CAMORRA & POLITICA. Ecco perchè è stato arrestato da sindaco Michele Griffo: “Personalità trasgressiva” e non se l’era ancora svignata

CAMORRA & POLITICA. Ecco perchè è stato arrestato da sindaco Michele Griffo: “Personalità trasgressiva” e non se l’era ancora svignata 

Siamo giunti alle conclusioni, alle sintesi, alle somme tirate dal giudice per le indagini preliminari di Napoli nello scorso dicembre quando ha firmato l’ordinanza che ha condotto ai molti arresti sulla vicenda Jambo e su altre a questa collegate. Cominciamo ad estrarre qualche valutazione che riteniamo interessante soprattutto relativamente alle misure relative a politici e dirigenti nel comune di Trentola

TRENTOLA DUCENTA – Sei mesi di studio preziosissimo, che hanno consentito a noi di Casertace e speriamo anche ai nostri tantissimi lettori, di conoscere meglio i fenomeni criminali, attivati dal clan dei Casalesi e collegati ad esso. L’ordinanza Jambo rappresenta, infatti, secondo noi, una sorte di summa che contiene mentalità, cultura di base, strategie e azioni soprattutto per quel che concerne la relazione malata tra camorra, politica e pubblica amministrazione.

Naturalmente questa fase finale di approfondimento che arriva a sei mesi di distanza dall’esecuzione di quegli arresti e dopo almeno un centinaio di articoli se non di più che abbiamo già speso nella nostra attività di sviluppo e di approfondimento cognitivo, non può che partire dal politico principale, coinvolto nell’ordinanza. Stiamo parlando di Michele Griffo: il giudice parla d innumerevoli testimonianze che lo coinvolgono e che lo accusano di aver avuto rapporti con il clan dei Casalesi, di aver facilitato e propiziato procedure illegittime, di aver permesso che sotto la sua sindacatura, sparissero le offerte di imprese concorrenti a quella che avrebbe dovuto aggiudicarsi l’appalto del famoso svincolo, posto al servizio del Jambo, una circostanza, quest’ultima che rende possente agli occhi del giudice l’esigenza cautelare collegata alla possibilità dio inquinamento delle prove.

Il fulcro della decisione è, comunque, legato al fatto che lo scorso 14 dicembre, Michele Griffo, che, poi, ingloriosamente, si è reso irreperibile all’arresto, era ancora sindaco, un sindaco irreperibile, quasi latitante, cioè un sindaco unico al mondo, Messico e Colombia compresi.

Quando Griffo sindaco non lo è stato più, sono venute meno le esigenze cautelari più afflittive ed ecco perchè dal carcere si è passati ad un obbligo di dimora fuori dalla regione Campania.

G.G.

 

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELL’ORDINANZA JAMBO

9.17. Griffo  Michele

Risponde dei capi a)  o), p), q), r), s), t), u), y), z), aa); si rinvia ai paragrafi contenuti nei capitoli 4 e 5 a tali capi di imputazione specificamente dedicati, evidenziando che per tutti è stata ritenuta la gravità indiziaria.

La pluralità dei reati commessi nella funzione al fine di agevolare il clan,  il lungo arco temporale in cui l’ indagato ha mostrato la sua “messa a disposizione”, la macroscopicità delle illegittimità dallo stesso agevolate e  la sua attuale carico di Sindaco   dimostrano in concreto  la sussistenza attuale della esigenza cautelare di prevenire la reiteazione dei reati della stessa specie per cui si procede.

Peraltro la vicenda della “sparizione” delle due offerte nella gara per lo svincolo sulla provinciale dimostra in  concreto il pericolo di inquinamento probatorio sussistente rispetto ad atti e  ed elementi di prova  provenienti dal Comune di Trentola.

Un pericolo di inquinamento probatorio tanto più attuale atteso che le ultime collaborazioni afferiscono proprio personaggi che nel clan hanno assunto un ruolo di rilievo  nel settore della imprenditoria e dei rapporti con i politici ed è pertanto verosimile  che possano emergere nuove  dichiarazioni rilevanti rispetto ad ulteriori vicende in cui il comune di Trentola è coinvolto.

La misura cautelare in carcere si appalesa la unica in grado di prevenire le esigenze cautelari ravvisate.

Invero, premesso che occorre limitare del tutto la libertà di circolazione e di comunicazione con l’ esterno, non può ritenersi adeguata la misura della detenzione domiciliare, seppure con dispositivo elettronico di controllo. Invero il braccialetto elettronico può controllare i movimenti, non le comunicazioni.

Ed allora la interruzione dei rapporti con l’ esterno (in assenza della quale l’ indagato  potrà  continuare  ad avere contatti con amministratori  e dipendenti comunali sia per influenzare le scelte dell’ ente che per fare sparire atti rilevanti ai i fini di questa ed altre indagini)  andrebbe rimessa al senso di rispetto delle prescrizioni della A.G., e dunque allo  spontaneo adempimento dell’ indagato. Ma, attesa la personalità trasgressiva mostrata dallo stesso,  appare illusorio  attendersi un tale rispetto.

La misura inframuraria è certamente proporzionata rispetto alla gravità del reato contestato ed alla pena che si ritiene possa essere irrogata.

Non sussistono i presupposti per la concessione della sospensione condizionale della pena.

 PUBBLICATO IL: 13 giugno 2016 ALLE ORE 17:59 

Archivi