Caserta, blitz anticamorra contro affiliati ai clan Bidognetti e Zagaria

Il  Mattino, Lunedì 2 Novembre 2015

Caserta, blitz anticamorra contro affiliati ai clan Bidognetti e Zagaria

Caserta. I carabinieri della compagnia di Casal di Principe, coordinati dalla DDA di Napoli, hanno dato esecuzione oggi a un ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 indagati, tutti affiliati alle fazioni Bidognetti e Zagaria del clan dei Casalesi, responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione.

Le attività estorsive del gruppo criminale, nei confronti di numerosi imprenditori dell’agro aversano, abbracciano un periodo che va dal 2002 al 2014.

Tra il 2002 e il 2014 hanno sottoposto a «tassazione parallela», cioè a tangenti, numerosi imprenditori del Casertano, riuscendo anche dal carcere a comunicare con gli estorsori attraverso dei pizzini, uno dei quali è stato sequestrato dai carabinieri.

Almeno 18 le estorsioni compiute accertate, 4 le tentate estorsioni. Solo due gli indagati che stanotte, quando è scattata l’operazione dei carabinieri, erano in libertà: si tratta di Mario Migliozzi, di 57 anni, e Annibale Tummolo di 48 anni. Entrambi operavano nel Comune di Cancello Arnone (Caserta).

Gli altri indagati sono invece già detenuti da tempo; tra questi ci sono gli esponenti di primo piano del clan, Nicola Alfiero e Vincenzo Della Corte. Uno degli indagati, Giovanni Nicolò, nonostante fosse in cella, riusciva a comunicare all’esterno con Tummolo attraverso dei pizzini che consegnava alla moglie durante i colloqui in carcere. Uno dei bigliettini è stato sequestrato dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe: sopra c’erano scritti i nomi degli imprenditori che avevano denunciato e che bisognava far ritrattare, con l’invito all’estorsore a provvedere alla moglie. Qualche imprenditore si è presentato spontaneamente ai carabinieri, altri hanno ammesso di aver pagato per anni la tangente solo dopo essere stati messi di fronte ad intercettazioni e ad altre prove del pagamento.

Dalle indagini è emerso che gli imprenditori avrebbero pagato somme tra i 2000 e i 5000 euro alle «canoniche» scadenze di Natale, Pasqua e Ferragosto ed ogni volta che si aggiudicavano una gara d’appalto.

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