Castellammare, il pentito fa i nomi dei politici

Il Mattino, Venerdì 27 Maggio 2016

Castellammare, il pentito fa i nomi dei politici

di Dario Sautto

Il pentito svela i rapporti tra colletti bianchi e camorra, trema la politica stabiese. Nelle 60 pagine di verbale dell’interrogatorio fornito dal collaboratore di giustizia Renato Cavaliere – sotto processo per l’omicidio del consigliere Pd Gino Tommasino – non si leggono solo i retroscena di alcuni omicidi di camorra, ma compaiono i nomi di imprenditori, professionisti e politici legati agli affari del clan D’Alessandro: tra questi ultimi, alcuni in corsa per le prossime amministrative. La camorra stabiese era dunque riuscita ad intessere legami con la città «pulita», con la quale faceva affari. Stando a quanto raccontato dal collaboratore di giustizia, i D’Alessandro erano riusciti a condizionare in modo particolare un esponente politico che compare in una lista come aspirante consigliere. «Ce n’era uno che più degli altri era interessato come Tommasino all’affare dei parcheggi», sostiene il collaboratore di giustizia.

Un ex consigliere comunale, oggi di nuovo candidato, che avrebbe avuto rapporti preferenziali «con Liberato Paturzo, un imprenditore vicino al clan» e che sarebbe stato «scavalcato» nell’idea di gestione del parcheggio di Vico Equense, vero interesse dei D’Alessandro. «Lì si facevano un sacco di soldi puliti, ci interessava la gestione. E Gino Tommasino stava per fare soldi senza averci interpellato» è la spiegazione di Renato Cavaliere. Uno scenario inquietante tutto da verificare che piomba sulla campagna elettorale stabiese, a meno di due settimane dal voto. Secondo le ultime dichiarazioni del collaboratore di giustizia fornite al sostituto procuratore Claudio Siragusa della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Tommasino fu ucciso il 3 febbraio 2009 su ordine del clan D’Alessandro poco prima di un appuntamento con due imprenditori in programma di lì a poco a Vico Equense: Giuseppe Passarelli (costruttore) e Claudio Russo (titolare della «Sintesi» e gestore delle strisce blu a Castellammare di Stabia). Il primo vero movente venuto fuori dopo 7 anni racconta di intrecci pericolosi nei quali Tommasino avrebbe fatto da tramite con imprenditori, intascando anche mazzette. Su queste rivelazioni sono in corso verifiche dettagliate da parte degli inquirenti, che al momento non vogliono sbilanciarsi sulla veridicità del racconto di Cavaliere, anche se l’idea è che lui possa essere il primo pentito attendibile del clan D’Alessandro. La collaborazione con la giustizia, però, è arrivata solo dopo la condanna in secondo grado all’ergastolo proprio per l’omicidio Tommasino (poi annullata con rinvio dalla Cassazione) e dopo un tentativo di suicidio avvenuto mentre era in videoconferenza collegato per un altro processo. Tanti aspetti che fanno prendere con le dovute precauzioni tutte le parole pronunciate dal pentito. Durante il suo ultimo interrogatorio, Cavaliere ha parlato anche di professionisti legati a doppio filo con la famiglia D’Alessandro e di una lista di imprenditori «amici». Cavaliere, poi, ha spiegato il suo rapporto con Tommasino: «Stava per far assumere una mia parente laureata alla Terme, per questo inizialmente non avevo intenzione di ucciderlo».


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