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Da Il “ Corriere del Mezzogiorno” -Napoli 
Mezzogiorno, 1 marzo 2016 – 08:14

Bufera Pd a Casavatore,
voto di scambio e clan

«Gli scissionisti si divisero i candidati a sindaco»
Sotto inchiesta il primo cittadino Orefice e lo sfidante Silvestri

di Titti Beneduce

NAPOLI – A Casavatore si votava per le Comunali e il clan Ferone, federato agli «scissionisti» di Scampia, si divise: metà appoggiò il candidato sindaco del Pd, Salvatore Silvestri; l’altra metà scese in campo per sostenere la rivale Lorenza Orefice, che alla fine la spuntò. Pochi mesi dopo sono indagati in 15, tra loro sia Silvestri sia Orefice. I pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra contestano ai due il voto di scambio aggravato dalle modalità mafiose; lo stesso reato, aggravato però dall’aver commesso il fatto con abuso dei poteri, è contestato anche ad Antonio Piricelli, comandante della polizia municipale, e a Vincenzo Orefice, maresciallo della polizia municipale. Piricelli è accusato infine di non aver trasmesso in Procura alcune notizie di reato di cui era venuto a conoscenza. Gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari sono stati notificati nelle scorse ore dai carabinieri. 

 

Episodi gravissimi

Le indagini hanno fatto luce su episodi gravissimi. La campagna elettorale a Casavatore (Comune dove durante la faida di Scampia avvennero numerosi omicidi) fu senza esclusione di colpi. Secondo l’ipotesi accusatoria, in occasione della prima tornata elettorale, il candidato sindaco del Pd Salvatore Silvestri e i candidati consiglieri Mauro Ramaglia, Barbara Cozzolino e Salvatore Pollice promettevano agli elettori «dazioni di denaro, buoni pasto, generi alimentari e posti di lavoro». Piricelli e Orefice, «nel sovrintendere alle normali operazioni di tutela del territorio, quali disinfestazioni e derattizzazioni, evidenziavano ai cittadini che tali operazioni erano state realizzate per il diretto interessamento e su insistenza di Ramaglia, Silvestri e Pollice». In occasione del ballottaggio, il comandante della polizia municipale e il suo collaboratore si impegnarono affinché i manifesti di Silvestri non venissero strappati, anche modificando la collocazione delle telecamere di sicurezza. Piricelli inoltre, che sapeva delle minacce e delle promesse fatte agli elettori, non informò la Procura. 

 

 

Clan Ferone

Ma i fatti più inquietanti sono quelli che vedono coinvolti affiliati al clan Ferone, egemone nella zona. Silvestri e i suoi, dicono i pm, si avvalsero del supporto elettorale di Massimo Minichini, pur sapendo che era sottoposto alla sorveglianza speciale in quanto appartenente alla cosca. Minichini, in particolare, «stazionava stabilmente davanti alla sede del comitato elettorale» di Silvestri e «ne promuoveva la candidatura»; anche il fratello Ciro, del resto, era tra i candidati al consiglio comunale. Ma, sempre secondo la ricostruzione dei magistrati, Lorenza Orefice, candidata con la lista «Un’altra Casavatore», non stava a guardare. Il 13 giugno, infatti, alla vigilia del ballottaggio, Massimo Minichini «fu pubblicamente picchiato» da altri affiliati al suo stesso gruppo criminale, Paolo Spinuso, Salvatore Ferone e Giuseppe Pellegrino, che sostenevano appunto Orefice. Salvatore Ferone aveva tra i candidati al consiglio comunale il suocero, Giuseppe Pranzile. Il pestaggio di Minichini riuscì a ribaltare il risultato del primo turno: Orefice, che aveva ottenuto il 35,30 per cento, fu eletta con il 56,16 per cento; Silvestri, che aveva il 41,55 per cento, non andò oltre il 43,84. Spinuso, Ferone e Pellegrino, scrivono i pm, tesero un agguato a Minichini «picchiandolo sulla pubblica via quale dimostrazione di forza della cordata facente capo alla Orefice, in favore della quale svolgevano propaganda elettorale porta a porta».

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