Casalesi: imprenditori e funzionari favorivano il clan, nove arresti. In cella ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere .Appartamento anche a Formia?

Il Mattino, Martedì 26 Aprile 2016
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**Casalesi: imprenditori e funzionari favorivano il clan, nove arresti.
In cella ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere*

di Marilù Musto

Nove arresti a Santa Maria Capua Vetere, due persone in carcere, gli
altri ai domiciliari. In cella sono finiti l’ex sindaco della città del
foro, Biagio Di Muro, accusato di corruzione e falsità in atti pubblici,
e Alessandro Zagaria, imprenditore nel settore della ristorazione. Sotto
la lente d’ingrandimento dei magistrati della Dda di Napoli ci sono
appalti pubblici concessi a ditte vicine al clan dei Casalesi, fazione
Zagaria. Indagano i pm Alessandro D’Alessio, Maurizio Giordano e Luigi
Landolfi. Ad eseguire gli arresti i carabinieri di Caserta e la guardia
di finanza di Napoli

PS Biagio Di Muro dovrebbe essere il figlio di Nicola di Muro, in
passato uno dei politici più potenti del casertano, che ha avuto anche
problemi con la giustizia.  Uno degli immobili di cui si parla
nell’articolo di sotto si trova a Formia, in località Acquatraversa

La Repubblica,  20 novembre 1993

*IMPIEGATO E CAMORRISTA CON UN PATRIMONIO DA CENTO MILIARDI*

di ANTONELLO VELARDI

CASERTA – Per apporre i sigilli, una cinquantina di poliziotti hanno
dovuto lavorare dalle quattro del pomeriggio fino a mezzanotte. E per
affidare in custodia giudiziale tutti i beni, il tribunale è stato
costretto a nominare ben sei amministratori. L’ elenco sembra
interminabile: il decreto di sequestro è lungo 24 pagine. Ci sono ville,
appartamenti, auto di grossa cilindrata, appezzamenti di terreno,
disseminati tra Caserta, Latina, Salerno, la Calabria. Un patrimonio di
cento miliardi, accumulato soltanto negli ultimi dieci anni da quello
che ufficialmente doveva essere un oscuro impiegato di concetto dell’
Inps, con uno stipendio da due milioni al mese. E che invece è descritto
dai giudici come un potente esponente politico in rapporti d’ affari con
la camorra: vicesindaco di Santa Maria Capua Vetere, un comune alle
porte di Caserta, era in grado di decidere le sorti di ministri e
deputati Dc, e addirittura di far eleggere il cognato al parlamento
europeo con 170.000 voti. Il tesoro è stato sequestrato a Nicola Di
Muro, 63 anni, arrestato a luglio scorso a Parigi dopo una lunga
latitanza tra Santo Domingo e la Francia, inseguito da cinque ordinanze
di custodia cautelare, una firmata anche dal giudice milanese Italo
Ghitti. L’ enorme ricchezza sarebbe il frutto più recente, secondo l’
accusa, della sua attività illecita, degli affari fatti con gli
imprenditori pregiudicati Antonio Agizza e Luigi Romano, legati al clan
del boss Lorenzo Nuvoletta. I beni erano formalmente intestati a
familiari e prestanome: per poterli individuare, gli specialisti della
divisione anticrimine di Caserta, coordinati dal questore Luciano
Rosini, hanno dovuto lavorare quattro mesi, tra uffici del catasto e
registri immobiliari. L’ inchiesta è tutt’ altro che conclusa. Il
patrimonio posto sotto sequestro rappresenta soltanto una minima parte
del tesoro che sarebbe nella disponibilità di Di Muro. Nel mirino della
magistratura sono finiti tre società finanziarie; una società
alimentare; quattro ville, una di 35 vani, con piscina, giardino e
discesa privata a mare, nel golfo di Gaeta; una cinquantina di
appartamenti disseminati tra Santa Maria Capua Vetere e Caserta;
appezzamenti di terreno; tre auto di grossa cilindrata. Dietro questi
beni, una girandola di nomi. Proprietari o rappresentanti legali
risultano prestanomi e parenti. La suocera di Di Muro, ottuagenaria, era
addirittura amministratrice di due delle tre società finanziarie poste
sotto sequestro. Una vita da nababbo. La polizia ha posto i sigilli
anche ad un fabbricato in pieno centro, a Santa Maria Capua Vetere,
usato da tutta la famiglia, intestato alla moglie di Di Muro, 49 vani,
affreschi alle pareti e ai soffitti, una piccola reggia. Un personaggio
unico, Nicola Di Muro. In paese tutti ancora lo ricordano quando, negli
anni Cinquanta, cominciava la sua carriera politica, nella file della
Democrazia Cristiana. Un’ ascesa inarrestabile, anche se l’ uomo ha
sempre menato vanto di quello che considerava un vezzo: restare nell’
ombra, tramare dietro le quinte. Nel suo palazzotto blindato, nel centro
di Santa Maria Capua Vetere, sono transitati ministri, deputati,
presidenti di commissioni, potenti burocrati, in cerca di aiuti. L’
appoggio vero lo ha dato al marito della sorella, Franco Lamanna,
catapultato prima alla Regione, assessore all’ urbanistica, e poi
addirittura a Strasburgo, parlamentare europeo, con una valanga di voti
rastrellati tra Campania, Puglia, Calabria e Basilicata. Un personaggio
poco conosciuto alla grande cronaca, ma potentissimo. Poi, improvvisa,
la parabola discendente. A provocargli i primi guai è stato, nell’ 85,
un giovane tenente dei carabinieri, Antonio Cristaudo, trasferito in
tutta fretta da Santa Maria forse proprio per la sua eccessiva
testardaggine. Da allora si è scoperto che in paese non si muoveva
foglia senza che lui volesse e che il giro di “tangenti” era a 360
gradi, tanto da interessare anche i lavori per il nuovo palazzo di
giustizia. E nelle inchieste sono finiti anche tre dei cinque figli,
anch’ essi arrestati. In poco tempo, Di Muro ha collezionato cinque
ordinanze di custodia cautelare, una anche per opera del pool milanese
di “Mani Pulite”. In Italia non gliele hanno mai potute notificare
perché lui, informato in anticipo, era già scappato.

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