C’é guerra,si spara nelle strade,si ammazza,qualcuno viene sciolto nell’acido e la gente e la politica tacciono e fanno finta di niente.Il dramma di un Paese in agonia e senza avvenire.

Clan Mallardo, un anno fa lo scoppio della faida. La guerra di camorra si consuma nell’indifferenza di politica e società civile
A 365 giorni dalla scomparsa del ras Michele di Biase ‘Paparella’, si sono susseguiti agguati, pestaggi ed intimidazioni. Le forze dell’ordine ci sono, le istituzioni no

di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Un ras del clan Mallardo scomparso nel nulla, quattro sparatorie nel cuore del centro storico, un clima sempre più pesante in città. Ad un anno esatto dall’agguato ai danni di Michele di Biase, detto Paparella, gli equilibri criminali a Giugliano sono radicalmente cambiati.

LA SCOMPARSA DI PAPARELLA – Era la notte tra il 2 e 3 ottobre 2015 quando l’auto su cui viaggiava l’ex esponente del clan Mallardo fu ritrovata piena di sangue in via D’Avalos a Napoli. Il boss 58enne di Giugliano arrivò nella zona del Vasto, dove sono egemoni i Contini, storici alleati della cosca giuglianese, a bordo di una Panda intestata al fratello. La polizia trovò molto sangue all’interno dell’autovettura e un cappellino con visiera forato sul lato sinistro. Il finestrino, sempre dal lato guida, era stato infranto in due punti e i colpi avevano sforacchiato anche il vetro dall’altro lato. Nell’abitacolo c’erano anche un paio di occhiali, anch’essi sporchi di sangue. Sotto il parasole, gli investigatori trovarono la sua patente di guida. Del suo corpo non c’è nessuna traccia e per il presunto omicidio non ci sono indagati. Secondo un’intercettazione tra due esponenti della malavita, Di Biase sarebbe stato ucciso e sciolto nell’acido su ordine della famosa Alleanza di Secondigliano per non essersi allineato all’ordine di non vendere la droga a Giugliano. Ma si tratta solo di un’ipotesi, tutt’altro che confermata.
Da quel giorno tra i due gruppi del clan Mallardo, le Palazzine ed il Selcione, sono aumentate le frizioni già annunciate dal pentito Pirozzi il 29 novembre del 2012 ai magistrati. Dalle minacce e dagli avvertimenti si è passati alle intimidazioni e agli agguati a colpi di pistola. Ben quattro le sparatorie verificatesi in dodici mesi a Giugliano. Tre nelle Palazzine, roccaforte del nuovo gruppo composto dalle nuove leve che aspirano a conquistare il potere per controllare gli affari illeciti nel territorio giuglianese, in particolare droga e racket. Un’altra sparatoria si è verificata nella zona della ‘Montagnella’, sotto l’egemonia del gruppo del Selcione. In mezzo ci sono avvertimenti, pestaggi e summit, uno dei quali interrotto dai carabinieri proprio nelle Palazzine di Giugliano.

CITTA’ INDIFFERENTE – La guerra criminale in corso nella terza città della Campania è da un anno sulla bocca di tutti, ma in pochi hanno il coraggio di parlarne. L’eco dei colpi di pistola dura giusto il tempo di 24 ore, poi nulla più. Eppure solo per caso non ci è scappato il morto. Nelle Palazzine si è sparato in pieno giorno, a pochi passi da una scuola e vicino ad un gazebo di evangelisti. Qualche giorno fa c’è stato un conflitto a fuoco al Corso Campano, principale strada di Giugliano alle nove di sera all’esterno di un bar frequentato da giovani ed anziani. Solo per caso i colpi di pistola esplosi all’impazzata non hanno centrato un passante o qualche cliente all’esterno dei negozi della zona. Nessuno sembra aver visto e sentito nulla.

ISTITUZIONI ASSENTI La faida di camorra a Giugliano sta avvenendo nel silenzio generale della politica e della società civile. Di certo non spetta alle istituzioni né alle associazioni mettere fine allo scontro tra bande criminali, ma a volte i segnali servono a qualcosa. Ed invece, tranne sporadiche dichiarazioni di qualche consigliere comunale, le sparatorie così come il blitz contro i falsi invalidi a Giugliano, sono passate sotto silenzio. Come se non parlarne cancellasse paura e omertà. Perché non si organizza un consiglio comunale simbolico nella zona delle Palazzine per capire l’aria che tira in quel quartiere così vicino al cuore di Giugliano ma così distante nella politica cittadina? Perché non si prova a chiedere alle tantissime persone oneste che abitano in quei palazzoni cosa si prova a convivere con la costante paura di potersi ritrovare all’improvviso in una sparatoria? E’ normale chiedere il permesso alle sentinelle se poter uscire o entrare nella propria abitazione? E’ sufficiente chiedere la presenza forte dello Stato attraverso l’aumento di carabinieri e polizia, che stanno svolgendo un ottimo lavoro sul territorio. per stare in pace con la coscienza?
Allora meglio inseguire i pirati del sacchetto, pubblicare le foto della pulizia delle strade, fare le passerelle con con le associazioni anticamorra a Villa Zagaria o discutere per ore ed ore, senza concludere nulla, del problema roghi tossici in consiglio comunale a fine settembre dopo l’ennesima estate infernale. Tanto si sa. Per piangere i morti, soprattutto quelli innocenti, c’è sempre tempo. E la povera Mena Morlando, purtroppo, ce lo ricorda ogni anno.

03/10/2016

fonte:www.internapoli.it

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