Caporalato. ‘Serve una legge per vincere la schiavitù’. Dietro il “caporalato” quasi sempre si nascondono le mafie

Fenomeno di dimensioni preoccupanti, colpisce gli uomini delle fasce sociali più deboli e i lavoratori senza diritti. Oltre 550mila lavoratori sotto il ricatto dei “caporali”. Avanzata proposta di legge per contrastare il fenomeno
“Il caporalato diventi reato”. Per fermare il fenomeno che vessa nei campi e nell’edilizia oltre 550mila lavoratori, è stata messa a punto una proposta di legge perché l’odiosa pratica diventi un reato penale. L’iniziativa è stata avanzata in questi giorni da Filea e Flai, le confederazioni edili e dell’agricoltura della Cgil, ed è lanciata dalla campagna “Stop Caporalato”.
Occorre che il caporalato sia punito penalmente, perchè la tratta è una violenza contro le persone, mentre ancora oggi – sostengono i promotori della proposta di legge – si tratta di un comportamento criminale punito in caso di flagranza soltanto con una sanzione amministrativa di 50 euro per ogni lavoratore ingaggiato.

Cos’è il caporalato?
E’ un sistema di reclutamento della manodopera contadina mediante i cosiddetti caporali, che non ottempera alla legge sul collocamento e comporta salari inferiori a quelli previsti dalle tariffe sindacali: il caporalato è una delle piaghe delle campagne meridionali. [Sapere.it]
Col tempo il fenomeno ha smesso di riguardare solo il profondo sud e si è diffuso a macchia d’olio anche nelle regioni centrosettentrionali, dove spregiudicati “mediatori” della manodopera non qualificata reclutano lavoratori con “accordi capestro” per diversi settori, edilizia in primis.

L’entità del fenomeno
Le stime elaborate a luglio 2010, riporta L’Espresso, dicono che il settore edile italiano si regge sulle spalle di 400 mila lavoratori-fantasma. Più altri 400 mila disseminati per i campi e le serre del nostro paese. Totale: 800 mila schiavi alla mercé di imprenditori senza scrupoli.i dati in possesso i Fillea e Flai, l’apporto del lavoro sommerso al Pil italiano supera il 17%, contro una media dei paesi avanzati dell’Europa a 15 del 4%.

Oggi è possibile fare ben poco per contrastare lo sfruttamento degli stranieri, che a volte sfocia in vera e propria riduzione in schiavitù, ma che balza agli onori della cronaca raramente, solo quando si assiste a fatti violenti come quelli di Rosarno. I controlli delle forze dell’ordine e dell’ispettorato del lavoro non sono sufficienti a fermare il fenomeno. Le denunce sono pressoché inesistenti dal momento che la legge prevede, per chi si giunge in Italia senza permesso, l’espulsione.
Per questo motivo “Occorrono dunque clausole di salvaguardia dei lavoratori extracomunitari, che consentano di spezzare il filo doppio che lega vittima a carnefice, clausole che oggi già vivono in importanti protocolli sottoscritti con alcune istituzioni locali e Prefetture” spiegano i promotori dell’iniziativa.

(Tratto da Virgilio Notizie)

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