Castellammare, gli affari d’oro dei D’Alessandro: il clan incassa 10 milioni l’anno

Castellammare, gli affari d’oro dei D’Alessandro: il clan incassa 10 milioni l’anno

Ciro Formisano

Castellammare. Un impero economico immenso, praticamente sconfinato. I D’Alessandro sono un’impresa criminale che «fattura» fino a 10 milioni di euro ogni anno, soldi reinvestiti in attività pulite. Dal turismo al settore immobiliare, fino alla ristorazione. Soldi investiti in tutta Italia, dalla penisola sorrentina fino al profondo Nord. E proprio i soldi sono la stella cometa che segue la direzione distrettuale antimafia di Napoli.

La scia di denaro che potrebbe condurre gli inquirenti sulle tracce dello scrigno segreto della camorra, il forziere da cui il clan attinge per sfuggire ai tentacoli della crisi e alle maglie degli investigatori. Indagini finalizzate a colpire al cuore l’organizzazione, strappando soldi e potere ai boss già messi in ginocchio, in questi ultimi quattro anni, da inchieste, processi e condanne. La cosca di Scanzano, come documentato da diverse indagini e dalle relazioni messe nero su bianco dalla Direzione Investigativa Antimafia, continua a investire in svariati settori, soprattutto nel Centro Italia. In particolare nelle terre ricche come la riviera romagnola. In primis, a Rimini dove il clan avrebbe comprato negozi e gestito imprese.

Nell’inchiesta Tsunami – indagine che racconta un decennio di dominio criminale – si parla addirittura di incontri con imprenditori per la realizzazione di capannoni industriali a Piacenza, Bassano Del Grappa e Vicenza. E ancora di rapporti tra i vertici dell’organizzazione criminale di Castellammare di Stabia e alcuni impiegati di banca pronti a suggerire ai padrini di Scanzano le mosse giuste da mettere in campo. E ancora gli investimenti in Sardegna e i resort di lusso. Il tutto attraverso un’alleanza imprenditoriale che vede coinvolti, oltre ai D’Alessandro, anche i Casalesi. Intrecci nei quali si innesta il ruolo dei famosi colletti bianchi: il sottobosco segreto di imprenditori e faccendieri che avrebbero riciclato montagne di quattrini in nome della cosca. E di soldi sporchi da ripulire la camorra stabiese ne avrebbe, secondo le risultanze investigative, a palate.

Le inchieste condotte dalla Dda di Napoli in questi anni sono state in grado di ricostruire gli affari della cosa e soprattutto l’asfissiante e capillare rete estorsiva imbastita dai padrini. Solo il «business» legato alle estorsioni a imprenditori e commercianti vale per le casse del clan D’Alessandro tre milioni di euro l’anno. Cifre probabilmente sottostimate visto che per numerosi episodi estorsivi finiti al centro delle indagini della Procura distrettuale Antimafia non è stato possibile quantificare la reale portata della tangente riscossa. Incassi ai quali si sommano i sei milioni di euro l’anno messi insieme soltanto grazie alla “tassa” sullo spaccio imposta a pusher e organizzazioni satellite del clan. E ancora il riciclaggio, le attività pulite.

Un fatturato criminale che si aggira attorno ai 10 milioni di euro all’anno. Numeri enormi scoperti dalla Dda che in questi anni ha colpito al cuore gli affari della cosca scanzanese. Inchieste capaci di ridimensionare il raggio d’azione del clan e ridurne l’incredibile potenza economica. Indagini che proseguono e che puntano a liberare dalla morsa del pizzo una città che alle minacce della camorra, in questi ultimi decenni, ha pagato un prezzo altissimo.

Fonte:https://www.metropolisweb.it/2021/08/09/castellammare-gli-affari-doro-dei-dalessandro-clan-incassa-10-milioni-lanno/

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