Camorra in provincia di Napoli, il pentito: ecco i segreti delle faide

Il Mattino, Venerdì 16 Ottobre 2015

Camorra in provincia di Napoli, il pentito: ecco i segreti delle faide

di Giovanna Sorrentino

Boscoreale. «Ricordo che sparai nel portone di una persona a Sant’Antonio Abate solo perché lui ci aveva offeso su Facebook». A parlare è Gennaro Colantuomo, il neopentito che a giugno è stato ascoltato dall’Antimafia di Napoli e che ha deciso di collaborare con la giustizia per paura di morire. Ha svelato alla magistratura i segreti celati dietro alle faide del Piano Napoli di via Settetermini e le sue dichiarazioni sono state utili ad attualizzare un’indagine risalente al 2011, a carico di 23 persone della famiglia Tasseri, di cui 19 finite in manette la scorsa notte, con l’accusa di associazione armata finalizzata al traffico di stupefacenti. Pusher che agivano con bambini al seguito, per dare meno nell’occhio.

«A settembre del 2013 andammo a sparare nella proprietà dei Vangone a Boscotrecase perché mio nipote aveva litigato con uno di loro – continua Colantuomo – Decisi di sparare per far capire che non avevo paura. Dopo qualche giorno i Vangone risposero al fuoco, sparando nella mia autovettura». Sono dichiarazioni choc, su cui al momento si indaga e che hanno incastrato ulteriormente gli indagati, accusati di spacciare cocaina, marijuana e canapa indiana nella Scampia del Vesuviano, a tutte le ore, anche con bimbi in braccio fuori della scuola Francesco Dati. A capo del gruppo, una donna, Mariarosaria, 47 anni, alias «Isaura», da Raffaele e Giuseppe Tasseri, di 23 e 25 anni. I pusher venivano pagati 300 euro a settimana ed erano organizzati in turni lavorativi, per tenere sempre la piazza aperta a disposizione dei “clienti”. Gennaro Colantuono, il pentito, era amico di Mauro Buonvolere, un giovane di 21 anni che è stato ucciso il 7 febbraio al Piano Napoli. «Mauro Buonvolere apparteneva, come me, al gruppo Tasseri», si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Napoli Federica Colucci. «In particolare – continua – io ero lo sparatore, o il fiancheggiatore degli aggressori nel periodo che va dal 2011 al 2012». Colantuomo riferisce di aver partecipato a numerosi agguati nati per motivi futili e di aver gestito una piazza di spaccio insieme a Buonvolere e ad altri: «Provvedevamo a preparare pacchetti di droga sul lastrico del mio palazzo». Nel 2010 – come affermato dal giovane – i Tasseri vendevano droga per conto di un’altra famiglia, gli Orlando. Di giorno, la marijuana era gestita da Antonio Orlando e la cocaina era in mano a Salvatore Ferricelli. La droga veniva messa in piazza dal clan Gallo-Limelli-Vangone. Nel 2011 circa Ferricelli e Orlando finirono in carcere – stando al racconto di Colantuomo – e i Tasseri decisero di appropriarsi con la forza delle piazze. Quando il secondo venne scarcerato rivoleva il controllo, quindi iniziò la faida: i Tasseri organizzarono una serie di agguati, che costrinsero gli Orlando ad andare via dal quartiere».

Così i Vangone persero i loro pusher e decisero di perdonare i Tasseri solo un anno dopo – sempre secondo il neopentito- in cambio di un “pegno”: l’uccisione di un uomo, reo di aver teso un agguato negli anni addietro a un loro cugino. «Raffaele Tasseri acconsentì a tale richiesta – racconta Colantuono – e incaricò Mauro Buonvolere» di ammazzarlo. L’agguato avvenne, ma l’uomo non venne ucciso. Per questo episodio il 21enne avrebbe perso la vita a febbraio. Colantuomo ha riferito pure di essere il vero bersaglio anche dell’agguato avvenuto fuori del bar Mario a via Settetermini, quando vennero ferite 3 persone da vari colpi di pistola. Al momento sono libere solo 5 persone, che secondo gli inquirenti non sono in grado di riorganizzarsi.