Caridi, Gallo e il “cerchio magico” che salda tre mondi

Caridi, Gallo e il “cerchio magico” che salda tre mondi

Il filo diretto tra l’ex parlamentare e il personaggio chiave dell’inchiesta “Basso profilo”. Dal matrimonio agli appuntamenti in Senato. Con i clan e il business Covid sullo sfondo

Pubblicato il: 07/02/2021 – 7:24

di Pablo Petrasso

CATANZARO È il 26 marzo 2018. A Reggio Calabria, i giudici del Tribunale del Riesame scarcerano Antonio Caridi, ex senatore di Forza Italia in cella da circa 20 mesi dopo l’arresto nell’operazione “Mamma Santissima”. In riva allo Stretto, gli avvocati del politico esultano per la decisione. Quello stesso giorno, Antonio Gallo è di passaggio in un ristorante di Catanzaro Lido. Un incontro veloce, perché – riassumono i magistrati della Dda di Catanzaro – dovrà «incontrarsi in serata» con l’ex parlamentare, appena tornato libero. Gallo, imprenditore nell’antifortunistica, è finito in manette nell’inchiesta “Basso Profilo”, condotta dai pm Paolo Sirleo e Veronica Calcagno con il coordinamento del procuratore Nicola Gratteri. Per l’accusa, ha legami profondi con le cosche del Crotonese. In quell’appuntamento sul litorale del capoluogo, stando agli atti giudiziari, Gallo parla di questioni «di interesse» che riguardano «gli assetti di ‘ndrangheta delle province di Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria». La faida scoppiata negli anni 2000 a Isola Capo Rizzuto, «retroscena di alcuni omicidi e degli attuali interessi del narcotraffico in Calabria». Per gli inquirenti, quelle parole «non appaiono frutto di notizie acquisite da organi di stampa, quanto piuttosto di acquisizioni colte in ambienti criminosi». «Comunque ti rendi conto?… Che il fatto non sussiste… non fa parte della “cupola”», commenta Gallo riferendosi alla scarcerazione di Caridi. I magistrati reggini dell’accusa la pensano diversamente: sarà il collegio giudicante del processo “Gotha” a decidere sul punto.

In movimento tra tre mondi

Politica, criminalità, impresa. Gallo è capace di muoversi tra tre mondi. Nelle carte dell’inchiesta sono raccontati i suoi “salti” da un ambiente all’altro. Sembra galleggiare tra le esigenze e gli equilibri delle cosche, si offre come risolutore per le questioni elettorali di Franco Talarico, leader regionale dell’Udc. Infine, disegna affari in Albania, “inventa” società cartiere, cerca un affare che gli consenta di non disturbare più gli amici politici.
Nei suoi movimenti, si delinea un sistema di amicizie e contatti che va dalla politica iper locale a Confindustria. Il nucleo di quelle amicizie, però, ruota attorno all’amicizia dell’imprenditore con il senatore accusato di essere vicino ai clan di Reggio Calabria. Un nucleo di conoscenze che tornerà spesso nei brogliacci dell’inchiesta.

Matrimonio trasversale

Nelle conversazioni finite agli atti, l’imprenditore ammetterebbe «che al suo matrimonio erano stati presenti politici (come Antonio Caridi, ex senatore, testimone di nozze, ndr), soggetti appartenenti alla criminalità di Cirò (Salvatore Morrone e Martino Cariati, rispettivamente impegnati formalmente nella distribuzione di pane e bibite) alla criminalità crotonese (Tommaso Trapasso della omonima cosca di Steccato di Cutro e Francesco Ferrazzo, figlio di Mario Donato con il ragioniere Francesco Trocino della Fke, in rappresentanza della cosca Ferrazzo)». Dipingendo così un quadro in cui tutto si tiene e il mondo “di sopra” (in questo caso industriali e politici) si incontra con quello “coperto” delle cosche. Per Gallo, Caridi è «ostaggio dello Stato» (lo dice in una conversazione del dicembre 2017, quando il politico si trova ancora in carcere). Per i pm antimafia, invece, quando l’imprenditore si dirige nei centri della fascia jonica reggina per portare regali ai «familiari di alcuni tra i più importanti membri della ‘ndrangheta (…) appartenenti alla locale Aquino-Agostino-Coluccio», lo fa perché li ha conosciuti «per il tramite di Nicola Grande Aracri e dell’ex senatore Antonio Caridi».

Gli affari a Roma

Gallo parla spesso dell’amicizia con l’ex senatore. Il 31 ottobre 2017, in un colloquio con Antonio Speziali, discute delle sue mire sul gruppo A2A di Milano, uno dei colossi nazionali dell’energia. Speziali gli consiglia di rivolgersi all’avvocato Claudio Larussa per trovare un contatto in Finmeccanica. A quel punto, «a proposito di possibili entrature da trovare», Gallo spiega che, «quando era ancora libero Antonio Caridi, l’ex senatore, si stava inserendo molto bene su Roma», prima che la «botta» (per i magistrati si riferisce all’arresto) fermasse tutto. Poi i due – appuntano gli investigatori – «fanno come nominativo di riferimento che potrebbe servire per tale intento (Gallo vorrebbe trovare un contatto al Cipe per avvicinare i propri affari ad Astaldi e Impregilo, ndr) quello di Rocco Ghirlanda», ex sottosegretario di Stato ai Trasporti. L’imprenditore pensa in grande e afferma «che sarebbe bastato un appalto di una certa entità (10-15 milioni di euro) per evitare di disturbare continuamente».

Il business delle mascherine

Non che gli affari a Gallo andassero male. La sua impresa di antinfortunistica era entrata, come altre concorrenti, anche nel business delle mascherine. Nei mesi in cui è esplosa la pandemia, l’azienda è stata individuata come fornitrice con affidamenti diretti e procedure d’urgenza. Proprio la Regione ha utilizzato questa formula per una commessa da 113mila euro. L’unico ente, invece, a fare l’acquisto tramite trattativa Mepa è stata l’Agenzia delle Dogane (per 9.282,50 euro). Tutti gli altri, invece, hanno proceduto all’acquisto di mascherine e altri tipi di dpi con “ordine diretto emergenza Covid-19”. Tra questi ci sono la società Amc partecipata del Comune di Catanzaro (14.657,55 euro), la Lamezia Multiservizi (14.786 euro), l’Usl di Reggio Emilia (40.072 euro), l’Usl di Bologna (8.625 euro), l’Usl della Romagna (48.370,5 euro), il Comune di Crotone (533 euro), l’Asp di Catanzaro (5.375 euro), l’Azienda sanitaria locale di Novara (52.800 euro) e l’ospedale Mater Domini di Catanzaro (54.846 euro).

Un nuovo «referente»

Nel febbraio 2018, tra gli amici entra una nuova figura. E, assieme a questa persona, la variabile (fino a quel momento) mancante nel sistema e nell’inchiesta. Da quel momento in poi, emerge che Gallo è al lavoro «per assicurare sostegno elettorale del segretario provinciale dell’Udc Francesco Talarico, in vista delle elezioni politiche del marzo del 2018». Talarico, che si trova agli arresti domiciliari, non ha, finora, commentato l’inchiesta e ha preferito non rispondere alle domande del gip nell’interrogatorio di garanzia. L’inchiesta documenta il contatto tra Gallo (e Antonino Pirrello, altro imprenditore coinvolto in Basso Profilo) e Talarico. «Noi ti diamo tutta la mano del mondo… due (mani)… soldi non ce ne servono… che ne abbiamo… grazie a Dio lavoriamo… che ne abbiamo… stiamo bene… però ci serve un referente… se abbiamo bisogno di qualcosa… non vogliamo né imbrogli… sia chiaro… un punto di riferimento… illeciti non ce ne servono… a nessuno… però ci serve a volte… un’entratura… una presentazione…».

Caccia al consenso a Reggio

L’appoggio politico, per i pm che firmano l’inchiesta, sarebbe «funzionale all’ottenimento di un punto di riferimento a Roma, un interlocutore a cui chiedere favori, interventi risolutivi e, più semplicemente, poter contare sulle “entrature” di cui Gallo si era servito fino all’arresto dell’ex senatore Caridi». È una sorta di sostituzione: cambia il referente istituzionale, non il metodo. A quei tempi (tra gennaio e febbraio 2018), l’ex parlamentare è in carcere. Ma Gallo a Reggio Calabria (collegio nel quale Talarico è candidato alla Camera dei deputati) può fare «leva su un pacchetto di voti richiesti ad alcune famiglie del Reggino. Innanzitutto alla famiglia Porcino – scrivono i magistrati – imparentata con l’ex senatore Caridi». L’imprenditore, «per ottenere l’appoggio», si rende disponibile «a recarsi presso le altre “famiglie” indicate da Bruno Porcino (ex consigliere provinciale di Reggio, ndr), spendendo il nome di Porcino e Caridi».

Un pacchetto di voti

In realtà, secondo i pubblici ministeri, Gallo farà riferimento soltanto a due uomini di fiducia di Caridi. Il primo è Domenico Laganà, ex autista attualmente impiegato nella clinica “San Vitaliano”. L’altro è Giuseppe Iero, «suo portavoce e già responsabile di struttura al 100% dell’onorevole Francesco Cannizzaro di Forza Italia». La partita del sostegno a Talarico, infatti, si giocherà – sempre secondo l’accusa – sulle entrature di Natale Errigo, ex consulente di Invitalia con parentele ingombranti ad Archi, quartiere di Reggio controllato dalla cosca De Stefano-Tegano. Al pacchetto di voti, però, contribuiscono tutti. Uno «strumento importante» per generare consenso, appuntano gli investigatori, «era innanzitutto (e non solo) costituito dal legame tra Gallo e l’ex senatore Antonio Caridi e, consequenzialmente, con lo zio di questi Bruno Porcino». Per Gallo «era importante soddisfare i desiderata di Talarico, perché questi attraverso la figura di Lorenzo Cesa (leader nazionale dell’Udc, ndr), avrebbe potuto avere delle entrature per gli affari albanesi». Nella partita entra anche Glenda Giglio, presidente dimissionaria dei giovani industriali di Crotone, «la cui madre – si legge nella richiesta di applicazione di misure cautelari – è stata processata per scambio elettorale politico mafioso con appartenenti di spicco della cosca Grande Aracri di Cutro, Romolo Villirillo». Il reato, sottolineano i magistrati, risulta «estinto per intervenuta prescrizione». Giglio promette «a Gallo di aiutarlo in questa opera di supporto a Talarico attraverso la sua amica Elvira Gualtieri (non coinvolta nell’inchiesta, ndr)», che l’imprenditore considera una persona «potente». Per la Dda di Catanzaro, l’intervento dell’industriale crotonese è «importante poiché in quella fase l’ex senatore Antonio Caridi era ristretto in carcere». Come dire: più sostegno arriva, meglio è.

Tappa al Senato

Le relazioni romane avviate o coltivate grazie ai rapporti con Caridi si ripresentano quando gli investigatori seguono Gallo e Pirrello nella Capitale. Prima del loro incontro con Franco Talarico ed Errigo, i due imprenditori si vedono con Francesco Antelmi, «soggetto con un incarico presso il Senato della Repubblica prima con l’ex senatore Caridi quindi con l’onorevole Verdini». Nel pomeriggio, invece, l’incontro con il leader regionale dell’Udc, al quale Pirrello ed Errigo si presentano «come i fautori del successo elettorale di Antonio Caridi». Una volta fatta conoscenza con il candidato, l’allora consulente di Invitalia (che chiede un contatto con Lorenzo Cesa per avvicinarsi a Lazio Innova, società che fornisce finanziamenti per conto della Regione) cerca di entrare nel dettaglio delle proprie aderenze politiche: «Siamo completamente… noi siamo, noi siamo il gruppo… diciamo, che seguiva Antonio (Caridi, ndr) dappertutto, andavamo… cioè per dirne una… andammo anche al compleanno di Berlusconi eh…».

L’alleanza (proposta) con Tripodi

Il «gruppo che seguiva Caridi» si offre per accompagnare Talarico nel suo percorso elettorale a Reggio. E ha un cruccio: quello che Francesco Cannizzaro, che diventerà deputato per Forza Italia, riesca ad accreditarsi per “rilevare” il consenso elettorale del senatore. Un consenso che non meriterebbe, visto il proprio comportamento nei confronti del suo vecchio “collega” di partito, subito scaricato dopo le grande giudiziarie (almeno stando ai commenti delle persone vicine a Caridi). Dall’altare nella polvere, Caridi ha visto tanti allontanarsi dal proprio cerchio magico. Gli unici del suo entourage «a stare vicini alla famiglia nei momenti di bisogno» sarebbero stati proprio Gallo e Alfredo Citrigno (non indagato), imprenditore nel settore della sanità (e proprietario di “San Vitaliano”). Proprio Citrigno, stando a Gallo, «avrebbe dato una mano a Reggio Calabria» sul piano elettorale. Le strategie vengono affinate in un incontro a Reggio il 31 gennaio 2018. Sono presenti Gallo, Pirrello e Talarico, candidato “straniero” paracadutato dal centrodestra sullo Stretto. C’è da mettere al sicuro il supporto di Bruno Porcino («con il dottore Porcino non è semplice, però è una marea di voti») ma Pirrello propone anche altri canali di consenso. Cioè «una alleanza tra Francesco Talarico e il suo grande amico Pasquale Tripodi, il quale a detta di Pirrello era la persona più influente di Reggio Calabria e che per appoggiarlo avrebbe potuto chiedergli al massimo un incarico politico per la moglie». È questa la conversazione in cui i due imprenditori spiegano al candidato che gli daranno «tutta la mano del mondo» e che a loro non servono soldi («che ne abbiamo… grazie a Dio lavoriamo») e non vogliono «imbrogli» ma soltanto «un punto di riferimento, un’entratura».
«Ad un certo punto – appuntano gli investigatori – Talarico faceva presente che lui, una volta eletto, avrebbe avuto l’immunità e quindi eventuali problemi erano solo paventabili per Gallo e Pirrello (alludendo al reato di scambio di voti, ndr)». Il politico, «messo un po’ alle strette e facendo finta di non capire bene cosa volessero di preciso Gallo e Pirrello, chiedeva cosa fosse una entratura: “Cos’è un’entratura?…”». E a quel punto Pirrello «ancora più chiaro, faceva un esempio di “entratura” dicendo: “Ora ti parlo sinceramente no?… metti il caso… io… ho un problema con Manital… Manital è un… inc… è una cosa di centrodestra di Torino… sicuramente io domani dovrei chiederti… Franco… senti… vedi che… chi è il riferimento che abbiamo a Torino?… che vada a parlarci… questa testa di minchia non ci paga le fatture… cioè… alla fine… la cortesia questa è perché si parla sempre di un lecito… però se c’è una mano di aiuto».

«Quando io ero al Senato»

È un modus operandi che Gallo dimostra di conoscere bene, visti i trascorsi alla corte politica di Caridi: «Ti spiego… quando io ero al Senato… chiamavo… sono il senatore… dice… devo prendere un appuntamento… e tutti mi ricevevano… prego… ed andavo io… quindi… solo che chiamavano… venivano ricevu… vieni ricevuto… solo sono andato alle Ferrovie per trasferimenti?… mi… si prendono le… e poi mi chiamavano… prima di andare… questo non possiamo trasferirlo perché ha un probl… ha dieci provvedimenti disciplinari…».
In sostanza, tramite Talarico (una volta eletto), «Gallo voleva continuare ad agire liberamente col “modus operandi” già utilizzato quando si recava autonomamente presso l’ufficio di Antonio Caridi al Senato e fissava appuntamenti importanti accreditandosi o addirittura spacciandosi per il Senatore Caridi stesso (tanto era il livello di confidenza)». (
p.petrasso@corrierecal.it)

FONTE:https://www.corrieredellacalabria.it/2021/02/07/caridi-gallo-e-il-cerchio-magico-che-salda-tre-mondi/

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