Cassino. Caccia alla piovra delle cave

Stretta sulle infiltrazioni camorristiche nel settore estrattivo

CASSINO Cave e infiltrazioni camorristiche, monitoraggio dei carabinieri. Le attività estrattive di materiali inerti e derivati del sud della provincia di Frosinone nel mirino degli investigatori: trenta i siti giudicati sensibili dagli uomini della Compagnia di Pontecorvo. Oltre 100 i rapporti di lavori con società di matrice campana che gli uomini in divisa hanno scrutato e sui quali sarebbero emersi dati «interessanti». L’obiettivo è tenere alta la guardia contro le infiltrazioni camorristiche e per questo si scrutano quelle che sono le società che collaborano con imprese locali, in un territorio di frontiera. Decine i soggetti per i quali c’è stato un particolare interesse. Un’attività sulla quale la magistratura cassinate sta valutando le azioni da intraprendere. Ma perché tanto interesse alle cave del sud Lazio? La risposta è semplice. In provincia di Caserta le attività estrattive sono pressoché inesistenti per effetto della normativa contro il riciclaggio e questo sposta il baricentro dell’approvvigionamento d’inerti e similari nei territori confinanti. Moltissimi partner economici degli imprenditori cassinati, non tutti naturalmente, sono campani, e questo non può che far alzare il livello di guardia. I militari dell’Arma, diretti dal capitano Pier Francesco Di Carlo, esperto conoscitore delle dinamiche campane avendo comandato il nucleo operativo e radiomobile a Santa Maria Capua Vetere, hanno repertato ogni movimento, ogni passaggio economico, comprese singole attività e rapporti con soggetti campani che risultano, almeno all’apparenza, «puliti». Centinaia, come detto, i documenti di rapporto repertati dai carabinieri, moltissimi gli accessi eseguiti direttamente nei siti estrattivi, senza contare i controlli incrociati operati con gli uomini della polizia giudiziaria della provincia di Caserta. Fatture, documenti di trasporto, contratti e ogni altro atto che possa tracciare la provenienza e la partenza dei materiali. Accanto alle attività dei controlli legati al contrasto delle infiltrazioni camorristiche, ci sono poi accessi mirati sulle concessioni amministrative degli enti locali. In tal senso solo nei comuni di Pontecorvo, Esperia e Coreno, si stanno valutando le posizioni di alcune concessioni. Infine il personale. I carabinieri vogliono avere cognizione di chi «traffica» nelle cave per capire così la portata del rispetto della legalità. Le attività estrattive non possono essere lasciate alle dinamiche interne, o meglio al proprio destino. Tutto è sotto stretto controllo da parte dei carabinieri. Costantemente.

Vincenzo Caramadre

(Tratto da Il Tempo – Frosinone)

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