Camorra ,rifiuti e segreti

CAMORRA, RIFIUTI & SEGRETI. Dai MALLARDO a ZAGARIA nel business della monnezza. L’ingegnere mister-x nel Commissariato. Ed ora il Clan punta sulla bonifica? Attenzione

C’è il tempo, c’è la capacità, c’è la sensibilità per prevenire un altro illecito colossale

Nella foto P.Zagaria, Cafiero De Raho, M.Zagaria, Ardituro, Iovine e Capacchione

Nella foto P.Zagaria, Cafiero De Raho, M.Zagaria, Ardituro, Iovine e Capacchione


di Giuseppe Tallino

Eletti con o senza preferenza. Eletti dentro o fuori listini bloccati: indipendentemente dalle modalità di voto  il Parlamento resta (sostanzialmente) espressione del popolo. Ed  il fatto che la Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti si stia occupando del business-monnezza e di tutto le ombre presenti al suo interno è un ottimo segnale di democrazia. Speriamo solo che non si tratti di polvere negli occhi. I cittadini sono stati direttamente ed indirettamente martoriati da questo intricato affare ed i parlamentari, giustamente, hanno deciso nuovamente di illuminare la vicenda.

L’altro ieri (lunedì) abbiamo scritto dei presunti colloqui tenutisi tra Servizi e Camorra, pubblicando l’audizione della senatrice Capacchione (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)

Il collegio presieduto dal deputato Alessandro Bratti, però, non si è limitato ad ascoltare la giornalista de Il Mattino. Onorevoli e senatori, infatti, prima della pausa agostana, hanno interrogato anche l’attuale procuratore di Reggio Calabria, Cafiero De Raho (ex ex procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Napoli), ed il pm Antonio Ardituro (ora al Csm).

Nell’intervento del magistrato antimafia un corposo capitolo viene dedicato alla discarica di Chiaiano e ai lavori che avrebbero svolto in quel sito alcune ditte ritenute dagli inquirenti vicine al clan Zagaria.

La discarica di Chiaiano, – ha raccontato Ardituro a Bratti e agli altri parlamentari, –  è il luogo scelto dal sottosegretariato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, posizione di cui era titolare Guido Bertolaso. Dopo la fase del commissariamento, c’è il sottosegretariato che deve risolvere l’enorme emergenza rifiuti del 2008 […]  L’appalto, – ha continuato il pubblico ministero, –  viene vinto da un’impresa che si chiama IBI Idroimpianti, un’impresa che aveva già avuto qualche problema perché aveva svolto dei lavori in una discarica di Palermo (aveva avuto dei problemi di interdittiva, poi risolti); IBI Idroimpianti vince questa gara d’appalto e affida il subappalto per la costruzione della discarica a un’impresa che si chiama Edilcar; i titolari di questa impresa sono i fratelli Carandente Tartaglia.  Questi signori sono stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa, perché Giuseppe Carandente Tartaglia viene considerato socio di fatto di Pasquale Zagaria, il fratello di Michele Zagaria, l’ultimo dei  boss dei Casalesi che è stato arrestato. La vicenda di Carandente Tartaglia e di Pasquale Zagaria è una vicenda enorme. Si tratta di imprenditori inizialmente legati al clan Mallardo, che iniziano a lavorare nel giuglianese: ne parla Vassallo perché Vassallo ha la sua discarica a Giugliano. I Mallardo, quindi, li sostengono.”
“A un certo punto, – ha puntualizzato il magistrato, –  però, loro incontrano Pasquale Zagara; Pasquale Zagaria è la mente imprenditoriale del fratello Michele; ha tanti soldi, ha i mezzi, ha i camion e ha la possibilità del trasporto, pertanto si mettono insieme. In questo rapporto c’entra anche la IBI Idroimpianti, perché lavorava – parliamo del 1994 – a Giugliano. Le cose, quindi, evolvono. Per non farvi perdere tempo, in questa fase a me preme sottolineare alcuni dati che sono imbarazzanti e problematici. Da una semplice richiesta di acquisizione atti al Commissariato emerge che la Edilcar e le imprese di Carandente – quindi, di Pasquale Zagara – hanno svolto per Fibe-Fisia attività di trasporto e di costruzione per decine e decine di contratti e per milioni e milioni di euro. Noi abbiamo, da un punto di vista documentale, rapporti contrattuali tracciati tra Fibe-Fisia e Carandente, il che significa Pasquale Zagaria. Torna sempre nelle dichiarazioni – lo dice Vassallo, lo dicono altri e poi lo dice Iovine per un’altra vicenda a cui voglio fare un brevissimo accenno – l’esistenza di un ingegnere del Commissariato che ha rapporti con questa gente. Noi non sappiamo chi sia quest’ingegnere, perché nessuno ce lo riesce a dire, ma c’è questo ingegnere: ce lo dicono, da più parti, diverse persone. Si capisce che questi affidamenti non avvenivano per caso, ma secondo un filo logico: sono decine e decine. Tra l’altro, poi, questo Carandente è uno bravo, perché diventa il presidente del consiglio di amministrazione di un consorzio di soggetti imprenditoriali i quali, in tutta la regione Campania, si occupano del trasporto. Pertanto, egli riesce a gestire e a manovrare tutta una serie di cose. Dell’ingegnere parla, in una vicenda che collegata in parte con quella di Villa Literno, in parte con questa, Antonio Iovine, quando ci parla dei fratelli Mastrominico. Attenzione: i fratelli Mastrominico sono quelli condannati su Villa Literno perché erano i soci di quel Malinconico che vince il mega appalto di 13 milioni di euro. Costoro vengono condannati recentemente. Succede, quindi, un’altra cosa straordinaria. Anche in questo caso Fibe-Fisia deve acquisire un terreno su cui sistemare una piazzola di ecoballe, in località Pozzo Bianco: che cosa fa ? Prende in fitto questo terreno dalle due mogli di questi due signori Mastrominico, che hanno – guarda caso – un terreno disponibile. Viene quindi pagato un fitto decennale a 180.000 euro all’anno, 1,8 milioni: non c’è male per un terreno. Poi, Fibe-Fisia dà agli imprenditori Mastrominico, i mariti delle due donne, l’incarico di costruire la piazzola, di fare il massetto e via elencando: si tratta di altri 2 milioni di euro. Che cosa dice Iovine ? Dice che, quando Fibe-Fisia fa questo affare con i Mastrominico, Zagaria impazzisce perché questo affare lo doveva fare Carandente Tartaglia, il suo socio di fatto. Era infatti Zagaria che gestiva tutti questi interessi; se la prende, quindi, con i Mastrominico e li manda a chiamare. I Mastrominico, peraltro, non sono scoperti dal punto di vista camorristico e mandano a parlare con lui Nicola Panaro, il reggente del clanSchiavone. Panaro va parlare con Zagaria e gli dice: «i Mastrominico sono roba nostra. Qual è il problema ?» I Mastrominico riescono, quindi, a far fronte all’iniziativa di Zagaria per l’intervento degli Schiavone. Che cosa dice Antonio Iovine ? Dice di aver saputo da Nicola Panaro che anche i Mastrominico avevano con Fibe-Fisia un aggancio con questo ingegnere, di cui lui, però, non è in grado di dire il nome. Questo ingegnere, però, torna sempre.”
“ La vicenda delle piazzole delle ecoballe, quindi, – ha precisato il pm, –  è tutta una vicenda di terreni da mettere a disposizione e di incarichi da affidare. Il dato a mio giudizio preoccupante, al di là dei nomi delle persone, è la gestione fatta da Fibe-Fisia, la quale, al netto delle responsabilità, aveva avuto l’incarico: nessuno sapeva niente, nessuno ha colpe, ma il dato oggettivo, quindi il dato politico che per la Commissione credo sia interessante avere – è che i soldi del Commissariato sono finiti alla camorra, perché sono finiti a Carandente, ai Mastrominico e a Vassallo.”

Nello stralcio di audizione sopra pubblicato, Ardituro ha parlato di un misterioso ingegnere presente nel Commissariato di Governo. Chissà se le indagini degli inquirenti, prima o poi, riusciranno a far chiarezza su questa figura oscura . Quello menzionato dal magistrato, però, non è l’unico tecnico/mister-x ad esser presente in inchieste della Dda. Un personaggio simile, infatti, è stato citato da alcuni pentiti nell’ambito  degli appalti regionali riguardanti il settore idrico (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO). 

Ingegneri indecifrabili a parte, l’attuale componente del Csm ha affrontato anche altri aspetti: ha raccontato dei siti indicati dal pentito Carmine Schiavone, degli Orsi, di Giovanni Malinconico, della vicenda Villa Literno. Argomenti che potrete leggere nel documento integrale pubblicato in calce al nostro articolo.

I fatti di cronaca, gli arresti e le inchieste ormai inducono la nostra mente ad accostare (fisiologicamente) il business rifiuti (incardinato sulle diverse emergenze affrontate dalla Campania) alla camorra. Ma la mafia, come già abbiamo scritto (CLICCA QUI PER LEGGERE) cambia pelle, si rigenera.

“Il clan dei casalesi come lo conoscevamo, – ha dichiarato la senatrice Capacchione alla commissione, – non esiste più, però è ancora  in itinere la verifica su cosa sia diventato. Per quello che mi risulta, è diventato prevalentemente un clan di colletti bianchi e di imprenditori, molti dei quali, per la verità, sono sempre gli stessi, conservando la possibilità teorica di rimettere in campo un Setola qualunque, che domani mattina decida di riprendere a sparare.  Già prima degli arresti di Iovine e Zagaria, si erano attrezzati per puntare tutto sul settore bonifiche, tentando la scalata di alcune società e riuscendovi in alcuni casi.”  

La stagione dei pentimenti ha disarticolato (sta disarticolando) il vecchio sistema della mafia campana. Indebolita la compagine militare del clan (settore sul quale, in realtà, gli stessi boss avevano ormai deciso di puntare pochissimo), è la zona grigia fatta di politici ed imprenditori che si sta ora sgretolando a colpi di inchieste.

La brama di potere, del soldo facile, ora, che direzione prenderà?

“Lei pensa che il business delle bonifiche, come all’epoca coinvolse le associazioni malavitose, – ha chiesto il senatore Massimo Caleo (Pd) alla collega Capacchione, – stia coinvolgendo adesso quel sistema a tre (politica, imprenditoria, camorra o ’ndrangheta) ? È possibile che si sia spostato il tiro dall’interramento al ripristino del sito ?”

“Ho qualche indizio dimostrabile in tribunale e la certezza intima che sia così, – ha risposto la giornalista. – Perché hanno cominciato troppo presso la scalata di società di questo tipo per non essere, anche questa, una cosa studiata.  Noi ci stiamo facendo fuorviare, senatore, dal fatto che non si spari più. In fondo, fa comodo a tutti. Gli omicidi hanno una loro utilità – passatemi il cinismo – perché il morto ti ricorda che c’è il pericolo. Tu vedi il sangue e capisci che si muore. Ora non stanno uccidendo, ma c’è una parte di quelle persone che sta continuando ad agire. Ce n’è una parte di persone che è cresciuta in quella scuola e che ha cominciato a fare quelle cose, giocando molto sull’impunità e sul fatto di non avere un passato criminale familiare alle spalle, ma sapendo che quella è un’attività molto redditizia.”  

Sull’emergenza rifiuti non è stato detto ancora tutto. Lo Stato su quel business non è riuscito ad attuare un’azione preventiva. I provvedimenti (parzialmente) risolutivi sono stati attuati dopo che il malaffare si era realizzato. Ora è diverso. C’è il tempo, c’è la capacità, c’è la sensibilità per prevenire un altro illecito colossale.

CLICCA QUI PER LEGGERE L’AUDIZIONE INTEGRALE DI ANTONIO ARDITURO

CLICCA QUI PER LEGGERE L’AUDIZIONE INTEGRALE DI CAFIERO DE RAHO

PUBBLICATO IL: 13 agosto 2015

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