Camorra.Ecco le famiglie che dominano in Campania

110 cosche operano in Campania, a Salerno il clan D’Agostino- Panella è egemone Vecchi affari con l’utilizzo di strumenti all’avanguardia: così operano oggi le cosche campane. Nei documenti della Dia resi noti in queste ore e presentati al Ministero dell’Interno si evidenzia come la criminalità organizzata agisca in settori come il traffico di rifiuti, di stupefacenti, di armi, nella contraffazione di documenti e banconote, dimostrando di saper “utilizzare tecnologie all’avanguardia”.

Le cosche riescono a condizionare le amministrazioni pubbliche, ad infiltrarsi negli appalti e hanno “capacità di condizionamento culturale delle fasce più deboli della popolazione”, riuscendo a “porsi come punto di riferimento unitario e alternativo allo Stato”. 110 i clan che operano in Campania a “cui vanno ad aggiungersi un fitto sottobosco di realtà criminali minori e le collaborazioni con gruppi di etnia straniera”. L’ultimo rapporto semestrale indica nella provincia di Salerno l’operatività “ di gruppi da tempo radicati sul territorio, alcuni dei quali costituitisi intorno figure criminali che hanno militato in compagini attualmente non più operative”.

A Salerno si conferma il ruolo di dominio del clan D’Agostino- Panella: “traffico di stupefacenti, usura ed estorsioni sono le principali attività illecite gestite dal sodalizio”, nella Valle dell’Irno un ruolo apicale è rivestito dal clan Genovese.

Ad Angri, giovani pregiudicati avevano tentato di conquistare la leadership nella gestione delle attività illecite dopo la disarticolazione del clan Nocera. Con il ritorno in libertà di alcuni elementi apicali della famiglia Nocera , che avrebbero peraltro stretto accordi con gruppi dell’area vesuviana, lo scenario criminale si sarebbe stabilizzato. Per l’Antimafia i comuni della Costiera Amalfitana non sono interessati “da presenze stanziali di sodalizi mafiosi ma potrebbero comunque rappresentare un polo di interesse per il reimpiego di capitali illeciti”.

Nelle realtà a sud di Salerno prevalgono organizzazioni criminali autoctone come nell’ alto Cilento. ad Agropoli continua ad esercitare la famiglia Marotta ed il gruppo Marandino; nella Piana del Sele i Pecoraro-Renna si contrappongono al clan De Feo e al sodalizio Giffoni-Noschese mentre nei piccoli centri del Medio-Basso Cilento non si rilevano organizzazioni criminali locali.

A Nord della città capoluogo si registra un ritorno di esponenti della nuova camorra organizzata, stretti fiduciari di Raffaele Cutolo. A Nocera ruoli apicali sono rivestiti anche dai membri dei Marinello-Pignataro; a Sarno del clan Graziano; a Pagani, nonostante l’arresto del capo clan, si conferma il gruppo dei D’Auria- Petrosino-Fezza.

Rinnovata presenza dello storico gruppo Sorrentino si registra a Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara. A Scafati risulta ancora molto dinamico il sodalizio Matrone storicamente legato al gruppo stabiese dei Cesarano. A Cava de’ Tirreni , persiste l’influenza del clan Bisogno e la progressiva affermazione del gruppo facente capo alla famiglia Celentano. Nei clan campani, aggiunge la relazione, “persiste il tratto significativo della struttura familiare e della marcata territorialità, che si manifesta anche attraverso il condizionamento delle amministrazioni locali”.

 

Fonte: (LIRA TV)

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