“Case in cambio di sesso”, lo dicono i PM. L’Italia, un paese nel fango!

Il dossier nelle mani dei deputati. La Procura: avanti, siamo sereni. L’intercettazione tra due ragazze: «O sei pronta a tutto, o te ne vai» «Lo chiamano tutte amore»

ROMA – Essere pronte a tutto. Questo la prima regola per partecipare alle feste ad Arcore. E loro, che per entrare in casa del premier non venivano neanche controllate, se l’erano fissata bene in testa. Nelle carte della Procura di Milano vengono descritte le serate «allucinanti” con «bunga bunga fino alle 2 del mattino». Serate , che, secondo quanto riportano alcune intercettazioni tra due giovani – T.M e B. V – “non si possono neanche immaginare”.

«O sei pronta a tutto oppure prendi il taxi e te ne vai», queste le parole dette da due ragazze durante una conversazione telefonica, e riportate nelle carte. «È allucinante. Non sai. Lo chiamano tutte “amore”, “tesorino”. Non puoi nemmeno immaginare quello che avviene lì… Nei giornali dicono molto meno della verità anche quando lo massacrano», si legge ancora nelle intercettazioni tra due giovani. Nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione degli uffici del contabile di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, c’è anche l’intercettazione di una telefonata tra la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi con Emilio Fede nella quale si parla anche della pratica del bunga bunga. «Ma tu stai venendo qui?», chiede Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede. Il direttore del tg4 risponde che sarà nel luogo dell’appuntamento non prima delle 21-21.15. Poi aggiunge: «Ho anche due amiche mie…». «Che palle che sei – risponde la Rossi – quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto…». Arrivare alle residenze del premier, per le escort, non era difficile. «Siamo entrate senza alcun tipo di controllo. È molto semplice. Dai il tuo nome al citofono ed entri», si legge nelle intercettazioni tra due ragazze riportate nell’invito a comparire della procura di Milano al premier Silvio Berlusconi. Un’altra ragazza, sempre descrivendo i festini nella casa del Cavaliere, parla di «desolazione». «Sì, sì – prosegue – l’ho proprio conosciuto per bene. Mi ha presentato a tutti e mi ha dedicato anche una canzone…».

E poi ancora le intercettazioni di Ruby.«Il mio caso è quello che spaventa tutti e sta superando il caso della D’Addario e della Letizia. Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni. Cinque milioni a confronto del macchiamento del mio nome…». Secondo quanto riferisce chi ha letto gli atti della Procura di Milano trasmessi in Giunta per le Autorizzazioni della Camera sul caso Ruby, è quanto avrebbe detto la giovane marocchina alla madre di Sergio Corsaro in una telefonata intercettata. Secondo le cronache mondane, Sergio Corsaro sarebbe un parrucchiere, ex fidanzato della giovane. «Non siamo preoccupati per niente perchè Silvio mi chiama di continuo. Mi ha detto ’cerca di passare per pazza, racconta cazzate’», questa ancora la conversazione telefonica tra ’R.’ e ’Sergio Corsaro’.

(Tratto da La Stampa)

Nella richiesta di autorizzazione alle perquisizione degli uffici di Segrate di Giuseppe Spinelli, riconducibili al Premier Silvio Berlusconi, inviata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, i pm parlano di «un rilevante numero di giovani donne che si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo». I magistrati di Milano sostengono di aver trovato «ampi riscontri investigativi» sulle case concesse dal premier ad alcune ragazze che partecipavano alle serate di Arcore. Ruby- scrivono i pm- avrebbe raccontato che «alcune giovani donne che partecipavano ai suddetti eventi ricevevano in corrispettivo da Silvio Berlusconi la disponibilità gratuita di appartamenti ubicati in “Milano due”». Insomma case gratis, in cambio di sesso. Intanto la Procura fa sapere- in una nota firmata dal procuratore Edmondo Bruti Liberati- che «prosegue nel suo lavoro quotidiano, in piena serenità, nel saldo riferimento ai principi costituzionali dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge, dell’obbligatorietà dell’azione penale, della presunzione di non colpevolezza».

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