Cardarelli, il pressing del clan dietro gli appalti

Il Mattino, Venerdì 18 Novembre 2016

Cardarelli, il pressing del clan dietro gli appalti

di Leandro Del Gaudio

Si parla di spettro del clan, di pressioni camorristiche su alcune maestranze di lavoratori, ma anche di una possibile triangolazione tra politica, impresa e malavita organizzata. Fatto sta che l’inchiesta che qualche giorno fa ha puntato i propri riflettori sull’ospedale Cardarelli di Napoli ha una genesi fin troppo chiara: la camorra, i clan dell’area collinare, che da sempre puntano ad inserire i propri uomini nelle compagini societarie che svolgono servizi nelle strutture ospedaliere. Nasce così, un paio di anni fa, una vicenda investigativa che non riguarda solo il Cardarelli, ma anche un dirigente comunale. Una storia che va ripercorsa a partire da una premessa: al di là dell’aspetto genetico delle indagini, nessun collegamento con la camorra può essere al momento attribuito a funzionari pubblici e manager privati che sono stati tirati in ballo nel corso dei blitz di carabinieri, nell’ambito dei primi step di questa inchiesta.

Ma torniamo allo spettro del clan o alle presunte pressioni camorristiche esercitate nei confronti di ospedali e appaltatori di servizi rivolti al pubblico. Inchiesta coordinata dal pm Henry John Woodcock, agli atti ci sono gli esiti di blitz mirati e interventi chirurgici al Comune e al Cardarelli, ma anche a carico di manager di imprese legate al gruppo dell’imprenditore Alfredo Romeo (che non risulta indagato in questa vicenda). Come spesso accade in vicende così complesse, c’è esigenza di capire, di passare dall’aspetto territoriale allo scenario politico amministrativo. Restiamo fermi alla fase iniziale, al rischio pressing camorristico sul Cardarelli.

Possibile infatti che alcune cosche dell’area collinare – in particolare i Lo Russo – abbiano provato ad infiltrare i propri esponenti nelle maestranze che di volta in volta andavano assunti al termine di un appalto. Un pressing, un tentativo di triangolazione che ha consentito una lunga attività di accertamento indirizzata verso il Cardarelli e lo stesso Comune di Napoli. Partiamo dall’ospedale collinare. Qui l’inchiesta si è focalizzata sull’appalto per le pulizie, vinto dal gruppo Romeo nel 2014, in uno scenario investigativo che dalla camorra passa a presunti accordi sotto banco tra i vertici dell’ospedale e un manager della Romeo gestioni. Corruzione è l’accusa ipotizzata. Come è ormai noto sotto accusa finisce Ciro Verdoliva, attuale direttore generale del Cardarelli, che viene coinvolto per la sua precedente attività di responsabile unico del progetto nel corso dell’appalto aggiudicato alla Romeo gestioni; ma anche Gennaro De Simone, medico chirurgo che ha svolto il ruolo di direttore responsabile dell’esecuzione del contratto; e Agostino Iaccarino, manager della Romeo gestioni spa. Una vicenda che punta a verificare l’esecuzione dell’appalto più che la sua assegnazione, mentre i riflettori del pm si sono spostati in questi mesi anche sul Comune. In che modo? È questo il punto in cui è possibile parlare di triangolazione: dal Cardarelli ad alcuni manager del gruppo di Romeo, che – finendo sotto i riflettori – fanno da sponda per arrivare agli uffici di Palazzo San Giacomo, in un gioco di continui rimandi. Altro target delle verifiche condotte in questi mesi, infatti, il dirigente comunale Giovanni Annunziata, oggi al Servizio controlli ambientali, già dirigente del Patrimonio del Comune di Napoli. Qual è il punto che scuote il Municipio? Favori in cambio di pareri, accordi sotto banco per ottenere un’assunzione (un contratto a tempo) nel gruppo Romeo, in cambio di un atteggiamento morbido del controllore (dirigente al Patrimonio) nei confronti del controllato.


 
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