Catanzaro, fotografo ucciso per vendetta nel 1996: il mandante è il boss Cannizzaro

Il Messaggero, Giovedì 23 Giugno 2016

Catanzaro, fotografo ucciso per vendetta nel 1996: il mandante è il boss Cannizzaro

di Ilario Filippone

Lo hanno ammazzato per avere arrestato un fedelissimo del clan Cannizzaro nel pieno di una rapina consumata a Tivoli. I sicari sono entrati in azione in un casolare di campagna a Lamezia Terme, il 16 dicembre 1996, quando oramai il 26enne Gennaro Ventura si era congedato dall’Arma per fare il fotografo. Dopo averlo ucciso con due colpi di pistola alla testa, hanno infilato il cadavere in una vasca sotterranea: i resti dell’uomo verranno rinvenuti soltanto a 12 anni di distanza dalla sua scomparsa. Oggi, la polizia ha chiuso il cerchio. Un mandato di cattura è stato notificato al boss Domenico Cannizzaro, alias Mimmo. E’ il mandante, ha ordinato lui la morte del fotografo con un passato da carabiniere: il provvedimento è stato notificato nel carcere di Tolmezzo, dove il padrino sta scontando una pena per mafia. Nel corso delle indagini, coordinate dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, gli agenti sono riusciti a scoprire il movente, che è legato ai trascorsi della vittima: quando prestava servizio alla compagnia di Tivoli, il militare Gennaro Ventura aveva arrestato un big della famiglia mafiosa di Lamezia Terme, scatenando l’ira della cosca. A sparare è stato proprio un fidato del clan, Gennaro Pulice. Una volta in prigione, l’uomo ha saltato il fosso, decidendo di collaborare con la giustizia. L’ex malavitoso ha indicato come mandante il boss Domenico Cannizzaro. “E’ stato accertato – affermano gli investigatori – che Pulice, dopo aver attirato in trappola Gennaro Ventura, con la scusa di un appuntamento di lavoro, ha esploso all’indirizzo del fotografo diversi colpi di pistola, uccidendolo e occultandone il cadavere in una vasca sotterranea all’interno di un casolare agricolo in località Carrà Cosentino di Lamezia Terme, lo stesso luogo ove poi verranno rinvenuti i resti della vittima”. Determinanti sono stati anche i verbali riempiti dal pentito Paolo Stranges:”Il minuzioso raffronto tra le propalazioni dei due collaboratori di giustizia – spiega la Questura di Catanzaro – ha permesso di delineare un solido quadro probatorio utile alle contestazioni di cui all’odierno provvedimento cautelare”. Il corpo senza vita del fotografo è stato rinvenuto in una tinozza nascosta sottoterra

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