Caso Fondi: ecco la mafia del basso Lazio

L’attacco del senatore Fazzone (Pdl) al prefetto che ha chiesto, lo scioglimento del Comune. Negato anche dal Consiglio dei ministri

LATINA – C’è chi la definisce la quinta mafia, chi invece, sostiene che sia uno degli esempi più avanzati di commistione di realtà criminose, con organizzazioni diverse tra di loro che portano avanti i propri affari senza pestarsi i piedi più di tanto.

È la mafia del basso Lazio, una realtà in espansione, nata, anche per via della vicinanza geografica, sull’esempio della camorra campana ma non solo. Le mire espansionistiche delle famiglie del casertano, infatti, si sono posate pian piano su cittadine come Minturno, Formia, fino ad arrivare a Latina passando per le splendide località costiere ed spingendosi anche in centri urbani importanti come Aprilia, Nettuno, Ardea, e Pomezia, a pochissimi chilometri da Roma. Ma allo sviluppo della mafia del basso Lazio hanno concorso diversi fattori, come la destinazione di queste terre a confino per personaggi dalla storia criminale di primo piano, uno su tutti Frank Coppola.
Colpevolmente, di questo fenomeno e del suo sviluppo negli anni non si è mai parlato, lasciando che il basso Lazio divenisse un enorme bacino nel quale ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra, sacra corona unita ed addirittura organizzazioni straniere venissero a ripulire i loro soldi guadagnati altrove.
Ora però, questa realtà sembra essere maturata o quanto meno aver assunto una forma diversa: c’è, infatti, un clima di illegalità diffusa, che pervade le istituzioni e che rende evidente ciò che fino a pochi anni fa era nascosto. Lo scioglimento del Comune di Nettuno, avvenuto un paio d’anni fa, assieme alle commissioni d’accesso che hanno tenuto sotto controllo le amministrazioni di Pomezia ed Ardea, hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, anche se il vero evento catalizzatore è stato la richiesta di scioglimento del comune di Fondi avanzata dal Prefetto di Latina e non ancora accordata dal Governo Berlusconi.
Le perplessità di alcuni Ministri, come ha affermato Berlusconi durante una conferenza stampa, non hanno consentito al Consiglio di precedere allo scioglimento, pur se avallato dal titolare del dicastero degli Interni Maroni. Alcune testate giornalistiche hanno motivato tale diniego adducendo ragioni di ordine personale dei ministri Meloni, Brunetta e Matteoli, che hanno prontamente smentito. Se un comune con infiltrazioni mafiose continua a reggersi perché il futuro suocero di un ministro è l’avvocato di alcuni indagati o perché un altro ministro sta per diventare il cognato del sindaco non è accertabile: dal punto di vista politico, invece, è riscontrabile come il più fiero oppositore del prefetto di Latina nella vicenda Fondi sia il senatore Claudio Fazione (Pdl), vero e proprio deus ex machina pontino.
Dapprima vicepresidente della Provincia di Latina, nel 2000 venne eletto consigliere regionale con un singolare record: ottenne oltre 27 mila preferenze, il più votato d’Italia, che vuol dire che ogni dieci persone che si recarono alle urne esprimendo il voto, ce ne fu una che scrisse Fazzone sulla scheda. Incredibile, a tal punto che ottenere la Presidenza del Consiglio Regionale fu una formalità. Nel 2005, però si migliorò, venendo rieletto con 38 mila preferenze.
Senza possibilità di governare nel Lazio per la vittoria del centrosinistra, nel 2006 Fazzone fu eletto senatore e rinunciò alla carica di consigliere regionale, venendo nuovamente rieletto a Palazzo Madama nel 2008. Un vero e proprio schiacciasassi, uno abituato a non perdere mai, tanto forte che sembra sia lui, anche in virtù del suo ruolo di coordinatore regionale del Pdl, a scegliere personalmente tutti i candidati sindaci dei comuni della Provincia di Latina.
Originario di Fondi, quando la sua città è stata coinvolta nello scandalo mafia, si è schierato subito in difesa. L’attacco al Prefetto Frattasi è stato molto duro, qualcuno dice anche troppo. «Serve una commissione d’inchiesta che verifichi tutti gli atti e l’iter prodotto in questa vicenda dal prefetto di Latina e della correttezza degli interventi delle forze politiche della sinistra veicolati sui media», ha dichiarato a botta calda Fazzone, definendo la vicenda di Fondi come «un caso montato ad arte e fortemente strumentalizzato dalle forze di sinistra che sin dal primo momento hanno fatto pressione inusitata attraverso gli organi di informazione affinché il Governo prendesse una decisione sic et simpliciter». La sinistra, insomma, attraverso un prefetto amico vorrebbe rovesciare il comune di Fondi.
Una dichiarazione del genere è grave se a pronunciarla è un cittadino comune perché getta un alone di sospetto su chi sul territorio rappresenta lo Stato, come appunto il prefetto; ma diventa ancor più greve se risulta essere il pensiero di un membro della commissione Giustizia del Senato della Repubblica.
Inutile dire che le posizioni di Fazzone hanno suscitato forti polemiche, in particolare da parte di Libera e del coordinatore della provincia di Latina dell’associazione di Don Ciotti, Paolo Vescovo. Come va di moda ultimamente anche Vescovo ha commentato le posizioni del senatore del Pdl con delle semplici quanto spinose domande: «Perché il Sen. Fazzone si oppone all’eventualità dello scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose? Chi, a livello nazionale, nega l’esito comune della commissione prefettizia e di quella ministeriale? Chi, a livello nazionale, nega la decisione con cui il Tribunale Del Riesame di Roma ha disposto la permanenza in carcere di alcuni dei personaggi di spicco nell’inchiesta Damasco (l’indagine su un giro di usura che assieme alle confessioni dell’ex assessore all’urbanistica Izzo hanno dato il via al caso-Fondi, ndr)? Chi, a livello nazionale, nega le decisioni con cui il Tribunale di Latina ha disposto il sequestro dei beni per un valore complessivo di più di venti milioni di euro a persone coinvolte nella stessa indagine proposto dalla Questura di Latina? Chi, a livello nazionale, nega il ruolo di così tante istituzioni, con un agire ai limiti della compostezza?».
Domande lecite a cui, purtroppo, il senatore Fazzone non risponderà.
Giovanni Mazzamati
(Tratto da Dazebao)
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