Camorra nelle province di Latina, Frosinone ed a Roma. Brillante operazione dei Carabinieri della Capitale

OPERAZIONE ANTI-CAMORRA IN BASSO LAZIO: DE ANGELIS LEADER SODALIZIO CASALESI

Nel corso della notte, in provincia di Roma, Frosinone, Latina, Caserta, Arezzo e Macerata, a conclusione dell’indagine convenzionalmente denominata “CA-MORRA”, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, con l’ausilio dei comandi Arma territorialmente competenti, hanno proceduto all’arresto di 40 persone, [31 sono state associate in carcere e 9 agli arresti domiciliari], in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma, dott.ssa Cecilia Demma, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo. I PM titolari dell’indagine sono i Sostituti Procuratori Francesco Curcio e Giuseppe De Falco della Procura di Roma e Tonino Di Bona della Procura di Frosinone. L’indagine sviluppata per oltre due anni dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci ha consentito di delineare i contorni di due autonomi sodalizi criminali, entrambi gravitanti nel contesto della camorra campana, il primo operante prevalentemente nel basso Lazio e il secondo nella Capitale. In particolare, l’operazione ha consentito di disarticolare un’organizzazione criminale di tipo mafioso collegata e confederata al sodalizio camorrista casertano denominato “clan dei casalesi”, la quale operava in provincia di Frosinone, Latina e Roma ove era attiva nella commissione sistematica di numerosi delitti, come estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione, importazione intracomunitaria di autovetture in regime di evasione d’I.V.A., realizzazione di illeciti profitti attraverso il controllo occulto di attività economiche. Negli anni, tale organizzazione criminale aveva realizzato un vero e proprio impero economico, acquisendo la gestione di numerose attività commerciali e imprenditoriali. A capo del sodalizio mafioso oggetto di indagine vi era il pregiudicato DE ANGELIS Gennaro, classe 1944, originario di Casal di Principe (CE), soggetto che numerosi collaboratori di giustizia indicano come affiliato al “clan dei casalesi” e che risulta imparentato con il noto capo clan casalese Francesco SCHIAVONE detto “Sandokan”. Il De Angelis si era insediato nel cassinate all’inizio degli anni ‘70 ove ha svolto per anni il ruolo di referente [“capo regime”] del clan dei “casalesi” per il basso Lazio. Secondo quanto emerso dalle indagini e contestato nell’o.c.c., in provincia di Frosinone, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al clan dei “casalesi”, il DE ANGELIS ha costituito un proprio autonomo sodalizio criminale di tipo mafioso, riuscendo, nel tempo, ad acquisire il controllo del mercato locale delle autovetture grazie ad una proficua attività di importazione parallela di autoveicoli da altri paesi dell’Unione Europea, gestita con la metodologia criminale delle cd. “truffe carosello”, basata sulla costituzione di società “cartiere” per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti [sono state emesse false fatturazioni per quasi 200 milioni di euro dal 2001 ad oggi], da utilizzare per l’evasione dell’I.V.A. dovuta sulle auto importate [è stata accertata un evasione d’I.V.A. per 24 milioni di euro] e per ottenere indebitamenti i rimborsi d’imposta. In tal modo, l’organizzazione riusciva a commercializzare in Italia autovetture di importazione a prezzi molto competitivi, alterando di fatto le leggi di mercato. Inoltre, il sodalizio era anche solito porre in essere, sistematicamente, numerosi delitti di truffa ed estorsione in danno di imprenditori commerciali operanti nel settore del mercato delle autovetture, adoperandosi successivamente nella ricettazione e nel riciclaggio degli autoveicoli provenienti da tali delitti ed acquisendo in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, in particolare esercizi commerciali di compravendita di autoveicoli, successivamente destinati alla realizzazione delle sopra citate attività delittuose. Insieme al DE ANGELIS Gennaro, sono stati arrestati in quanto ritenuti responsabili del reato di cui all’art. 416 bis c.p. [associazione mafiosa], in quanto affiliati al sodalizio criminale: BUTTONE Tommaso [cl. 1964 – Marcianise (CE)], DE ANGELIS Michele [cl. 1968 – Cassino (FR)], DI GABRIELE Antonio [cl. 1945 Crispano (NA)], LUCCI Giorgio [cl. 1947 – Genazzano (RM)], QUAGLIERI Bernardo [cl. 1975 – Fontana Liri (FR)],, ROSSI Silvio [cl. 1963 – Castro dei Volsci (FR)], SAIDI Aladino [cl. 1977 – Sora (FR)], SACCO Nunzio [cl. 1965 – Cassino], TOZZI Pellegrino [cl. 1953 – Reino (BN)], TURCHI Danilo [cl. 1973 – Sora (FR)], ZONFRILLI Luigi [cl. 1970 – Pontecorvo (FR)]. Tra i reati contestati ai componenti dell’organizzazione criminale e ai soggetti che operavano per favorire l’attività criminale del sodalizio [alcuni arrestati, altri indagati in stato di libertà] figurano: Trasferimento fraudolento di valori [art. 12 quinquies L. 356/92], Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, Omessa dichiarazione d’IVA, Emissione di fatture per operazioni inesistenti [art. 2, 5, 8 D.Lvo 74/2000], truffa, estorsione, riciclaggio, porto abusivo d’armi, usura, corruzione, falsità ideologica in atto pubblico, appropriazione indebita. In queste ore, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma stanno anche procedendo, in collaborazione con la Guardia di Finanza di Frosinone, Formia e Gaeta, all’esecuzione di un decreto di Sequestro Preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Roma, dell’ingente patrimonio economico del clan, con valore stimato di circa 80 milioni di euro, consistente in numerosi autosaloni, autovetture, immobili, fondi agricoli, attività commerciali nel settore dei mobili e delle carni, caseifici; tale patrimonio riconducibile al DE ANGELIS e ai suoi accoliti risulta in gran parte fittiziamente intestato a delle “teste di legno” al fine di sottrarlo a eventuali sequestri patrimoniali. L’altra associazione per delinquere smantellata dai Carabinieri, faceva capo al noto pregiudicato Ciro MARESCA [cl. 1939 – originario di Castellammare di Stabia – con precedenti di polizia per associazione mafiosa] soggetto da tempo stabilitosi nella capitale, e operava a Roma avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. nella realizzazione sistematica di vari delitti di truffa, estorsione, ricettazione e riciclaggio in danno di imprenditori commerciali operanti nel settore del mercato delle autovetture. Le indagini hanno infatti evidenziato come il MARESCA e i suoi accoliti, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla contiguità ad agli ambienti della criminalità organizzata di tipo camorrista, erano soliti avvicinare soggetti operanti nel commercio delle autovetture, entrandovi in affari e attuando vari raggiri al fine di acquisire il possesso delle autovetture da loro commercializzate, per poi agire con intimidazioni, minacce e spesso violenza al fine di indurre le vittime designate a rinunciare a qualsiasi pretesa di restituzione dei beni sottrattigli. Con tale metodica gli indagati riuscivano ad entrare in possesso indebitamente di rilevanti quantitativi di autovetture, provvedendo a commercializzarle in proprio. A tale sodalizio criminale facevano capo, e sono stati arrestati in quanto indagati per il reato di associazione per delinquere con l’aggravante di cui all’art. 7 co. 1 del D.L. NR. 152/1991: MORRA Massimo [cl. 1967 – Cassino(FR)], MORRA Carmine [cl. 1965 – Cassino(FR)], MORRA Antonio [cl. 1989 – Cassino (FR)], FLORII Giacinto [cl. 1952 – Ancona], FONZO Cristiano [cl. 1973 – Roma], LAMBERTI Alfonso [cl. 1950 – Eboli], GRANATA Pietro [cl. 1955 – Napoli], GODWIN Simeon [cl. 1975 – Nigeria], GALLOZZI Francesco [cl. 1982 – Cassino], QUARANTA Sandro [cl. 1936 – San Pietro Avellana (IS)], SPADA Costantino [cl. 1971 – Mondragone (CE)], SPADA Ferdinando [cl. 1982 – Formia (LT)]. Anche nei confronti dei soggetti ritenuti affiliati al sopra citato sodalizio criminale, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma stanno procedendo al sequestro preventivo dei beni in esecuzione del decreto di sequestro emesso dal GIP presso il Tribunale di Roma. Oltre alle persone arrestate, ulteriori 33 persone sono indagate a piede libero per vari reati e sono state sottoposte a perquisizione domiciliare.

(tratto da www.casertasette.it)

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