Casal di Principe, la rinascita dopo gli anni bui dei Casalesi

Il Mattino

Casal di Principe, la rinascita dopo gli anni bui dei Casalesi

Domenica 7 Febbraio 2021 di Gigi Di Fiore

Inviato a Casal di Principe 

«Il danno subito ci è stato riconosciuto anche da una sentenza». Renato Natale, il sindaco della rinascita, mostra la sentenza della corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere che, nel 2016, parlava di «condizionamenti negativi sul tessuto sociale avvertiti dalla collettività di cui è espressione il Comune». E riconosceva che la presenza trentennale della mafia dei Casalesi aveva «infangato il buon nome dell’ente, calpestandone i valori storico-culturali». Una guerra, 30 anni di violenze, omicidi, vessazioni, affari sporchi. Anni duri, ma anche il dopoguerra non è facile. Nella sua stanza, dove campeggia la foto di don Peppe Diana, il parroco vittima dei Casalesi, il sindaco che negli anni bui non chinò mai la testa spiega: «I guasti della sostituzione allo Stato di un altro potere illegale costano impegno e denaro, molto denaro».

Un piano regolatore del 2006, immobili al 35 per cento abusivi che fanno 1.500 case per 140 abbattimenti già disposti dalla Procura sammaritana. Nella mappa rossa del Comune, in 4 anni solo tre demolizioni su scheletri di costruzioni abusive. Il ripristino della legalità costa, tanto che il Comune ha dovuto contrarre mutui per un milione e 200mila euro con la Cassa depositi e prestiti. Ditte per la demolizione, lo smaltimento macerie, la sistemazione dei senza case non sono gratis. La faccia più visibile del dopoguerra, che significa un volume di ipotetiche macerie pari a tre Colossei. «Abbiamo chiesto la sospensione degli abbattimenti per l’emergenza Covid» dice il sindaco.

Solo due anni fa, il Comune è uscito dall’ultimo dissesto pregresso. Il 40 per cento era dovuto a debiti con gli enti che rifornivano d’acqua Casal di Principe: Consorzio idrico prima e Acqua Campania (house della Regione) poi. I debiti dell’acqua non pagata per anni sono stati rateizzati e anche il 50 per cento dei contatori nuovi è stato installato nelle case: duemila su 5.000. In passato, nessuno pagava l’acqua, pochi l’Imu, pochissimi la spazzatura. Sono i costi del ritorno alla normalità e alla legalità. Spiega Renato Natale: «La camorra gestiva l’edilizia, faceva i allacci abusivi con le fogne, l’acqua. Le case erano in prevalenza abusive. Le connivenze hanno fatto il resto. I costi sociali e pubblici del ritorno alla legalità hanno bisogno di sforzi speciali, un piano Marshall».

Don Franco Manzo, parroco della chiesa di Santo Spirito in un anno ha pagato 3.600 euro di bollette a famiglie di extracomunitari. Due volte al mese, distribuisce 185 pasti a famiglie indigenti, altri 80 per gli extracomunitari diventati il 10 per cento dei residenti di Casale. Spiega: «L’ultimo anno di pandemia ha aumentato la povertà, in un territorio in crisi, con le imprese edili con poco lavoro». 

Questa è la cittadina con il record di richieste di reddito di cittadinanza: 1.259, che fanno il 5,9 per cento dei 21487 residenti. Sono impegnate in attività sociali le cooperative che hanno in uso 20 beni confiscati, tra i 58 totali. Altri 15 sono stati trasformati dal Comune in scuole e sede della polizia locale. Il Covid ha creato problemi. Dice Vincenzo Abate, presidente della «Forza del silenzio» che si occupa di ragazzi autistici: «Stiamo cercando di sostenere i 50 dipendenti, i nostri laboratori incontrano difficoltà dovute al periodo di stasi. Spero che l’iniziativa legislativa sui fondi per Casale aiuti anche le cooperative sociali sorte sul territorio». E aggiunge Tina Borzacchiello, presidente della cooperativa Davar che produce cioccolato anche con l’opera di ragazzi down: «Scontiamo il calo di richieste e i ragazzi soffrono la mancanza di contatto, cui sono costretti nelle attività. Speriamo riprendano le commesse. Tutte le onlus sono qui un’energia viva e contribuiscono alla rinascita di Casal di Principe».

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