavoro raggiungendo risultati apprezzabili, ora, dopo queste ultime vicende, sono davvero amareggiata. Sono orgogliosa di aver lavorato a servizio della magistratura: sentimenti di stima e di gratitudine mi sono giunti da molti cittadini, anche a Frosinone. E questo è importante per un giudice», conclude la Gerunda, che ieri si è sottoposta a ulteriori accertamenti sanitari dopo l’incidente di cui era rimasta vittima a maggio scorso, quando in un bar le fu servita soda caustica al posto dell’acqua.

Stefano De Angelis
(Tratto da Il Messaggero)

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