Camorra e centro commerciale Jambo

CAMORRA E CENTRO COMMERCIALE JAMBO. “I Balivo hanno fatto soldi con le truffe e i fallimenti. La società tra Salvatore e Sandro Falco e tutto quello che Gaetano ha fatto per favorire le attività del clan dei Casalesi”

Gli inquirenti hanno incastonato, tra di loro, le diverse ricostruzioni dei collaboratori di giustizia, tra questi quella datata, ma non meno importante, del capozona di Trentola Dario De Simone, un cui ampio stralcio pubblichiamo in calce all’articolo

falcobalivo

TRENTOLA DUCENTA – Rispolverare dichiarazioni di uno dei collaboratori di giustizia più datati, più risalenti, per utilizzare un termine giuridico usato spesso dai magistrati, qual’è Dario De Simone, non è solamente un esercizio di storiografia camorrista ma può ancora ritornare utile per ricostruire il filo, che molto spesso è un filo storico con gli eventi di oggi che diventano frutto degli eventi di ieri, di indagini che producono risultati in questo tempo.

Per cui, Dario De Simone compare con significativi spazi nell’ordinanza degli arresti relativi alla gestione del centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta. Sono 10 pagine interessanti pieni di retroscena, non del tutti conosciuti, che indicano soprattutto le dinamiche di due famiglie fondamentali per quello che fu, in origine, ed è stato dopo il centro commerciale Jambo come grande investimento, realizzato dall’ala più economiche e più abile negli affari, quella di Michele Zagaria, del clan dei Casalesi.

In principio fu Salvatore Balivo, fratello di Gaetano e Silvestro. Fu lui che mise in piedi, insieme ad Alessandro Falco, l’idea del Jumbo. Salvatore Balivo si sarebbe presto defilato lasciando spazio ai fratelli, e si sarebbe avventurato anche nella vita politica candidandosi anche alle elezioni regionali con il partito di Zinzi stringendo rapporti a suo dire diretti con Pierferdinando Casini e lanciando sua sua figlia Romilda nella politica della città di Aversa dove ha svolto anche la funzione di assessore ai Servizi Sociali, prima di maritarsi con un esponente di quella famiglia complicata, ugualmente finita sotto la lente di ingrandimento della Dda che è stata parte della gestione dei parcheggi a pagamento nella città normanna.

De Simone non esprime un giudizio molto lusinghiero sulla famiglia Balivo: “BALIVO Salvatore appartiene ad una famiglia facoltosa da molti anni per essersi arricchita, soprattutto grazie alla madre, con numerose truffe e fallimenti, attività questa posta in essere dagli stessi BALIVO, tutto ciò soprattutto nel campo delle costruzioni e materiali in ferro”.

Per quanto riguarda il rapporto con Falco, De Simone lo definisce fraterno. Al punto che il capozona di Trentola non obietta nulla quando Falco gli dice che non è opportuno che lui sia socio, anche occulto, del Jumbo, ma che si dimostra solido nel momento in cui De Simone che, da questo punto di vista, aveva ottimi appoggi anche in Gaetano e Silvestro Balivo, che gli avevano permesso di utilizzare la propria casa, insieme a Mario Iovine nei momenti delicati in cui i due camorristi correvano dei rischi, riesce ad incontrarsi facilmente con sua moglie utilizzando proprio dei locali del Jambo messigli a disposizione da Falco che poi consentirà l’apertura di un negozio, di articoli per bambini, proprio da parte della moglie del boss.

Ultima veloce nota quella relativa al diverso ruolo svolto dai Fratelli Balivo. Salvatore Balivo è colui che attiva l’idea del Jambo ma non è considerato, evidentemente, un amico del clan al punto tale da risparmiargli le richieste estorsive, soprattutto una per un complesso immobiliare realizzato ad Aversa. Con Gaetano il discorso è diverso. De Simone racconta che oltre alla vicenda dell’ospitalità, l’imprenditore si rende disponibile a una attività sistematica di cambio degli assegni che la camorra incassa dalle estorsioni. Insomma, Gaetano Balivo, è uno che collabora alle sorti del clan e per questo non è sottoposto ad attività estorsiva.

G.G.

L’ORDINANZA JAMBO (pagg. 39-49)

Queste le sue dichiarazioni sulla vicenda Jambo :

In data 14.09.1996 :“…omissis…A.D.R. Relativamente al centro commerciale Jambo, l’iniziativa in questione è stata intrapresa da BALIVO Salvatore e da suo cognato FALCO Alessandro. BALIVO Salvatore appartiene ad una famiglia facoltosa da molti anni per essersi arricchita, soprattutto grazie alla madre, con numerose truffe e fallimenti, attività questa posta in essere dagli stessi BALIVO, tutto ciò soprattutto nel campo delle costruzioni e materiali in ferro. A tale proposito ricordo un episodio relativo ad un grosso insoluto subito nei confronti dei BALIVO da una grossa impresa di Udine. Quest’ultima si rivolse ad ALFIERI Carmine, non ricordo attraverso chi, e ALFIERI Carmine mi consegnò un pacco di documenti relativi a questa vicenda. Io intervenni con i BALIVO parlando con due fratelli, BALIVO Silvestro e BALIVO Gaetano e la famiglia appianò la situazione appianando quanto doveva. Ciò accadde circa 5 anni fa. Ritornando all’ipermercato Jambo, quando appresi da BALIVO Salvatore e FALCO Alessandro della loro intenzione di aprirlo chiesi partecipare in qualche quota all’iniziativa stessa. FALCO Sandro, il quale era mio amico da moltissimi anni, come pure DE CAPRIO Luigi ( tutti e tre avevamo una radio libera ) parlò con il BALIVO e mi comunicò che quest’ultimo non era d’accordo.

Richiesi pertanto di avere un box nello stesso centro perché mia moglie voleva aprire un negozio. Ci tenni molto a pagare l’ affitto perché mia moglie aveva insistito affinché fosse pagato il canone per il box in questione. La mia amicizia con FALCO Alessandro, come ho detto, risale a vecchia data, e più volte, durante la mia latitanza, mi sono incontrato con mia moglie in un deposito dello stesso FALCO Alessandro nel centro Jambo con la piena consapevolezza del FALCO stesso.

Nell’ultimo periodo sono nati dei contrasti tra BALIVO Salvatore e FALCO Alessandro ritenuto responsabile quest’ultimo, da BALIVO Salvatore, di imbrogliare il socio. Entrambi mi pregavano di intervenire per porre fine a questi contrasti e tenemmo tutti una riunione alla quale partecipò anche il commerciali di cui non ricordo il nome ed anche GRIFFO Michele, ex sindaco di Trentola. Dopo una lunga discussione riuscii a metterli d’accordo.…omissis…..

Per quanto riguarda la famiglia BALIVO ho già accennato prima alle relative capacità economiche. La famiglia stessa comunque pagava, ogni volta che effettuava un lavoro rilevante, una tangente ai casalesi. L’ultima tangente l’ho incassata io stesso, per la precisione 120 milioni di lire ( quattro milioni per trenta appartamenti ) relativi ad un complesso edilizio in cooperativa in corso di realizzazione ad Aversa, sulla strada per Cesa, passato il ponte, prima del cimitero di Cesa. …omissis…”

In data 23.01.1998 “…omissis…A.D.R.: La S.V. mi chiede se gli SCHIAVONE abbiano acquisito caseifici in provincia di Caserta. Rispondo che poco prima che io fossi arrestato nel 1996, Antonio SCHIAVONE mi aveva parlato della sua volontà di aprire un caseificio molto attrezzato proprio a Casal di Principe. Poco dopo sempre SCHIAVONE Antonio mi chiese se poteva essere lui a fornire il centro commerciale “JAMBO” che sta tra Trentola e Parete zona di mia competenza, di latticini. Io gli feci presente che già suo cugino che viene chiamato “Totonn a bufala” che è un onesto imprenditore, riforniva detto ipermercato. Antonio SCHIAVONE mi disse che non c’erano problemi e che potevo togliere il cugino e da quel momento poteva essere lui il fornitore. In seguito mi diedi latitante e poi fui arrestato per cui non sono in grado di dirle come si è sviluppata la vicenda, certo è che dalla parole di Antonio ho potuto capire che molto verosimilmente aveva realizzato la sua intenzione di aprire un caseificio….omissis…

In data 16.11.2010 “…omissis…A.D.R. Come ho già spiegato nel corso dei miei interrogatori conoscevo bene Falco Sandro imprenditore di Trentola Ducenta Posso precisare che il Falco lo conosco sin da quando ero ragazzo e che addirittura nel 1978 gestivamo insieme una delle prime radio libere delle nostre zone. Mi si chiede se il Falco mi ha interessato in ordine all’acquisizione dei terreni nel Comune di Trentola. Le rispondo di si. In particolare, ricordo che circa 20 anni fa comunque diciamo nei primi anni 90 il Falco stava avviando insieme al suoi socio Salvatore Balivo tutte le attività preparatorie per la costruzione del centro commerciale cosiddetto JAMBO. Se non ricordo male aveva già acquisito alcuni terreni o forse ne aveva già alcuni che erano di famiglia. Tenga presente che i Falco erano imprenditori che già operavano nel settore dei supermercati. In particolare già il padre era titolare di un supermercato in via Romaniello di Trentola Ducenta. Tuttavia intendeva acquisire un’area più vasta per poter impiantare il centro commerciale. Siccome eravamo amici e lui ovviamente sapeva che io ero il capo zona dei Casalesi nel comune di Trentola mi chiese se potevo intervenire presso il proprietario di un’area limitrofa a quella già nella sua disponibilità in quanto intendeva a acquistare detto terreno. Sempre se la memoria non mi inganna aveva necessità assoluta di acquisire queste aree limitrofe a quelle già nella sua disponibilità posto che per poter avviare il centro commerciale ed avere i necessari permessi doveva disporre di ulteriori aree rispetto a quella su cui insisteva il centro commerciale vero e proprio da destinare a servizio parcheggio del centro stesso. Il proprietario di questa area che lui intendeva acquistare è persona di cui non ricordo il nome, tuttavia può essere identificato in quanto era il titolare di un importante ristorante chiamato “LA FONTANINA” che si trovava sulla strada che da Parete porta a Qualiano. Mi si chiede come mai ritenne di rivolgersi a me per contattare questo proprietario ed io le rispondo che il Falco aveva già tentato l’acquisto per conto suo, non so se direttamente o attraverso i sensali della zona, e questo proprietario non aveva aderito alla proposta di acquisto. Ricordo un particolare e cioè che questo proprietario aveva da non molto tempo acquistato l’area che interessava al Falco, con cui io avevo rapporti diretti, e al Balivo Salvatore socio del Falco. Le dico ciò in quanto ricordo perfettamente che questo proprietario ebbe a rivendere a seguito del mio intervento il terreno al Falco ad un prezzo esattamente uguale a quello questo proprietario aveva speso per acquistarlo a sua volta. I fatti andarono nel seguente modo: io mi presentai presso il ristorante “LA FONTANINA” e siccome conoscevo di vista il titolare della stessa, persona che all’epoca aveva un’età compresa più o meno tra i 35  – 40 anni ( non che io conoscessi la sua età, ma dall’aspetto gli si poteva dare l’età che ho indicato ) e dopo i convenevoli di rito gli spiegai che venivo a nome di Falco il quale era molto interessato all’acquisto del terreno in questione. Naturalmente anche questa persona ( aveva un aspetto piuttosto normale, più basso che alto, né particolarmente grasso, né particolarmente magro ) sapeva bene io chi ero, non ci fu bisogno che io gli spiegassi che ero il capo-zona dei Casalesi. Ricordo bene che subito dopo che gli spiegai la ragione della mia visita lo stesso mi disse, visto che mi ero interessato personalmente era disponibile a vendere il terreno ma che non voleva assolutamente perderci i soldi che precedentemente aveva speso per comprarlo. Insomma la condizione che lui voleva fosse rispettata era che il prezzo fosse uguale a quello che lui stesso aveva pagato non molto tempo prima. Ovviamente non ricordo con esattezza il prezzo pagato da questo proprietario per rilevare a suo tempo il terreno né di conseguenza quello poi pagato da Falco e Balivo. Potrebbe essere una somma che si aggira intorno ai 150 – 200 milioni forse qualcosa più o meno, tenga conto che sono passati circa venti anni. Naturalmente il prezzo di vendita che troverà sull’atto notarile sarà diverso da quello pagato effettivamente, come da prassi. Dopo avergli fatto questo favore chiesi al Falco se poteva farmi entrare nella società che egli teneva con Balivo Salvatore. Il Falco mi disse che si trattava di una iniziativa familiare nella quale erano impegnate risorse sue e degli altri suoi congiunti, insomma mi fece capire che non era il caso che io diventassi sia pure un modo occulto uno dei soci. Ovviamente avrei potuto insistere ma essendo amici fin da ragazzi lasciai perdere e chiesi soltanto al Falco di assegnare a mia moglie uno spazio all’interno del centro commerciale onde svolgere un’attività di commercio di abbigliamento per bambini. Il Falco mi disse senz’altro mi avrebbe accontentato e così avvenne poichè mia moglie aprì questa attività all’interno del Jambo.

A.D.R. Nulla sò dirle sul fatto che il Falco si sia rivolto anche al Feliciello per acquistare terreni in zona di Parete sempre per le necessità del Jambo. Certo il Feliciello all’epoca era il capo- zona di Parete ed è certo che il Jambo insisteva proprio su un’area a confine tra Parete e Trentola. Nulla posso dirle su questo ipotetico incarico dato dal Falco al Feliciello.

A.D.R. Sicuramente i Falco hanno impegnato loro capitali nella costruzione del centro commerciale. Dico ciò sia perché la famiglia Falco all’epoca aveva delle proprie proprietà sia perché, secondo quanto mi disse il Falco Sandro, comunque, le disponibilità di famiglia non consentivano la costruzione del centro, essendo le stesse insufficienti, i Falco si esposero verso il sistema bancario contraendo dei mutui se non ricordo male proprio con il Banco di Napoli, di circa 4/5 miliardi di lire. Ovviamente non ho la certezza matematica sul fatto che il Falco, cosi come il Balivo, non abbia potuto impiegare capitali anche di altra provenienza, tuttavia a me non risultavano almeno fino al 1995 contatti fra Falco e Balivo ed altri esponenti del clan dei Casalesi oltre che me, Zagaria Vincenzo e Biondino.

A.D.R. Circa Balivo Gaetano, fratello del suddetto Salvatore, nonché di Silvestro, posso dirle che lo stesso era persona che si metteva a mia disposizione e più in generale a disposizione del mio gruppo capeggiato anche da Vincenzo Zagaria e Biondino Francesco, per il cosiddetto cambio assegni. Ricordo che molto spesso utilizzavamo Balivo Gaetano per questo scopo sicchè io stesso, lo Zagaria Vincenzo, il Biondino, ovvero persone da noi incaricate portavamo questi assegni di provenienza illecita normalmente provento di estorsione affinchè Balivo Gaetano ce li cambiasse. In cambio di ciò non solo non facevamo estorsione in danno di Balivo Gaetano, ma quando era possibile gli facevano avere anche qualche fornitura di materiale edili sui cantieri della zona. Mi si chiede se anche Cantone Francesco avesse portato assegni a Balivo Gaetano per il relativo cambio e io le rispondo che sia io che gli altri capi zona che prima ho indicato abbiamo dato tale incarico a Cantone Francesco….omissis…” 

In data 22.02.2012 “……omissis….L’Ufficio pone in visione a DE SIMONE Dario il fascicolo fotografico allestito dalla Squdra Mobile della Questura di Caserta, trasmesso con la nota nr. 00128/12/Sq.Mob./C di P. del 21.02.12, contenente nr. 5 fotografie raffiguranti altrettanti personaggi privi dei nominativi che sono stati riportati nel foglio legenda che non viene mostrato al predetto. DE SIMONE Dario, dopo aver visionato attentamente i personaggi ritratti, dichiara: …omissis….

A.D.R. A dispetto delle voci di paese, che ben conosco, che addirittura mi attribuivano la proprietà del centro commerciale “JAMBO”, cosa assolutamente falsa, con riferimento al negozio di oreficeria aperto da DI CAPRIO Luigi, mio caro amico ( gli feci da testimone di nozze al suo matrimonio ), all’interno del “JAMBO”, posso dirle che non ci fu alcun bisogno che io sponsorizzassi tale apertura presso il FALCO Sandro. Dico ciò in quanto FALCO Sandro e DI CAPRIO Luigi erano amici fraterni ed addirittura i loro rispettivi padri lo erano ancora di più. Tenga presente che DI CAPRIO Luigi aprì questo negozio di oreficeria nel “JAMBO” perché aveva una specifica competenza in materia ed addirittura i suoi cugini lavorano a Valenza Po’ nel settore orafo. Lo zio di DI CAPRIO Luigi, fratello della madre, faceva l’orefice a Casalnuovo. Insomma si tratta solo di farina del sacco del DI CAPRIO Luigi anche se posso rendermi conto che siccome in paese sapevano che ero amico di questi, abbiano potuto credere che potessi entrarci in qualcosa. Quanto a PICONE Vincenzo non mi risulta che avesse un negozio nel “JAMBO”. Non so se dopo il 1996 lo ha, poi, aperto ma, almeno fino a quando sono stato sul territorio, non mi risulta che lo aveva. 

La foto nr. 3 ritrae una persona che mi sembra sia BALIVO Gaetano. Ha qualcosa del BALIVO Gaetano. Lo ricordavo un po’ più grasso. L’Ufficio dà atto che la foto nr. 3 ritrae BALIVO Gaetano nato Trentola Ducenta il 22.03.54.

A.D.R. Prendo atto che nel verbale del 14.09.96 ebbi a dire che “per quanto riguarda la famiglia BALIVO ….pagava ….una tangente ai casalesi …..e l’ultima tangente l’ho incassata io stesso per la precisione 120 milioni di lire ( 4 milioni di lire per 30 appartamenti ) relativi ad un complesso edilizio in realizzazione ad Aversa sulla strada per Cesa” mentre nel verbale più recente del 16.11.10 riferisco “ circa BALIVO Gaetano posso dirle che lo stesso era una persona che si metteva a mia disposizione per il cambio assegni in cambio di ciò non solo facevamo estorsioni in danno di BALIVO Gaetano ma gli facevamo avere qualche fornitura ”. Le rispondo che la contraddizione tra i due verbali è solo apparente. In realtà, quando risulta verbalizzato che la famiglia BALIVO pagava la tangente ed in particolare quella dei 120 milioni di lire il riferimento era rivolto a BALIVO Salvatore che principalmente faceva il costruttore. Il BALIVO Salvatore, a differenza di BALIVO Gaetano e dello stesso BALIVO Silvestro, almeno ai miei tempi, non ci faceva il cambio assegni. Era un buon amico ma come tutti gli imprenditori doveva pagare quando realizzava un fabbricato così come è avvenuto nel caso dei 30 appartamenti costruiti tra Aversa e Cesa. Diversamente, BALIVO Gaetano e BALIVO Silvestro, che operavano con un deposito edile, era attaccato al “JAMBO”, erano sempre a nostra disposizione per il cambio assegni che erano proventi attività estorsive. Tenga presente che molto spesso ci siamo appoggiati nel deposito dei suddetti ed altre volte io e IOVINE Mario abbiamo dormito addirittura nelle loro abitazioni che si trovano, quella di BALIVO Silvestro, in via Romaniello di Trentola Ducenta, un fabbricato situato di fronte alla mia abitazione, quella di BALIVO Gaetano si trova, invece, in via Martino sempre di Trentola Ducenta. Rappresento che IOVINE Mario era cugino della madre dei fratelli BALIVO. Naturale, dunque, che a BALIVO Gaetano ed a BALIVO Silvestro, che ci favorivano anche in modo pericoloso per se stessi, non potevamo chiedere tangenti con riferimento alla loro attività di esercenti in materiale edile.

La foto nr. 4 ritrae una persona che conosco. Si tratta di BALIVO Silvestro anche se è molto invecchiato ed ingrassato. Lo riconosco dal sorriso

L’Ufficio dà atto che la foto nr. 4 ritrae BALIVO Silvestro nato a Trentola Ducenta il 22.03.54.

A.D.R. Non posso escludere che FELICIELLO Domenico si conoscesse con FALCO Sandro. Tuttavia sul punto, nulla so di preciso.

La foto nr. 5 ritrae una persona che ben conosco. Si tratta di CAPOLUONGO Maurizio. 

L’Ufficio dà atto che la foto nr. 5 ritrae CAPOLUONGO Maurizio nato a San Cipriano di Aversa il 01.10.61.

A.D.R. A proposito del CAPOLUONGO Maurizio posso dirle che era amico di famiglia dei BALIVO. Li ho visti più volte insieme. Mi si chiede se CAPOLUONGO Maurizio fosse amico di ZAGARIA Michele ed io le rispondo che certamente negli anni “80 il CAPOLUONGO e lo ZAGARIA facevano parte del gruppo ristretto di fuoco del clan BARDELLINO; dunque si vedevano praticamente tutti i giorni. Mi si chiede se il CAPOLUONGO Maurizio conoscesse RUSSO Nicola ed io le rispondo che se parliamo di RUSSO Nicola di Trentola che commerciava in frutta e faceva le truffe AIMA, ricordo che era molto amico di CAPOLUONGO Maurizio. Ricordo che quando andavo negli anni “80 a casa di CAPOLUONGO Maurizio, a San Cipriano di Aversa (negli anni “80 CAPOLUONGO Maurizio era un uomo di fiducia dei BARDELLINO) mi capitava spesso di incontrare RUSSO Nicola…omissis….”

In data 03.05.2012 “…omissis… L’Ufficio pone in visione a DE SIMONE Dario le fotografie stampate sul secondo foglio dell’annotazione del 14.03.2012 della Squadra Mobile di Caserta prot. 0214/2012-Sq.Mobile 1^ Sezione C.d.P. facendo in modo che non sia visibile il nome della persona effigiata. De Simone dichiara: si tratta del proprietario del ristorante “la Fontanina” presso il quale mi attivai per convincerlo a cedere il terreno a falco Sandro, terreno che doveva essere utilizzato per realizzare il noto centro commerciale Jambo. Insomma si tratta del Verolla di cui ho parlato in precedenti verbali. L’Ufficio da atto che effettivamente la persona riconosciuta è Verolla Isidoro. Prendo atto che da indagini svolte non sono risultati terreni intestati a Verolla ceduti a Falco Sandro ovvero a sue società. Rispondo che evidentemente il Verolla aveva la disponibilità del terreno senza aver ancora l’atto notarile quando lo ha ceduto a Falco ovvero il terreno poteva essere intestato a qualche suo prestanome. Ma sono certo che il terreno lo avesse. Ribadisco che mi disse che lo avrebbe ceduto al Falco visto che io lo chedevo ma che non voleva perderci una lira rispetto al prezzo che aveva pagato da poco tempo rispetto al momento nel quale io steso ero intervenuto. Il terreno doveva essere sicuramente di una certa superficie nel senso che doveva essere piuttosto esteso poiché se non ricordo male il valore del terreno era superiore ai 100 milioni delle vecchie lire. Io mi limitai a riferire al Falco che il Verolla aveva acconsentito a vendere il terreno, Falco ne prese atto e poi non ho saputo più nulla, per cui presumo che la cosa sia andata in porto. Non sono in grado di indicare dove fosse ubicato il terreno, né che destinazione avesse al momento della cessione da Verolla a Falco. …omissis….

ADR: nulla so di specifico su Luigi Cassandra.

ADR: mi viene data lettura di tutti i componenti della commissione edilizia di Trentola del 2002 e si tratta di soggetti che conosco di vista come paesani ma nulla so di specifico sul loro conto, diciamo che almeno sino al 1996 non mi risultavano contatto o collegamenti con la criminalità organizzata del luogo.

ADR: nulla so dire sul conto di Sergio Sergi. So che era nell’ufficio tecnico di Trentola ma almeno sino al 1996 non aveva commesso nulla di rilevante. L’Ufficio da atto di aver dato lettura dei nominativi dei diversi componenti dell’Ufficio Tecnico e della commissione edilizia del comune di Trentola dal 1991 al 2002 ed il c.d.g. dichiara che si tratta di persona che conosce di vista ma che nulla di specifico sa dire sul loro conto.

L’Ufficio da atto che allega al presente verbale la citata nota della Squadra Mobile…omissis…”

Le dichiarazioni di Dario De Simone, dunque, se appaiono in linea di massima ( fatte salve le precisazioni che di seguito saranno fatte ) convergenti con quelle rese dal Vassallo sia sul ruolo delle famiglie Balivo e Falco nella realizzazione del Jambo che su quello di Picone Vincenzo quale fiancheggiatore del De Simone stesso, laddove, invece, tracciano i rapporti fra il Jambo ed il sodalizio casalese, possono apparire non sovrapponibili e convergenti con quelle del predetto Vassallo.

Il P.M. nella richiesta ha svolto un attività di coordinamento e confronto tra le dichiarazioni dei due cdg., volto a spiegare il contrasto tra le stesse ed a chiarire alcune imprecisioni ivi contenute.

Si riportano sul punto i passi della richiesta:

“Ad una più attenta lettura – fatta, anche, alla luce dei diversi punti di osservazione dei due – le dichiarazioni dei collaboratori, infatti, risulteranno pienamente compatibili, sia fra loro che con il complesso delle acquisizioni probatorie che, via via, saranno analizzate. Peraltro come poi si vedrà meglio, analizzando le relative dichiarazioni, un particolare del racconto di Dario De Simone, quello relativo ai litigi fra il BALIVO ed il FALCO, litigi che, evidentemente, solo in modo provvisorio, venivano ricomposti dal De Simone, trovava formidabile conferma nelle successive dichiarazioni rese da due diversi collaboratori di giustizia ( IOVINE Antonio e CATERINO Massimiliano ) che evidenziavano come fra le prime attività svolte a Trentola da Michele ZAGARIA ( subentrato a DE SIMONE nel ruolo di capozona ) fu proprio quello di sedare questi contrasti che ebbero termine effettivamente con la fuoriuscita dei BALIVO dalla compagine societaria che governava il Jambo.

Tanto, incidentalmente, premesso, proprio per comprendere la differenza dei due diversi punti di osservazione da cui partono le dichiarazioni di DE SIMONE e VASSALLO, deve, in primo luogo ed ovviamente, evidenziarsi che De Simone, in ragione della sua risalente scelta collaborativa, si distaccava dal tessuto criminale di provenienza nel gennaio 1996.

Conseguenziale che non potesse che riferire della prima fase, del primo periodo del Jambo.

Quello nel quale era lui, e non ancora Zagaria Michele, il capo-zona riconosciuto di Trentola.

Dunque, un primo “paletto” : l’analisi comparativa delle due dichiarazioni ( Vassallo/De Simone ) non potrà che riguardare questa prima fase storica del Jambo, quella dello sviluppo, per così dire, embrionale del Centro Commerciale in questione ( che fino a quell’epoca era poco più di un grande supermercato ) rimanendo del tutto esclusa ( ed impregiudicata ) la valutazione delle dichiarazioni del Vassallo sul secondo periodo del Jambo, quello che corrisponde al suo successivo, enorme sviluppo che, invece, si colloca nell’era Zagaria, periodo che, ovviamente, è posto del tutto al di fuori dall’ambito delle conoscenze del De Simone.

E sul punto – al fine di assegnare il giusto rilievo a ciascuna delle parti del narrato del collaboratore – deve, in primo luogo, annotarsi che il Vassallo aveva vissuto in prima persona buona parte delle vicende relative al periodo Jambo/Zagaria di cui egli riferiva. Basterà ricordare, sotto questo aspetto, la sua personale presenza agli incontri finalizzati a fare ottenere al Jambo i terreni necessari per consentire la costituzione di comode vie d’accesso al Centro Commerciale, sicché aveva avuto modo di constatare ( anche ) personalmente ( oltre che per quanto apprendeva da terzi ) l’intreccio d’interessi fra Michele Zagaria ed il Centro Commerciale.

Dunque il Vassallo – salvo ipotizzare la sua malafede, e allo stato sarebbe del tutto arbitrario – su questa seconda fase di sviluppo del Jambo deve ritenersi particolarmente attendibile ed affidabile per precisione delle sue conoscenze e per il fatto che le ha acquisite “di prima mano”.

Diversamente, invece, Vassallo, riferiva della prima fase di sviluppo del Jambo – quella, per intenderci, che arriva al 1996, epoca dell’arresto dell’allora capo-zona De Simone e del suo successivo immediato pentimento e, quindi, dei rapporti De Simone/Jambo – sulla sola base di conoscenze apprese de relato, salvo qualche riferimento a circostanze di fatto da lui direttamente constatate ( circostanze queste ultime, peraltro, che si sono rivelate perfettamente riscontrate e che, non caso, sono collimanti con le dichiarazioni del De Simone ).

Dunque, appare conforme alle più consolidate massime giurisprudenziali, oltre che alla logica, ritenere che, per questi ultimi aspetti, le dichiarazioni “de relato” del Vassallo possano scontare una imprecisione delle fonti primarie e, dunque, siano meno affidabili rispetto a quelle che riflettono conoscenze dirette dei fatti.

De Simone, invece, del tutto ovviamente, dei suoi personali rapporti con il Centro Commerciale e con le famiglie che ne erano titolari ( Falco e Balivo ) non poteva che riferire per scienza diretta, sicché – tenuto conto della già evidenziata attendibilità del collaborante – deve ritenersi che la sua versione ( rispetto a quella de relato e, quindi, mediata, del Vassallo ) sia sicuramente più vicina al reale svolgimento dei fatti.

Peraltro, mentre per ritenere la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni del De Simone bisognerebbe necessariamente ipotizzare una deliberata volontà di quest’ultimo di nascondere fraudolentemente i fatti alla A.G. ( circostanza questa che non solo non è provata, ma che, come, al contrario, si vedrà, appare positivamente smentita ) viceversa eventuali imprecisioni del racconto del Vassallo ben potrebbero essere del tutto involontarie e dovute semplicemente alla mancata comprensione di quanto riferito ovvero alla erroneità del racconto ricevuto.

L’andamento delle dichiarazioni del Vassallo, tuttavia, deve essere attentamente studiato proprio per superare alcune sue apparenti contraddizioni interne relative ad alcuni aspetti della complessiva vicenda.

Emergevano, in particolare, nel primo verbale riassuntivo ( quello del 2008 ), dei passaggi non chiaramente comprensibili ( e francamente piuttosto incredibili alla luce delle circostanze di fatto note ) laddove, in particolare, veniva verbalizzato che Balivo con i soldi del De Simone, nel 2005, ampliò il Jambo, laddove si consideri che il De Simone nel 2005 era in protezione da ben nove anni e risultava – da indagini specifiche effettuate sul punto – che lo stesso Balivo, come si vedrà, era fuoriuscito dalla compagine sociale del Jambo da oltre 4 anni.

PUBBLICATO IL: 20 dicembre 2015 ALLE ORE 17:40 

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