“C’è chi simula estorsioni per entrare in associazioni antiracket”, la denuncia di Lo Voi.

“C’è chi simula estorsioni per entrare in associazioni antiracket”, la denuncia di Lo Voi.

UNO DEI PIU’ GROSSI PROBLEMI.LA SIMULAZIONE. ECCO PERCHE’ BISOGNA ESSERE ESTREMAMENTE ATTENTI PRIMA DI DAR CREDITO ALLE ASSOCIAZIONI ANTIRACKET ED ANTIMAFIA.E’ NECESSARIO VERIFICARE SE OGNUNA LO FACCIA ISPIRANDOSI AI PRINCIPI DEL VOLONTARIATO O LO FACCIA PER ALTRI MOTIVI,POLITICI O DI LUCRO.BISOGNA  VERIFICARE SE ESSA DENUNCI O NO E OFFRA UN CONTRIBUTO,COSI’,CONCRETO E COSTANTE ALLE FORZE DELL’ORDINE ED ALLA MAGISTRATURA.CONTRIBUTO CHE PUO’ VENIRE SOLO ATTRAVERSO LA DENUNCIA,NOMI E COGNOMI,DI MAFIOSI ED ESTORTORI  .CHI NON DENUNCIA  E SI LIMITA ALLA RETORICA E’ GIA’ DI PER SE’ SOGGETTO SOSPETTO.

Il procuratore capo è intervenuto a un seminario sulla prevenzione delle infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Alcune imprese tenterebbero così di “tirarsi fuori da possibili sospetti delle forze dell’ordine”

 

Redazione

03 dicembre 2018

Ci sono imprese vicine a Cosa nostra che “si infiltrano nelle associazioni antiracket” e “per infiltrarsi si inventano un danneggiamento alla propria impresa, attribuendolo magari a due poveri disgraziati che si faranno due anni di galera, per potersi accreditare come vittime di estorsione e del racket. E, di conseguenza, automaticamente aderire alle associazioni e tirarsi fuori da possibili sospetti delle forze dlel’ordine. Con tutto l’ottimismo del mondo, il lavoro da fare è ancora tanto”. Sono le parole pronunciate dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, nel corso del seminario “La prevenzione delle infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Le interdittive del Prefetto e le sue fonti di conoscenza” che si è svolto in prefettura.

Secondo Lo Voi “l’omessa denuncia non è necessariamente sintomo di collusione o contiguità mafiosa. Non necessariamente, perché,
talvolta, dipende proprio da uno stato di soggezione da intimidazione, qualche altra volta può essere stata compensata da una qualche forma di collaborazione informale, indicazione informale, parlo di circostanze che si sono verificate, tra il non denunciante e le stesse forze dell’ordine. Questo è uno degli aspetti a cui bisogna fare attenzione, perché si corre il rischio di penalizzare il soggetto sottoposto all’estorsione per due volte, prima perché è stato sottoposto a estorsione e poi per l’interdittiva antimafia – aggiunge ancora Lo Voi – E se arriva l’interdittiva, in casi del genere, c’è il rischio che il soggetto che non può più lavorare legittimamente torni a lavorare con chi gli chiedeva il pizzo, magari solo per avere un prestanome. Ecco perché è necessaria una qualche forma di coordinamento, è necessario che si realizzi un dialogo costruttivo tra queste istituzioni”.

Alla giornata di studio hanno partecipato, oltre al prefetto Antonella De Miro, anche il presidente della III sezione del Consiglio di Stato Franco Frattini e il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho.

“Ho chiesto – ha detto Federico Cafiero de Raho – che venga costituita una banca dati degli appalti con i nomi di tutti, non solo degli appaltatori e degli affidatari ma anche di coloro che partecipano, perché spesso ci troviamo di fronte a qualcuno che recede e allora domandiamoci perché recede. La Direzione nazionale antimafia acquisisce tutte le interdittive che vengono emesse in territorio nazionale e tutte le sentenze emesse dal Tar e dal Consiglio di Stato proprio per avere un quadro chiaro dei diversi territori del Paese – ha spiegato De Raho – Il nostro sistema è molto complesso: se le mafie riescono a inserirsi nell’economia, nella politica, a esercitare un ruolo nell’ambito dei territori a questo corrisponde da un lato lo scioglimento degli enti locali, dall’altro le interdittive antimafia, e ancora le misure di prevenzione e gli strumenti penali”.

 

Fonte:http://www.palermotoday.it

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