Camorra e Rifiuti, dopo gli incendi arriva l’emergenza dei cassonetti pieni. Pronto anche l’affare della vigilanza e dei viaggi fuori regione E VAI  !!!!!!!………………………………………….

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Camorra e Rifiuti, dopo gli incendi arriva l’emergenza dei cassonetti pieni. Pronto anche l’affare della vigilanza e dei viaggi fuori regione

6 novembre 2018

Il dopo incendi sarà la crisi dei rifiuti. L’avevamo scritto ad ogni incendio di impianti industriali per il trattamento della spazzatura. Era l’obiettivo della camorra della monnezza, è quel che sta per accadere.  L’amministratore della Sapna (la società della città metropolitana addetta allo smaltimento dei rifiuti) Gabriele Gargano ha scritto alla Città Metropolitana di Napoli per cominciare a mettere le mani avanti, per avvisare il sindaco della città metropolitana e dunque tutti e 90 sindaco del Napoletano  che gli impianti non sono più in grado di accogliere l’intera produzione giornaliera di rifiuti (oltre 2 tonnellate) e ha lanciato un appello agli amministratori.

Dovete organizzare siti di stoccaggio in provvisorio maniera da evitare ulteriori accumuli negli impianti che già scoppiano. Se non ci saranno rapidissime risposte i cassonetti resteranno pieni. Dopo gli incendi dei tritovagliatori di Battipaglia, Casalduni e Santa Maria Capua Vetere, nessun amministratore è più disposto a rischiare continuando a imbottire di spazzatura capannoni e piazzali. Del resto i dati parlano chiaro. A Giugliano sono depositate 26 mila e 500 tonnellate di immondizia tra frazione umida (20 mila tonnellate), secca (500), e indifferenziato (6000), a Tufino ce ne sono 21mila e 500 (secca 15 mila, umida 500, indifferenziata 6000). Tante, troppe. In totale in tutti i sette stir campani ci sono più di 100 mila tonnellate di spazzatura tritovagliata che nessuno sa come far sparire.

Quel che si voleva evitare è quel che sta accadendo, comprese le soluzioni.  Palazzo Santa Lucia ovvero la Regione Campania ora potrebbe fare quel che non ha fatto negli ultimi due anni: fare accordi con le altre Regioni e autorizzare gli sversamenti nella discarica di Sant’ Arcangelo Trimonte recentemente dissequestrata.

Nessun risultato. Alle ditte già sotto contratto per esportare i rifiuti, invece, è stato proposto di incrementare i quantitativi. Inutilmente: le discariche e i termovalorizzatori italiani sono complessivamente saturi e infatti le ultime nove gare per smaltire fuori regione sono andate semideserte ed è stato possibile far viaggiare solo pochi sacchetti. Intanto le fiamme che hanno devastato i capannoni che accoglievano i prodotti differenziati, hanno provocato un incremento di 300 tonnellate al giorno di conferimenti indifferenziati solo nella provincia di Napoli. Risultato: ormai nei tritovagliatori non c’è spazio per l’immondizia.

L’incendio allo stir di Santa Maria Capua Vetere è stata l’ultima botta ad un sistema di smaltimento del rifiuti che può andare in tilt in ogni momento. Gli ultimi impianti che ancora non soni bruciati sono quelli di Giugliano e di Tufino.
Per questo è stato chiesto alla Prefettura un presidio fisso dell’esercito fuori i due ultimi impianti che ancora funzionano a pieno regime: Giugliano e Tufino. Per ora dei militari ancora non c’è l’ombra.
L’unica novità è una bella spesa, e pure questa ce l’aspettavamo. La società che si occupa della monnezza (la Sapna) ha deciso di schierare contro i criminali (accanto ai lavoratori del Consorzio ai quali è affidata la sorveglianza) una società di vigilanza privata. Importo della spesa per la difesa degli impianti dovrebbe essere di 250 mila euro annui per la vigilanza dei due impianti. Nei prossimi giorni negli impianti non entreranno più rifiuti di quelli che potranno far uscire. Il che vuol dire conferimenti che rallentano, camion della monnezza fermi all’esterno anche 24 ore e  cassonetti pieni di rifiuti nei comuni.

 

Fonte:https://www.juorno.it

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