Caso Ruby, è guerra Pdl-toghe. Furia Berlusconi: no a nuovo ’94 . E’ guerra contro la Magistratura. Basta!!!

I pm di Milano sono “avanguardia rivoluzionaria”, premier pronto a “far causa allo Stato” dopo la richiesta di rito immediato

Di tutte le convulse giornate dopo l’esplosione del ‘caso Ruby’ nessuna è stata più convulsa di questo 9 febbraio. Elenco, non cronologico, dei fatti: i pm di Milano bollati come “avanguardia rivoluzionaria”, il governo pronto a valutare la strada del decreto legge per cambiare il regime delle intercettazioni, il Presidente del Consiglio impegnato a far “causa allo Stato” e ad annuncia (subito smentito) un incontro con il Capo dello Stato. E la maggioranza, intanto, intenta a valutare l’ipotesi di denunciare i magistrati per attentato agli organi costituzionali. Si è conclusa con un documento politico di fuoco, targato Popolo della libertà, la giornata più nera della storia dei rapporti tra politica e magistratura, iniziata con l’ufficializzazione della richiesta di rito immediato per Silvio Berlusconi da parte della Procura di Milano per il caso Ruby. La riunione di partito, allargata a molti esponenti della maggioranza, era giunta inattesa di buon mattino. E’ la risposta politica di Berlusconi alle toghe milanesi. “Non mi faccio processare sui giornali e in tv”, scandisce a margine del cdm e ripete per tutto il giorno. Circolano ipotesi di ogni tipo, a via del Plebiscito e dintorni. Raccontano che al Cavaliere sia piaciuta l’idea di denunciare i magistrati per attentato al governo. Gianfranco Rotondi rilancia l’idea anche nel corso dell’ufficio di Presidenza. E’ in quella sede che Berlusconi racconta a quaranta tra dirigenti e ministri i particolari dell’inchiesta Ruby, ma anche del filone napoletano che chiama in causa Sara Tommasi: “Avete visto i messaggi che mandava, ci sono finiti in mezzo pure persone famose e questa ragazza si è rovinata la vita. In ogni caso non c’è nessun reato penale in tutta questa storia”. Nessun reato, insiste il Presidente del Consiglio, solo una persecuzione che richiede risposta compatta di tutto il partito, in modo da scongiurare “un nuovo ’94”. La misura è colma, a tal punto che il premier mette in agenda anche un incontro con Giorgio Napolitano, per discutere con lui di quella che considera una “situazione di grave conflitto istituzionale” derivata dalle mosse della Procura di Milano sulla vicenda Ruby. Pochi minuti però è arrivata la precisazione quirinalizia: Allo stato al Quirinale non risulta alcun incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Intanto arriva la reazione anche dell’opposizione del Pd. Il comunicato del Pdl, si legge in una nota, è da organizzazione terroristica e contiene parole violente e minacciose dal partito del premier. “Ribadendo le tesi complottistiche a cui la destra ci ha abituato, presenta toni, sintassi e lessico – denuncia in una nota il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando- più vicini a quelli utilizzati da un’organizzazione terroristica che non a quelli che dovrebbero essere propri del principale partito di governo del Paese. Il fatto che invece sia un partito con tale responsabilità di governo a usare parole così violente e minacciose costituisce di per sé un elemento di destabilizzazione delle istituzioni, rivolto contro chi ha la “colpa” di fare il dovere che la Costituzione gli attribuisce”.

(Tratto da Virgilio Notizie)

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