Catanzaro, chiuse le indagini sull’ex procuratore aggiunto Luberto e sull’ex deputato Pd Aiello: “Corruzione”

Il Fatto Quotidiano

Catanzaro, chiuse le indagini sull’ex procuratore aggiunto Luberto e sull’ex deputato Pd Aiello: “Corruzione”

Per “avvantaggiare” il parlamentare il magistrato “ometteva di iscrivere nel registro degli indagati e di proseguire le indagini anche nei confronti di Adamo Nicola e Bruno Bossio Vincenza”. E’ uno dei passaggi più rilevanti dell’avviso con cui la Procura di Salerno ha chiuso l’indagine per corruzione nei confronti del magistrato oggi trasferito, per ragioni disciplinari, a Potenza dove da più di un anno svolge le funzioni di giudice civile

di Vincenzo Iurillo e Lucio Musolino | 2 APRILE 2021

L’ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto, “allo scopo di avvantaggiare” l’ex parlamentare del Pd Ferdinando Aiello, “ometteva di iscrivere nel registro degli indagati e di proseguire le indagini anche nei confronti di Adamo Nicola e Bruno Bossio Vincenza”. E’ uno dei passaggi più rilevanti dell’avviso con cui la Procura di Salerno ha chiuso l’indagine per corruzione nei confronti di Luberto oggi trasferito, per ragioni disciplinari, a Potenza dove da più di un anno svolge le funzioni di giudice civile.

La notizia dell’avviso di conclusione delle indagini è stata pubblicata stamattina dalla Gazzetta del Sud che ha annunciato anche il faccia a faccia di Luberto con i pm di Salerno che lo hanno indagato. Su sua richiesta, infatti, il magistrato doveva essere sentito oggi dal procuratore aggiunto di Salerno Luca Masini e dal sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello, gli stessi pm che nel dicembre 2019 avevano emesso un decreto di perquisizione nei confronti di Luberto e dell’ex parlamentare del Pd Ferdinando Aiello.

L’interrogatorio, però, è slittato a data da destinarsi. C’è stato qualche impedimento e Luberto sarà sentito dopo Pasqua. La data non è stata ancora fissata e gli sarà comunicata con un nuovo invito. Leggendo i capi d’accusa, è caduta l’aggravante mafiosa contestata in una prima fase dell’indagine. Si aggiungono, però, altri reati tra quelli addebitati all’ex procuratore aggiunto di Catanzaro. Per lui l’accusa è di corruzione, falso, favoreggiamento, rivelazione di segreti di ufficio e omissione.

Stando all’inchiesta, era il deputato del Pd Aiello che pagava con la sua American Express i viaggi del magistrato di origini cosentine.
“In cambio di promesse di denaro, beni e utilità,- si legge nel capo di imputazione – Luberto, dapprima come sostituto procuratore e poi quale procuratore aggiunto di Catanzaro, asserviva stabilmente la sua funzione all’Aiello, allo scopo di consentire di eludere le indagini della Procura di Catanzaro e comunque per fornirgli notizie utili acquisite in ambito giudiziario”.

In sostanza, per i pm campani, l’ex parlamentare Aiello avrebbe regalato alcuni soggiorni a Luberto il quale, grazie ai versamenti in contanti e agli assegni dell’esponente del Pd riusciva a garantirsi “uscite” sproporzionate allo stipendio da magistrato.
Nel decreto di perquisizione, infatti, c’era scritto che sul conto corrente di Luberto “vi erano 
entrate nettamente superiori, e per rilevanti importi, ai redditi dichiarati”. Soldi che, per gli inquirenti, dovrebbero essere collegati al rapporto tra il magistrato calabrese e l’ex deputato Aiello eletto nel 2013 con Sel e poi passato al Pd.

Pagava tutto il parlamentare: dalla settimana bianca in Trentino presso l’hotel “Gardena di Castelrottonel gennaio 2017, alla vacanza alle isole Eolie nel luglio dello stesso anno fino al soggiorno in montagna presso l’hotel Adler di Ortisei nel gennaio 2018.
I due erano amici, così tanto che Aiello “era fra gli invitati alla festa di compleanno di 50 anni del Luberto, festa svolta a casa di quest’ultimo”. Già nel 
decreto di perquisizione del dicembre 2019, però, si faceva riferimento ad altri parlamentari. Sintetizzando quanto “riferito dai carabinieri”, sentiti nel corso delle indagini, infatti, i pm avevano scritto che “si parlava di dazioni di beni a due parlamentari”, tra cui Aiello, che “sembrava ottenere altri vantaggi dagli indagati (in particolare assunzioni di persone)”.

Quella era a un’altra vicenda su cui stava indagando Luberto. A spiegarlo ai magistrati campani sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Cosenza che un giorno, dopo averlo informato del coinvolgimento di Aiello in presunti fatti di ‘ndrangheta, si sono visti piombare in caserma personalmente Luberto. “Sminuì la valenza indiziaria – raccontano i militari – e diede un’espressa direttiva orale al comandante del reparto di non riportare le conversazioni che coinvolgevano l’Aiello negli atti che sarebbero stati depositati”.
Allo scopo di avvantaggiare” l’ex parlamentare del Pd Ferdinando Aiello, – è scritto nel capo di imputazione della Procura di Salerno – “ometteva di iscrivere nel registro degli indagati e di proseguire le indagini anche nei confronti di Adamo Nicola Bruno Bossio Vincenza a carico dei quali emergevano elementi di reati dai medesimi atti riguardanti l’Aiello”.

I nomi della parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio e del marito Nicola Adamo, quindi, compaiono nell’avviso di conclusione indagini. I due coniugi non risultano indagati ma, stando all’accusa, l’allora procuratore aggiunto di Catanzaro determinava che “Aiello Ferdinando, Adamo Nicola e Bruno Bossio Vincenza eludessero le indagini dell’autorità giudiziaria o di chi ha l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria”. Il procuratore aggiunto nascose, pure ai suoi colleghi pm, “le indagini che riguardavano i politici. Nonostante il deputato del Pd godesse della “protezione” di Luberto, i carabinieri “di loro iniziativa effettuarono delle attività di riscontro al fine di verificare l’effettivo coinvolgimento dell’Aiello”. Indagini che “ebbero esito positivo” ma che, per volontà del procuratore aggiunto, non finirono mai nel faldone della Dda di Catanzaro. Il magistrato non ha mai iscritto, infatti, l’ex deputato nel registro degli indagati, nonostante il suo nome fosse finito nelle intercettazioni dei carabinieri di Cosenza.

Secondo quanto scrivono i pm di Salerno, dall’ufficio del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto uscivano informazioni riservate. Tra le accuse contestate al procuratore aggiunto di Catanzaro c’è pure quella di rivelazione del segreto di indagine. Per i pm, infatti, Luberto avrebbe informato il suo amico parlamentare Aiello che il poliziotto Vito Tignanelli era stato intercettato e che il fascicolo “era stato trasmesso alla Procura di Salerno per competenza in quanto da tali intercettazioni emergevano elementi di reato a carico del procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla”. Si tratta dell’altro magistrato calabrese sotto processo per corruzione davanti al Tribunale di Salerno. Quella di Facciolla è una storia diversa rispetto ai guai giudiziari di Luberto. Ma identica dal punto di vista disciplinare visto che il Csm li ha trasferiti entrambi a Potenza con funzioni di giudice civile.

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