Caso Fondi: da “Il Tempo” del 27 febbraio 2009

Clemente Pistilli

Corruzione in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio e appoggio ad una presunta associazione mafiosa. Ricevuti gli atti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la Procura della Repubblica di Perugia, competente ad indagare sui magistrati di Latina, ha indagato per oltre un anno su eventuali illeciti commessi in via Ezio, per favorire gli uomini di “Damasco”, ovvero quei presunti componenti di quella che è stata considerata una gang criminale volta ad inquinare la pubblica amministrazione di Fondi e a collaborare con le mafie nella Piana.

Leggiamo su “IL TEMPO “ di venerdì 27 febbraio 2009, nella cronaca di Latina, due servizi estremamente interessanti sul “caso Fondi”. Li riportiamo entrambi:

OLTRE DAMASCO.

Primi sospetti A marzo 2007 dubbi su “incontri” in via Ezio

Indagati un magistrato, un cancelliere, un vigile urbano, un barbiere ed un ex politico.

IN PROCURA “SOFFIATE” ALLA GANG, A PERUGIA VOGLIONO ARCHIVIARE

Caso FONDI. I pm umbri ritengono che non siano emersi elementi utili a poter sostenere un processi i risultati di intercettazioni e pedinamenti, i pubblici ministeri umbri Nicola Miriano e Giuseppe Petrazzini si sono però convinti che il quadro emerso non è sufficiente a sostenere un processo e hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del procedimento.

L’inchiesta ora al vaglio del GIP vede come indagati un magistrato della Procura della Repubblica di Latina, un cancelliere di via Ezio, un vigile urbano in servizio presso la Procura, l’ex assessore al Comune di Fondi, Riccardo Izzi, e Giuseppe Canale, barbiere di Monte San Biagio.

Ma cosa ha portato a legare un politico, un inquirente ed un barbiere?

A portare la DDA di Roma a interessare i colleghi di Perugia furono le indagini su Fondi condotte dai carabinieri del Nucleo operativo provinciale.

Era marzo del 2007 e gli uomini del capitano Luigi Spadai stavano intercettando l’assessore Izzi per appurare eventuali legami con la criminalità fondana.

In un’informativa inviata all’Antimafia, i carabinieri specificano che alcuni fondani considerati da sempre vicini alla ‘ndrangheta, un maghrebino ritenuto al vertice di traffici illeciti e lo stesso assessore sono diventati insolitamente accorti nelle loro comunicazioni. Una fuga di notizie?

I militari intercettano conversazioni tra il barbiere di Monte San Biagio e Izzi, che a sua volta contatta l’immobiliarista Massimo Anastasio Di Fazio. I tre avrebbero parlato di richieste di informazioni in Procura su procedimenti che li riguardano. Scattano i pedinamenti e gli inquirenti si convincono che un cancelliere ed un magistrato “passano” informazioni ai fondani su indagini in corso.

La DDA non perde tempo e invia il troncone d’indagine a Perugia. Il magistrato, il cancelliere ed il vigile, insieme a Izzi e al barbiere, finiscono sotto inchiesta. Ma dopo oltre un anno secondo gli inquirenti umbri non sono state raccolte prove a sufficienza e i due pm chiedono al GIP di archiviare. Caso chiuso? Forse”.

A fianco, c’è un altro articolo che pure ricopiamo:

Le Indagini. Buste della spesa, mele e arance per avere notizie sui fascicoli

CASSETTE DI FRUTTA AGLI INQUIRENTI

Una storia che diventa fiction, fatta di alimenti in cambio di notizie riservate, di un barbiere in grado di ottenere “favori” da uomini dello Stato e di uomini dello Stato disponibili a tradire la loro missione in cambio di qualche busta della spesa, di un imprenditore che viene attratto dalla politica e che cerca rispetto andando a braccetto con noti pregiudicati e di malavitosi che pensano di avere una patente di impunità. Questa è la storia che emerge dagli atti giudiziari e che, dopo attento esame, ha portato la Procura di Perugia a chiedere di archiviare il filone che tocca i colleghi pontini. Secondo i carabinieri il barbiere Canale, ogni volta che Izzi lo chiedeva, bussava alla porta della Procura, dove aveva un “amico grande” e un “amico piccolo” e raccoglieva informazioni su indagini che interessavano l’assessore e malavitosi fondani. Accade così che i militari vedono l’intraprendente Canale portare buste della spesa al magistrato “amico grande” e mettere nel portabagagli dell’auto dell’”amico piccolo” cancelliere e del vigile cassette di arance e mele. E subito dopo la “visita” Izzi non parla quasi più al telefono e chi invece parla, secondo l’Arma, confermerebbe l’avvenuta fuga di notizie. Sempre i carabinieri seguono poi lo stesso assessore in Procura. Un teorema a cui non sarebbero seguite forti prove”.

Fin qui-ripetiamo- “Il Tempo” di venerdì 27 febbraio 2009 nella cronaca di Latina, pagg.10 e 11.

Prendiamo atto del fatto che i pm di Perugia si “sono convinti che il quadro emerso non è sufficiente a sostenere un processo”.

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