Carabinieri infedeli, il boss Casillo: mi chiesero aiuto per trovare Umberto Onda

Carabinieri infedeli, il boss Casillo: mi chiesero aiuto per trovare Umberto Onda

Le dichiarazioni del ras del Piano Napoli di Boscoreale, noto come «A’ Vurzella», sulla caccia all’allora super latitante del clan Gionta

Da Redazione

Francesco Casillo, boss del Piano Napoli di Boscoreale, noto come “A’ Vurzella”, è tornato in aula per testimoniare nel processo contro i carabinieri infedeli accusati di averlo aiutato nel traffico di droga, ma non solo.

Secondo il ras, infatti, qualcuno in divisa andò a parlare con lui per chiedergli un grande favore. Ovvero aiutare l’Arma a catturare Umberto Onda, boss allora latitante del clan Gionta. Arrestato poi, il 28 giugno 2010, mentre scendeva dal traghetto partito da Corfù.

In una estate appena iniziata, abbronzato, inconsapevole di come pur di mettergli le manette ai polsi e fargli scontare la condanna a 17 anni che gli pendeva sulla testa, nonché a provare i sospetti sugli omicidi nell’ambito della guerra contro i Gallo-Cavallari e i Limelli.

Casillo, però, rifiutò questo favore. Lui che nel 2008, secondo il suo racconto, aveva consegnato proprio ai carabinieri, il killer del tenente Marco Pittoni, ucciso a Pagani nel tentativo di sventare una rapina a un ufficio postale. Dopo quella vicenda, avevano confuso la mia disponibilità, ma fare una cosa del genere non era nel mio interesse.

10 maggio 2019

fonte:https://www.stylo24.it

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