Camorra: colpo al clan dei Casalesi. Arrestati il fratello di Pupetta Maresca e Gennaro De Angelis

La rete del malaffare della camorra, e in particolare del suo lato più feroce, quello dei Casalesi, aveva «centrali operative» anche nel basso Lazio. Nella zona di Latina, Frosinone e Gaeta il clan casertano descritto nel bestseller Gomorra gestiva l’attività illecita e in particolare quella legata al mercato delle autovetture. Oltre 500 i carabinieri coinvolti nell’operazione che ha portato all’emissione di 40 ordinanze di custodia cautelare (31 in carcere e 9 ai domiciliari). A finire in manette anche Gennaro De Angelis, il luogotenente di Francesco Schiavone, capoclan di Casal di Principe, nell’area del basso Lazio. L’operazione compiuta del Nucleo investigativo di Roma, con la collaborazione dei reparti di Frosinone, Latina e Caserta, ha fatto emergere anche un secondo sodalizio criminale che operava nella Capitale.

A capo di questa organizzazione, secondo quanto sostengono gli investigatori, c’era un altro nome noto della criminalità campana: Ciro Maresca, fratello di Pupetta, storico capoclan della camorra dell’area vesuviana. Maresca è stato arrestato questa notte nel suo lussuoso appartamento a pochi passi dal Pantheon, nel cuore di Roma.

Le accuse sono di associazione mafiosa, riciclaggio, estorsione, false fatturazioni ed evasione dell’Iva per circa 40 milioni di euro. Le due organizzazioni, pure avendo attività illecite autonome, avevano stabilito dei forti legami nel business illegale nella vendita di automobili. De Angelis aveva acquisito il controllo del mercato locale delle autovetture grazie ad una proficua attività di importazione parallela di veicoli da altri paesi della Ue gestita con il metodo delle «truffe carosello». Il sodalizio costituiva società ‘cartierè per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti da utilizzare per evadere l’Iva.

In totale sono state emesse false fatturazioni per quasi 200 milioni. I Carabinieri, inoltre, hanno sequestrato anche 8 autosaloni e beni immobili, tra cui appartamenti e caseifici, per un valore di circa 80 milioni di euro. Meno strutturato ma altrettanto potente il sodalizio capeggiato a Roma da Maresca.

Come ha spiegato il comandante del Nucleo investigativo, Lorenzo Sabatino «avvicinava i soggetti che operavano nel settore entrambi in affari con loro e attuando, poi, raggiri al fine di acquisire il possesso delle auto da loro commercializzate». Il clan tramite minacce ed intimidazioni, induceva le vittime a rinunciare a qualsiasi «pretesa di restituzione dei beni sottratti».

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori tra i due gruppi criminali c’era un’intesa attività di «collaborazione», un vero patto in territorio laziale tra il clan di Gomorra e la vecchia camorra napoletana. A fare da trait d’union i fartelli Morra, originari del frusinate, che da qualche anno avevano spostato a Roma la loro attività illecita, sempre nel settore della compravendita di auto.

(tratto da Il Mattino)

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